Categoria: Politica Internaz.

LA CAMPAGNA DI RUSSIA

Siamo al sessantaseiesimo giorno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina e ancora non abbiamo certezze su dove questo conflitto ci porterà. Finora abbiamo condiviso il diritto degli ucraini di combattere per la propria libertà. Altro punto fermo è stata la decisione dei Paesi del blocco occidentale di non voltare altrove lo sguardo ma di reagire aiutando il popolo ucraino a difendersi. Come? Applicando contro la Federazione Russa pacchetti di sanzioni gravemente penalizzanti e trasferendo agli aggrediti risorse finanziarie e armamenti leggeri. L’obiettivo era di far fallire la Blitzkrieg del Cremlino. Il bersaglio è stato solo parzialmente centrato. Si continua a combattere ma la guerra-lampo è sostanzialmente fallita, al punto che le autorità di Mosca hanno ripiegato su un “Piano B” che si limitasse a porre sotto il controllo russo il Sud-Est dell’Ucraina, dal Donbass alla fascia costiera meridionale, passando per i caposaldi strategici di Mariupol e di Odessa.

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L’ITALIA COME VEDE LA CRISI UCRAINA?

Come viene vista dall’Italia la crisi dell’Ucraina? A giudicare dalle cronache dei grandi quotidiani, i filo-russi di queste latitudini lamentano una faziosità filo-Ucraina e anche filo-Nato. Ma vai a leggere gli approfondimenti, per capire come la crisi è nata, e troverai solo la versione russa della storia. La tesi è sempre la stessa: la crisi nasce dalla mancata promessa di Bush (padre) di non estendere la Nato a Est della ex cortina di ferro, alla vigilia della fine della guerra fredda. Promessa che, però… non è mai esistita. Si tratta, infatti, di una palese manipolazione della storia attuata dalla propaganda russa, già dalla fine degli anni 90, e adottata a scatola chiusa dalla vulgata storica italiana.

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OTTO ANNI DI CONFLITTO NEL DONBASS. LA GUERRA INVISIBILE

La guerra in Ucraina non è scoppiata il 24 febbraio 2022, ma il 20 febbraio 2014. Prima l’annessione della Crimea, poi l’insurrezione dei separatisti filo-russi nel Donbass hanno provocato un conflitto con migliaia di vittime e quasi due milioni di profughi. Un ripasso di questi otto anni è indspensabile per comprendere perché si combatte ora.

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LA TERZA CRISI UCRAINA (PARTE 1)

Quando ancora esisteva l’Unione Sovietica, l’Ucraina era la terza repubblica federata quanto ad estensione (oltre 600mila km quadrati) e la seconda per popolazione. Nel mese di dicembre del 1991, i rappresentanti delle repubbliche di Russia, Bielorussia e Ucraina, riuniti vicino Minsk, decisero di continuare a condividere un destino comune, in quanto le tre repubbliche erano accomunate dal fatto di essere la patria di tre nazioni slave. Alla fine dello stesso mese di dicembre del 1991, venne istituita la “Comunità degli Stati indipendenti”. In aggiunta alla Russia e alle altre due repubbliche slave, aderirono altre repubbliche dell’ex Unione Sovietica.

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Torturare la statistica finché non suggerisce il lockdown

Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano tedesco Die Welt non ha ricevuto la dovuta attenzione del pubblico, nel corso dell’ultima settimana. Il governo tedesco, a marzo 2020, avrebbe chiesto all’Istituto Robert Koch di calcare la mano sulle stime dei possibili morti per Covid, così da avere mano libera sul lockdown. Non è il primo caso, anche nel Regno Unito, per non parlare dell’Italia, le statistiche sono state usate per spaventare e ottenere il consenso su politiche impopolari di limitazione della libertà

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Dell’America e di altre cose da nulla

Dal 1981 al 1989, aveva servito il suo Paese. Come 40° Presidente degli Stati Uniti d’America, era stato l’uomo più potente del mondo, contribuendo a determinare, poco dopo la conclusione del secondo mandato, l’implosione del sistema sovietico.

Anche le sue scelte liberiste in politica economica avevano segnato un tale cambio di rotta rispetto a quelle del predecessore Jimmy Carter, da meritarsi l’adozione del neologismo “Reaganomics”.

Dopo tutto questo, perché in democrazia c’è sempre un prima ed un dopo, aveva salutato il suo Paese con un discorso apprezzato  molti ( https://youtu.be/oxLOhOpS8xQ )e  passato la mano al successore George H. W. Bush.

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Biden – Putin, la musica è già cambiata

Di fronte ad un Campidoglio minacciato solo pochi giorni fa dall’insurrezione suprematista, Joe Biden ha rivolto il suo primo discorso alla nazione da Presidente ricordando le sfide urgenti e drammatica che l’America ha di fronte a sè. Poi ha firmato 15 ordini esecutivi per dare corpo e sostanza a quanto dichiarato, cancellando alcune delle più pesanti storture della stagione trumpiana: rientro degli Usa negli Accordi di Parigi sul clima e svolta verde con la fine delle esplorazioni di gas nell’Artico; rientro nell’Organizzazione Mondiale della Sanità e fine del negazionismo sul Covid con obbligo dell’uso della mascherina in tutte le strutture pubbliche; fine del divieto di ingresso nel paese da diversi paesi islamici; stop alla costruzione del muro con il Messico; un pacchetto di misure per tutelare i diritti dei migranti; moratoria sui pagamenti dei debiti studenteschi e sugli sfratti.

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