La vulnerabilità energetica dell’Unione Europea

L’idea di aumentare la sicurezza dei cittadini europei e rendersi meno vulnerabili, anche dal punto di vista energetico, è sicuramente primus motus di quella comunità che oggi si riconosce sotto le insegne dell’Unione Europea.

Dopo la nascita della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA, nel 1951), fu con la firma dei Trattati di Roma, il 25 marzo 1957 – con la Comunità Economica Europea (CEE) e la Comunità Europea dell’Energia Atomica (EURATOM) – che è stato avviato il percorso di cooperazione che ha assicurato il periodo di pace più lungo della storia europea e rafforzato ideali come il rispetto della dignità umana, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza e la solidarietà tra nazioni e popoli d’Europa e non solo.

Avere accesso all’energia in modo duraturo, affidabile e competitivo quindi, può essere considerato, non a caso, un obiettivo cruciale che unisce i Paesi Membri. L’accesso all’energia che si concretizza sotto due grandi macro-temi: la povertà energetica e la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, che, se vogliamo, possono essere considerate due tipi di vulnerabilità energetica, la prima individuale, la seconda sistemica.

Nell’accezione generale, il concetto di povertà energetica si può comprendere, in primo luogo, se si punta lo sguardo al dramma individuale che riguarda più di 30 milioni di persone in Unione Europea e circa l’8% delle famiglie italiane, che non riescono ad avere accesso all’energia in modo adeguato, per riscaldarsi, illuminare le proprie case, cucinare i cibi. Ciò impatta ovviamente sia sul livello di benessere, sia sull’inclusione sociale di tali persone.

Uno sforzo che l’Unione ha rafforzato recentemente, con la nascita dell’Osservatorio europeo sulla povertà energetica[1] e con il regolamento (UE) 2018/1999[2], che pone in capo agli stati il monitoraggio di tale fenomeno e la fissazione di un obiettivo indicativo nazionale di riduzione della povertà energetica. In tale quadro europeo, anche il nostro Paese ha istituito[3] l’Osservatorio nazionale della povertà energetica, che ogni due anni monitorerà il fenomeno tra la popolazione proponendo azioni di contrasto[4].

In termini pratici, esistono già degli strumenti messi in campo, fra i quali sicuramente vanno annoverati gli sconti automatici in bolletta – bonus elettrico, gas, acqua e a breve rifiuti[5] – che vengono riconosciuti alle famiglie italiane a basso reddito. Non basta, tuttavia, sostenere economicamente le persone in difficoltà, ma si deve agire anche su altri strumenti che permettono loro di ridurre il consumo energetico. A tal proposito, stanno risultando molto efficaci le misure di detrazione fiscale per l’efficientamento degli edifici – che negli anni sono passate dal 36% al 110%, in funzione della tipologia di lavori effettuati – che permetteranno di risparmiare energia e denaro negli anni futuri. La transizione energetica verso le fonti rinnovabili, inoltre, permetterà anch’essa di ridurre il peso delle bollette attraverso la riduzione del costo medio dell’energia, dato che tali fonti oggi risultano quelle a minor costo, anche in Italia[6].

Non solo, le fonti rinnovabili permetteranno di ridurre la seconda vulnerabilità energetica citata in principio, quella sistemica legata alla sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Attaccare le infrastrutture critiche e privare i cittadini di energia, infatti, minaccia la stessa Unione Europea, che è povera di risorse fossili, ma non altrettanto di acqua, sole e vento, le principali fonti rinnovabili che abbondano anche nel nostro Paese. Tutto ciò, consolida la necessità quanto mai attuale di aumentare la sicurezza generale dei cittadini europei, evitando il finanziamento – tramite l’acquisto di fonti fossili – di nazioni che minacciano l’Unione Europea.

Se da un lato la transizione energetica guidata dalle politiche europee porta a ridurre la nostra dipendenza dall’estero, dall’altro si dovrà fare sempre più attenzione ad altri tipi di vulnerabilità, quale quella cibernetica: amplificando la microgenerazione rinnovabile e la compenetrazione tra i settori dell’energia e delle telecomunicazioni, gli attacchi fisici passano anche dallo spazio virtuale. Oggi la società è permeata infatti da una trasformazione digitale, in un ambiente sempre più tecnologico, in un mondo che può essere equiparato ad un internet delle cose. Occorre pertanto una sempre maggiore attenzione al crescente fenomeno degli attacchi informatici, all’impatto sistemico che possono generare in termini di sicurezza degli approvvigionamenti energetici, se non anche alla sicurezza dei dati privati e commerciali.

In conclusione possiamo affermare che c’è ancora molto spazio di azione affinché, dopo 65 anni, la bandiera blu con le dodici stelle dorate, che raffigurano gli ideali di unità, solidarietà e armonia tra i popoli d’Europa, rimanga un grande strumento per trovare soluzioni comuni a nuovi problemi, per una vita migliore di tutti gli europei.

[1] Energy Poverty Advisory Hub https://energy-poverty.ec.europa.eu/index_en

[2] Regolamento (UE) 2018/1999 https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32018R1999

[3] Decreto del Ministro della transizione ecologica del 29 marzo 2022. https://www.mite.gov.it/energia/consumatori-energetici/osservatorio-nazionale-della-poverta-energetica

[4] I dati saranno utilizzati per l’adozione di una Strategia nazionale contro la povertà energetica (prevista dalla legge n. 34/22 del 27 aprile 2022).

[5] Per maggiori informazioni sui bonus sociali per disagio economico e per gravi condizioni di salute si rimanda al sito dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (ARERA): https://www.arera.it/it/bonus_sociale.htm

[6] Su dati 2021, elaborazione dati Terna e  Agenzia delle dogane, Corriere della Sera 26 giugno 2022 il costo dell’energia delle diverse fonti in Italia [euro/MWh]: idroelettrica 15, fotovoltaico 25, eolico 35, carbone 50, gas 23/88.

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