Nei giorni scorsi, è morto a 94 anni, Milton Friedman, che è stato, insieme a Friederick von Hayek, Ludwig von Mises, Karl Popper, Luigi Einaudi, uno dei nostri maestri di cultura liberale e liberista.
Per questo condivido pienamente la seguente frase che ho letto in questi giorni: “Friedman ci ha insegnato cosa volesse dire essere Liberali in un periodo in cui era davvero difficile dirsi tali”, e io aggiungo, soprattutto nel nostro Paese.
Premio Nobel per l’economia nel 1976, fondatore della famosa scuola di Chicago di studiosi liberisti, è l’uomo che praticamente ha reinventato il liberismo. Nel 1947 partecipa alla fondazione della Mont Pelerin Society , associazione composta dai più eminenti esponenti liberali del mondo con funzione di “Roccaforte del Liberalismo” in un periodo dominato da idee per lo più stataliste.
Il suo pensiero e i suoi studi, dopo aver messo in un angolo le teorie di John Maynard Keynes e soprattutto dei suoi seguaci, sulla centralità dell’intervento pubblico in economia, hanno influenzato radicalmente la cultura economica mondiale degli ultimi cinquant’anni, nonché hanno ispirato le politiche rivoluzionarie delle amministrazioni di Reagan e della Thatcher.
Nemico storico dell’economia statalista , ha difeso i valori dell’impresa e del mercato, “libero mercato come unico meccanismo capace di alimentare una vera democrazia partecipativa”. Non per nulla è stato più volte definito l’anti-Keynes.
Fondatore della scuola monetarista, secondo la quale solo il mercato – e non l’intervento dello Stato – puo’ assicurare la crescita senza inflazione .
Con la teoria quantitativa della moneta (anni ’50 e ’60) ha spiegato che l’inflazione (vera tassa occulta) è la diretta conseguenza di un aumento della massa monetaria in circolazione; da qui la necessità di un suo controllo. Questa sua importante teoria “monetarista” ha poi influenzato concretamente gli stessi comportamenti dei governi e delle banche centrali (la Federal Reserve americana e la BCE).
E’ stato inoltre contrario ad ogni eccesso di regolamentazione burocratica; è stato contrario a tutti i protezionismi, a partire da quelli sulle droghe.
In sostanza è stato un liberale, liberista e libertario (Lib-Lib-Lib).
Alcune sue proposte hanno fatto scuola e sono , in molti casi, oggi praticate in diversi Paesi: ad esempio, la “flat tax” (una aliquota bassa e uguale per tutti); tagli alle tasse; ritiro dello Stato dall’economia (privatizzazioni e liberalizzazioni); tassi di cambio liberi (fluttuanti); sistema dei “vouchers” per permettere una libera scelta nell’educazione (buoni scuola); trasformazione dell’esercito di leva con un altro composto da militari professionisti (volontari); ecc.
Ricordiamo la sua monumentale “ La storia monetaria degli Stati Uniti: 1867-1960”, e alcuni dei suoi libri, molto noti anche in Italia, “Capitalismo e libertà, “Liberi di scegliere”, “Per il libero mercato”.
Per chi fosse interessato alla sua biografia, suggerisco di leggere l’importante saggio di Antonio Martino, ex-ministro della Difesa e allievo di Friedman:“Milton Friedman. Una biografia intellettuale”.
Per finire , permettetemi di citare alcuni suoi famosi aforismi:
«I governi non imparano mai. Solo le persone imparano.»
«L’inflazione è quella forma di tassazione che può essere imposta senza legislazione.»
«Il potere di compiere del bene è anche il potere di comportare danni.»