L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA FONDATA SUL DEBITO PUBBLICO

Italia no per ricchi

La sfida del futuro: le circostanze impongono allo Stato nuovi compiti. È sensato pensare che ciò possa avvenire senza che si ragioni anche su quali sono i compiti di cui si può alleggerirlo?

L’Italia è una Repubblica fondata sul debito. In euro di oggi, dopo la seconda guerra mondiale la spesa pubblica era di circa venti miliardi. Quest’anno arriveremo a mille miliardi. In settantaquattro anni, è aumentata di cinquanta volte. Nello stesso periodo, il PIL è cresciuto da circa 150 a 1800 miliardi: grosso modo di dodici volte. Si dirà: siamo più ricchi e possiamo permetterci più Stato. Verissimo, ma il suo peso è passato da poco più del 10% a oltre la metà del prodotto.

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L’UCRAINA, LA GUERRA E IL ‘REALISMO’ SENZA REALTÀ

Orsini, come Conte, Salvini, Travaglio, Santoro, una buona metà del Gruppo Mediaset, La 7/Kabul, e la “fascia berlingueriana”, con qualche varietà di accenti ma, nella sostanza, all’unisono, affermano di ispirarsi ad un criterio grosso modo “realista”, nel presentare le ragioni di Putin rispetto a quelle ucraine. Aggressori sì, i russi, ma provocati dalla iattanza americana, incurante delle legittime aspirazioni di Mosca al suo “estero vicino”.

Ne consegue che la difesa ucraina non è una difesa, ma, a ben vedere, la prosecuzione di un’offesa, quale sarebbe senz’altro la citata “spinta verso est”, di pretto e vieto stampo imperialistico occidentale. Si tratta, peraltro, di opinioni, diciamo, di seconda mano, in quanto ricalcano gli enunciati di alcuni politologi statunitensi, il più considerato dei quali è John J. Mearsheimer, e a cui si può accostare Jeffrey Sachs, che ieri in una intervista al Corriere ha riproposto il “canone dell’arroganza americana”.

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LA CAMPAGNA DI RUSSIA

Siamo al sessantaseiesimo giorno dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina e ancora non abbiamo certezze su dove questo conflitto ci porterà. Finora abbiamo condiviso il diritto degli ucraini di combattere per la propria libertà. Altro punto fermo è stata la decisione dei Paesi del blocco occidentale di non voltare altrove lo sguardo ma di reagire aiutando il popolo ucraino a difendersi. Come? Applicando contro la Federazione Russa pacchetti di sanzioni gravemente penalizzanti e trasferendo agli aggrediti risorse finanziarie e armamenti leggeri. L’obiettivo era di far fallire la Blitzkrieg del Cremlino. Il bersaglio è stato solo parzialmente centrato. Si continua a combattere ma la guerra-lampo è sostanzialmente fallita, al punto che le autorità di Mosca hanno ripiegato su un “Piano B” che si limitasse a porre sotto il controllo russo il Sud-Est dell’Ucraina, dal Donbass alla fascia costiera meridionale, passando per i caposaldi strategici di Mariupol e di Odessa.

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L’ITALIA COME VEDE LA CRISI UCRAINA?

Come viene vista dall’Italia la crisi dell’Ucraina? A giudicare dalle cronache dei grandi quotidiani, i filo-russi di queste latitudini lamentano una faziosità filo-Ucraina e anche filo-Nato. Ma vai a leggere gli approfondimenti, per capire come la crisi è nata, e troverai solo la versione russa della storia. La tesi è sempre la stessa: la crisi nasce dalla mancata promessa di Bush (padre) di non estendere la Nato a Est della ex cortina di ferro, alla vigilia della fine della guerra fredda. Promessa che, però… non è mai esistita. Si tratta, infatti, di una palese manipolazione della storia attuata dalla propaganda russa, già dalla fine degli anni 90, e adottata a scatola chiusa dalla vulgata storica italiana.

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ANTONIO, IL LIBERALE CHE CI INDUCEVA A RIFLETTERE COL SORRISO. PERA RICORDA MARTINO

L’ex senatore di Forza Italia: “Antonio non la mandava a dire neppure a Berlusconi anzi proprio a lui lo diceva con franchezza. Nessun senso di inferiorità o timidezza. Rideva sarcastico della cortigianeria poi nata attorno al Capo”

Era probabilmente una delle ultime e autentiche voci liberali italiane. Di quelli che avevano contribuito coi fatti, con le idee e con l’impegno in prima persona a dar vita alla rivoluzione di pensiero nel nostro Paese

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