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La storia delle elezioni presidenziali americane, in particolare nel Sud Usa

Varese, nel giorno del 2018 dedicato a sant’Elfego il Vecchio
Necessaria premessa.
Nelle righe che seguono mi occupo delle elezioni presidenziali, in particolare nel Sud Usa, a partire dalle prime successive alla Guerra di Secessione. Non di quelle congressuali né di quelle governatoriali o locali i cui risultati quanto ai partiti votati possono tendenzialmente nei vari momenti coincidere ma anche divergere. Nelle righe che seguono capita che il partito democratico venga definito ‘dell’asino’ e i suoi aderenti ‘asinelli’, visto che proprio un asino ne è dai tempi di Andrew Jackson il simbolo. Occorre altresì che il partito repubblicano sia chiamato ‘dell’elefante’ e i suoi adepti ‘elefantini’ essendo dall’Ottocento il pachiderma in questione il simbolo del ‘Grand Old Party’, da cui l’acronimo GOP. Ancora, si parlerà di ‘cintura della Bibbia’ (’Bible Belt’) a proposito degli Stati meridionali nei quali la religione è fortissimo motivo di schieramento, e di ‘cintura della ruggine’ (’Rust Belt’) con riguardo ai territori del Nord e del Middle West nei quali la crisi economica della fase finale degli anni Dieci del terzo millennio ha provocato la chiusura di molte fabbriche e appunto la ruggine dei macchinari inutilizzati. Infine, gli Stati che votano democratico sono colorati nella carta geografica di blu (’Blue States’) mentre quelli che si esprimono per i repubblicani si colorano di rosso (’Red States’).

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Mitt Romney torna in pista

Venerdì, l’ex governatore del Massachusetts ha annunciato la sua candidatura per il seggio senatoriale dello Utah.

Di fede mormone, Romney ha generalmente militato nelle file più centriste del Partito Repubblicano, cercando per due volte di arrivare alla presidenza degli Stati Uniti. Ma senza troppa fortuna. La prima, nel 2008, fu sconfitto durante le primarie repubblicane da John McCain. La seconda, nel 2012, riuscì a conquistare la nomination ma fu sconfitto da Barack Obama alla General Election. In entrambi i casi, scontò la sua immagine troppo moderata e – in particolare – la sua fede religiosa. Ha infatti subìto ripetutamente l’ostracismo della destra evangelica, che non lo ha mai digerito, scegliendo di boicottarlo

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Donald Trump, un anno dopo. Bilanci e incognite

Il 20 gennaio 2017 il tycoon giurava da presidente. E sta finendo il periodo in cui il capo della Casa Bianca ha le briglie più sciolte, non condizionate da scadenze elettorali: il 6 novembre c’è il voto di Midterm

Un anno e mezzo. Una volta eletto per il primo mandato, il presidente degli Stati Uniti ha un anno e mezzo, diciotto mesi, per governare. Per governare senza eccessivi lacci e impedimenti. Senza essere condizionato da scadenze elettorali. Trascorso tale periodo, avvicinandosi le Mid Term Elections, tutto cambia. I doveri nei confronti dei parlamentari «amici» nonché del partito stesso viepiù prevalgono e vincolano. Non che nel predetto periodo «aureo» possa il Capo dello Stato Usa fare davvero quello che vuole.

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La battaglia di Saipan: l’inizio della fine della Guerra del Pacifico

Saipan è una piccola isola situata nell’Oceano Pacifico Occidentale, un paradiso tropicale dalla spiaggia bianchissima e dalle acque più limpide che si possano immaginare, appartenente all’arcipelago delle Isole Marianne Settentrionali, oggi amministrata dagli Stati Uniti d’America.

Nella torrida estate del 1944, contrariamente alla vita solare e tranquilla che, oggigiorno, i suoi abitanti vi conducono, essa fu la sede di una delle più cruente e decisive battaglie della guerra combattuta fra gli USA e il Giappone per il controllo del mare più grande e strategico del mondo.

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Pearl Harbor

La Provvidenza divina (il riferimento è al mio saggio ‘La Provvidenza divina e gli Stati Uniti d’America’ – MdPR) ha aiutato gli USA, in modo a volte contorto ed inspiegabile anche in guerra.
Non so se sia stato per l’intercessione della ‘Madonna del Buon Soccorso’ di New Orleans che Andrew Jackson riuscì a sconfiggere la forza di invasione britannica formata da veterani della Guerra Peninsulare e guidata dal cognato di Wellington, ma certamente l’incredibile vicenda dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro, lascia a tutt’oggi, come minimo, perplessi sui tortuosi percorsi della Provvidenza ovvero sulle beffe della dea Fortuna.

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Il gran rifiuto di Joe Biden

22 ottobre 2015 – Alla fine si è tirato indietro: Joe Biden ieri ha formalmente annunciato che non si candiderà per la conquista della nomination democratica.
Una notizia pervenuta in extremis, dopo mesi di rumores che davano l’attuale vicepresidente sempre più prossimo alla discesa in campo.
Eppure tutto si è concluso in un nulla di fatto.

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USA 2016, i neo con alla riscossa

Uno spettro si aggira per l’America: lo spettro del neoconservatorismo. La corsa elettorale per la conquista della nomination repubblicana sta difatti evidenziando il riemergere di frange vicine a questo movimento: una galassia che sembra risvegliarsi, pronta a riprendere il controllo dell’Elefantino.

Entrato in crisi nel 2006, a seguito della contestata guerra irachena, la popolarità del neoconservatorismo crollò decisamente negli anni seguenti, schiacciata non soltanto dalle critiche del fronte democratico ma anche da polemiche sorte in seno allo stesso GOP.

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Papa Francesco parla al congresso Usa

I discorsi, tenuti dal papa in occasione della visita negli Stati Uniti, hanno evidenziato una serie di preoccupazioni decise, che intervengono inevitabilmente in modo diretto in seno al dibattito politico americano.

In particolare, Francesco si è concentrato su alcuni punti da sempre centrali nell’ambito del suo pontificato: punti, che hanno assunto ulteriore risonanza, data l’occasione e il luogo in cui sono stati ribaditi.

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