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Karimov, dinosauro postsovietico

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E’ morto il presidente dell’Uzbekistan Islam Karimov. Uno degli ultimi dinosauri, Karimov era membro della Politbureau del Partito Comunista dell’URSS, governava il suo paese come parte dell’impero sovietico, dal 1989. Poi è diventato il primo capo del nuovo Stato independente. Il primo e anche eterno. Per ben venticinque anni Karimov si è comportato da vero e proprio dittatore, con la copertura di “elezioni” che non potevano ingannare nessuno.
La sua parabola è un paradosso postmodernista: da funzionario tipico sovietico, con un retroterra marxista-leninista, a khan potente e astuto che ha cercato di giocare, destreggiandosi fra loro, con tutti i poteri mondiali. Nel 2005 ha fatto uccidere senz’ombra di dubbio centiniaia di civili durante i i disordini interetnici avvenuti nella città di Andizhan. Il suo clan ha concentrato su di sè quasi tutti i beni principali della nazione, tra cui importanti riserve e strutture estrattive di gas naturale.

Il Medio Oriente come l’Urss dell’89?

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E dove sarebbe questa “stabilità” delle dittature? A vent’anni circa dal collasso rapidissimo del blocco sovietico, che tutti davano per eterno e immutabile sino al 1989, oggi assistiamo a qualcosa di molto simile nel Medio Oriente. Sistemi dittatoriali al potere dagli anni ’50 del secolo scorso si stanno sgretolando con una rapidità impressionante.
Il primo punto in comune fra il 1989 e il 2011 è la velocità del contagio rivoluzionario. Nel giugno 1989, la prima sconfitta elettorale dei comunisti in Polonia portò due mesi dopo all’apertura della frontiera ungherese, quattro mesi dopo alla caduta del muro di Berlino e cinque mesi dopo alla fine di tutti i regimi comunisti dell’Est.