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CHE FINE HA FATTO LA CANCELLAZIONE DEL DEBITO? QUELLO CHE RESTA DELLE PROMESSE DI TSIPRAS

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“La Troika è una istituzione che non riconosciamo e non metterà più piede ad Atene” tuonava Alexis Tsipras lo scorso 25 gennaio. A meno di un mese da quella pericolosa promessa il premier greco ha già dovuto fare marcia indietro: dovrà scendere a patti proprio con Ue, Bce e Fmi presentando un documento con misure che l’Europa dovrà approvare per consentire alla Grecia di beneficiare di assistenza finanziaria per altri quattro mesi. La lotta all’Ue e all’austerity, priorità che avevano scatenato una sorta di euforia contagiosa per la vittoria di Tsipras, sembrerebbero già dimenticate.

IL GUAZZABUGLIO ITALIANO E L’EUROPA

Bruxelles – L’attuale situazione tutta italiana di immobilismo, si realizza in un momento particolarmente delicato per Bruxelles e per l’Europa. Dopo anni di politiche economiche a guida tedesca e dunque austere (nel senso di austerity), ora il vento sembra soffiare in una diversa direzione. Alcune aperture verso una gestione più morbida dei conti pubblici sono arrivate, qualche settimana fa, dalla Commissione; la svolta è stata la lettera resa nota il 13 febbraio, scritta dal Commissario europeo per gli Affari economici Olli Rehn, nella quale si preannunciava che ai paesi con deficit eccessivo, se la crescita si deteriorasse in modo inaspettato, la Commissione potrebbe concedere più tempo per correggerlo, purché si compiano «gli sforzi di risanamento richiesti».