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“Nec quid nimis” (=Mai il troppo)

epa05660299 The Italian Prime Minister, Matteo Renzi, speaks at the Palazzo Chigi in Rome, Italy, 04 December 2016 after the referendum on constitutional reform, with his wife Angese Landini in the background. Matteo Renzi has announced his resignation after exit polls on 04 December 2016 suggest a 'No' vote victory in a crucial referendum to which Renzi had tied his political future. The referendum is considered by the government to end gridlock and make passing legislation cheaper by, among other things, turning the Senate into a leaner body made up of regional representatives with fewer lawmaking powers. It would also do away with the equal powers between the Upper and Lower Houses of parliament - an unusual system that has been blamed for decades of political gridlock.  EPA/GREGOR FISCHER

Sembra che sul tempio di Delfo fosse scolpito questo ammonimento attribuito ad Apollo
Simile nel contenuto è la considerazione che figura nelle massime de La Rochefoucauld (v.CLIX):”Ce n’est pas assez d’avoir de grandes qualités, il en faut avoir l’économie” (= Non basta avere delle grandi qualità bisogna saperle spendere bene).
In sostanza è l’esortazione alla moderazione. E’ anche l’aurea massima: “In medio stat virtus”.
Venendo ai nostri giorni: la sconfitta referendaria del Primo Ministro Renzi ha molteplici cause ma , a nostro sommesso parere, la principale è individuabile nell’eccesso di presenze in tutti i fori e dall’Alpi alle Piramidi. E questo ha generato fastidio e sospetto -peraltro non infondato-circa le finalità del referendum stesso ovvero accrescere i poteri dell’Esecutivo.

La riforma costituzionale valutata nel merito (parte III)

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Di solito i sostenitori della legge costituzionale ripetono come un mantra due obiettivi enunciati nel suo titolo: la «riduzione del numero dei parlamentari» ed il «contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni». É incontestabile che mentre oggi il Senato della Repubblica si compone di 315 senatori (più i senatori a vita), il nuovo Senato riformato avrà una composizione di 100 senatori. Questi, peraltro — aggiungono i fautori della riforma — proprio perché non sono eletti direttamente dal popolo continueranno a gravare, dal punto di vista dei costi economici, sui Consigli regionali di cui sono rappresentanti.

La riforma costituzionale valutata nel merito (parte II)

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Numerosi articoli della riforma costituzionale, dal 29 al 36, contengono modifiche al Titolo quinto della Parte seconda della Costituzione, ossia al Titolo che riguarda le Regioni, i Comuni e gli altri Enti locali territoriali, ed i loro rapporti con lo Stato.

Mentre finora abbiamo visto che la riforma contiene molte disposizioni scritte in modo pasticciato ed approssimativo, nella parte riferita al Titolo quinto è evidente un più serio lavoro di approfondimento tecnico. Il problema è che una materia come questa non può essere lasciata ai tecnici del diritto.

La riforma costituzionale valutata nel merito

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La prima informazione da dare ai cittadini è che il testo della legge costituzionale che sarà oggetto del Referendum popolare nel prossimo mese di ottobre è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, Serie generale, del 15 aprile 2016, n. 88. Chi ha studiato un po’ di diritto si procuri quel testo e lo legga. In modo da comprendere esattamente di cosa si sta parlando, senza aspettare le interpretazioni e le spiegazioni di commentatori partigiani.

Canone Rai in bolletta

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Il gufismo parrebbe essere sempre più di moda. Dopo le diverse richieste di chiarimento formulate al governo dal Servizio Bilancio del Senato nella nota di lettura relativa al disegno di legge di Stabilità 2016, che proprio da Palazzo Madama ha intrapreso l’iter parlamentare, sono arrivate le osservazioni della Corte dei Conti e della Banca d’Italia.
Gran parte delle coperture della manovra sono temporanee, delle una tantum non replicabili che pertanto rappresentano inevitabili rischi per la tenuta dei conti nei prossimi anni.

JOBS ACT, ARTICOLO 18 E SCIOPERO: TANTO RUMORE PER NULLA

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La Cgil annuncia sciopero nazionale per il 5 dicembre e si trascina dietro uno stuolo di polemiche per la scelta della data. Sono gli stessi lavoratori, oltre a politici e osservatori a criticare la scelta del venerdì prima del ponte dell’Immacolata. Su Twitter lo sciopero nazionale diventa #scioperoponte perché consentirebbe a molti di usufruire di un lungo ponte festivo, con ben quattro giorni “di vacanza”. Gli utenti sui social si scatenano, e non è certo la prima volta che gli scioperi coincidono con il fine settimana: “Proclamare uno sciopero di venerdì, prima del ponte dell’8 dicembre… è un grande segno di cambiamento…!”, scrive Paola.