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La storia delle elezioni presidenziali americane, in particolare nel Sud Usa

Varese, nel giorno del 2018 dedicato a sant’Elfego il Vecchio
Necessaria premessa.
Nelle righe che seguono mi occupo delle elezioni presidenziali, in particolare nel Sud Usa, a partire dalle prime successive alla Guerra di Secessione. Non di quelle congressuali né di quelle governatoriali o locali i cui risultati quanto ai partiti votati possono tendenzialmente nei vari momenti coincidere ma anche divergere. Nelle righe che seguono capita che il partito democratico venga definito ‘dell’asino’ e i suoi aderenti ‘asinelli’, visto che proprio un asino ne è dai tempi di Andrew Jackson il simbolo. Occorre altresì che il partito repubblicano sia chiamato ‘dell’elefante’ e i suoi adepti ‘elefantini’ essendo dall’Ottocento il pachiderma in questione il simbolo del ‘Grand Old Party’, da cui l’acronimo GOP. Ancora, si parlerà di ‘cintura della Bibbia’ (’Bible Belt’) a proposito degli Stati meridionali nei quali la religione è fortissimo motivo di schieramento, e di ‘cintura della ruggine’ (’Rust Belt’) con riguardo ai territori del Nord e del Middle West nei quali la crisi economica della fase finale degli anni Dieci del terzo millennio ha provocato la chiusura di molte fabbriche e appunto la ruggine dei macchinari inutilizzati. Infine, gli Stati che votano democratico sono colorati nella carta geografica di blu (’Blue States’) mentre quelli che si esprimono per i repubblicani si colorano di rosso (’Red States’).

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John Kasich, il diciassettesimo GOP

Le jeux sont fait.
Martedì scorso ha avuto luogo la discesa in campo del governatore dell’Ohio, John Kasich, in vista delle primarie repubblicane del 2016.
Lo ha fatto con un discorso tenuto a Columbus, in cui ha sostenuto la volontà di farcela contro tutto e tutti, mirando quindi a proporsi come un outsider deciso e coraggioso.

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Lyndon Johnson nel 1964

Lyndon Johnson, capacissimo nei rapporti con il Congresso ed estremamente motivato, in breve tempo e vincendo ogni opposizione conservatrice – opposizione particolarmente dura proprio tra i suoi colleghi democratici se provenienti dal meridione del Paese – , ottiene l’approvazione di tutte le misure legislative allora in discussione facenti riferimento ai diritti civili e in specie del ‘Civil Rights Act’, legge tesa a combattere le varie forme di discriminazione razziale in uso in tutti gli Stati del Sud.
Si era in luglio e poco dopo, in agosto, il successore di Kennedy consegue, nella prospettiva della sognata ‘Great Society’, un altro importante successo: ha fatto pervenire al Congresso un invito a “una guerra totale contro la povertà” e l’alto consesso risponde approvando l’‘Economic Opportunity Act’ che stanzia fondi di molto conto in tale direzione.

E’ in specie sull’onda di questa sequela di successi che il partito democratico, riunito in convention ad Atlantic City dal 24 al 27 agosto, lo designa all’unanimità quale suo candidato a White House.

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Vladimir Putin ha un problema: si chiama Jeb Bush

Stati Uniti. Le primarie del 2016 si avvicinano e nell’Eelefantino sale la tensione. Il dibattito ideologico si fa sempre più serrato, mentre cresce l’attesa per la discesa in campo di un peso massimo della politica statunitense, il rampollo di una dinastia che ha già dato ben due inquilini alla Casa Bianca: Jeb Bush.

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ULYSSES GRANT: OTTIMO GENERALE, PESSIMO PRESIDENTE

Ulysses Grant nacque il 27 aprile 1822 e morì il 23 luglio 1885. Fu in carica dal 4 marzo 1869 al 3 marzo 1877.
Le elezioni del 1868 videro l’uno di fronte all’altro il repubblicano Ulysses Grant (Lincoln, dopo averlo visto all’opera durante la Guerra di Secessione al comando di un reparto di volontari dell’Illinois, lo aveva voluto maggior generale malgrado gli Stati Maggiori lo ritenessero un ubriacone e un mangiatore di sigari: “Non mi importa se Grant beve, ditemi quale whisky tracanna e mandatenequalche cassa agli altri generali”, ebbe a dire) e il democratico Horatio Seymour, governatore dello Stato di New York durante il conflitto civile.

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