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Un quattro dicembre da ricordare

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Ho l’abitudine di andare a votare presto e, passate da poco le otto del mattino, ero già tornato a casa, dopo aver assolto il mio dovere di elettore. Quella domenica, 4 dicembre 2016, avevo sensazioni negative. Nelle settimane precedenti, avevo visto il Presidente del Consiglio Renzi occupare tutti i possibili spazi televisivi e temevo che una parte rilevante dell’opinione pubblica, quella più anziana, che frequenta poco la rete Internet o la disconosce del tutto, avrebbe finito per lasciarsi condizionare dal messaggio per il Sì, veicolato massicciamente dai canali televisivi.

Nel mio piccolo, ho cominciato a studiare la proposta di riforma costituzionale e, immediatamente, ad oppormi ad essa, fin da quando fu presentato il disegno di legge costituzionale d’iniziativa governativa (DDL n. 1429, Atti Senato, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri, Renzi, e del Ministro per le Riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento, Boschi). Il mio primo articolo al riguardo, pubblicato nel quindicinale on-line di Critica Liberale, titolato “I malcontenti del Senato”, reca la data del 12 maggio 2014.

“Nec quid nimis” (=Mai il troppo)

epa05660299 The Italian Prime Minister, Matteo Renzi, speaks at the Palazzo Chigi in Rome, Italy, 04 December 2016 after the referendum on constitutional reform, with his wife Angese Landini in the background. Matteo Renzi has announced his resignation after exit polls on 04 December 2016 suggest a 'No' vote victory in a crucial referendum to which Renzi had tied his political future. The referendum is considered by the government to end gridlock and make passing legislation cheaper by, among other things, turning the Senate into a leaner body made up of regional representatives with fewer lawmaking powers. It would also do away with the equal powers between the Upper and Lower Houses of parliament - an unusual system that has been blamed for decades of political gridlock.  EPA/GREGOR FISCHER

Sembra che sul tempio di Delfo fosse scolpito questo ammonimento attribuito ad Apollo
Simile nel contenuto è la considerazione che figura nelle massime de La Rochefoucauld (v.CLIX):”Ce n’est pas assez d’avoir de grandes qualités, il en faut avoir l’économie” (= Non basta avere delle grandi qualità bisogna saperle spendere bene).
In sostanza è l’esortazione alla moderazione. E’ anche l’aurea massima: “In medio stat virtus”.
Venendo ai nostri giorni: la sconfitta referendaria del Primo Ministro Renzi ha molteplici cause ma , a nostro sommesso parere, la principale è individuabile nell’eccesso di presenze in tutti i fori e dall’Alpi alle Piramidi. E questo ha generato fastidio e sospetto -peraltro non infondato-circa le finalità del referendum stesso ovvero accrescere i poteri dell’Esecutivo.

Sì o No al prossimo referendum, con eventuale rischio di default dell’Italia

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Nel 2011, con lo spread oltre i 500 punti e i tassi d’interesse sul BTP decennale oltre il 7%, l’Italia ha seriamente corso il rischio di un default. Non andrebbe quindi sottovalutato l’attuale trend di crescita dello spread soprattutto perché in questi anni i problemi strutturali dell’Italia – a partire da assenza di crescita, elevatissimo debito pubblico, elevata disoccupazione e bassa produttività – sono tutt’altro che risolti.

Solo l’aggancio con l’Europa e il “quantitative easing” della Bce impediscono la deriva dell’Italia, nonostante una rilevante fetta della popolazione sembri non comprenderlo, a giudicare dal consenso elettorale dei partiti dichiaratamente anti-europei.

Sulle polemiche referendarie

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Parte conclusiva di un articolo di Livio Ghersi sulle polemiche referendarie
“………… Poche semplici considerazioni.
A) Il cambiamento istituzionale non è un bene di per sè, non comporta necessariamente vantaggi per i cittadini. Si potrebbero richiamare tanti fatti storici che lo comprovano. A partire dai tentativi di superare le democrazie parlamentari per stabilire, al loro posto, dei regimi (fascismo, nazismo, comunismo).

B) Qualunque cambiamento istituzionale deve essere pensato per durare per un periodo di tempo sufficientemente lungo. Ci deve essere una stabilità istituzionale, a garanzia della certezza del diritto, quindi nell’interesse dei cittadini. Quando, invece, l’assetto istituzionale cambi frequentemente e si cerchi oggi di realizzare l’esatto contrario di quanto si sosteneva dieci anni prima, l’effetto ultimo non può che essere il malgoverno, la confusione amministrativa, il disorientamento degli operatori economici e dei cittadini. La Costituzione è già stata modificata nel 2001 per dare più poteri decisionali e più autonomia finanziaria alle Regioni, ai Comuni e agli altri Enti locali, nei loro rapporti con l’apparato dello Stato. Si fa riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, recante modifiche al Titolo quinto della Parte seconda della Costituzione. Dopo tante chiacchiere sul federalismo, e sul federalismo fiscale in particolare, la riforma voluta dal Governo Renzi si orienta in senso diametralmente opposto: più poteri allo Stato centrale, forte ridimensionamento del ruolo delle Regioni.

La ripresa delle attività – Qualche considerazione

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Il 19 settembre p.v. le attività produttive e politiche dovrebbero riprendere a pieno ritmo. Qual è la situazione? In Italia: l’economia, malgrado le dichiarazioni alternanti del nostro Primo Ministro, è, purtroppo stagnante. Il problema del Referendum incide negativamente sul quadro politico e d ostacola l’adozione delle riforme costituzionali, peraltro male impostate anche se necessarie. Il Governo Renzi rischia di cadere qualora l’esito del referendum fosse per lui negativo aprendo una crisi i cui esiti sono difficili da prevedere con gravi conseguenze sull’economia. Sotto il profilo internazionale si assiste ad un’incapacità dei più importanti paesi a risolvere “il problema” ovvero quello dei flussi di disperati dal Centro Africa, dal Nord Africa e dal Medio Oriente e d il revanchismo islamico. Gli Stati Uniti, a causa dell’imminente fine del mandato di Obama, non sembrano in grado di adottare decisioni di rilievo e, visto i precedenti (v. IRAQ), forse non hann o le capacità di afferrare i termini del complicatissimo problema.L’ Europa sembra anch’essa, divisa al suo interno e stanti le prossime tornate elettorali nei paesi più importanti, appare “molto incerta” sul da fare anche perché non ci sono leader di grande statura. Insomma “MALA TEMPORA CURRUNT” !

No

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Premessa La “Costituzione piu’ bella del mondo”?
Certo, per chi non abbia contezza alcuna delle altre! La Carta costituzionale italiana e’ semplicemente da buttare (non da oggi) e non solo per il fatto di essere, come indubitabilmente e’, vecchia e sorpassata. E’ una Carta che sconta il fatto di essere stata concepita e scritta (con tutti i vizi conseguenti) dopo il e in contrapposizione al fascismo, nella quale l’idea liberale e’ sostanzialmente assente.
Una Carta nata dal compromesso ideologico tra cattolicesimo e marxismo, quanto di peggio possibile.Va riformata?
No, sostituita!

Come?

Attraverso i lavori di una nuova Assemblea Costituente eletta col sistema proporzionale acche’ ogni istanza politica, sociale, ideale e ideologica, per quanto minore, abbia modo di partecipare, di avere voce.

L’Italia come il Texas?

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Il programma di Governo che prevede trivellazioni in mare lungo le coste italiane e? dovunque avversato dalla popolazione. Sin dall’incontro promosso a Roma da Italia Nostra ed al quale parteciparono dodici associazioni nazionali e trenta parlamentari contro lo “Sblocca Italia” si denuncio? il rischio d’interventi dannosi per il Paese, e le trivellazioni in terra ed in mare rientrano tra questi.