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I liberali tra Compromesso storico e Pentapartito

PENTAPARTITO

In un recente ricordo di Valerio Zanone ho scritto la seguente frase, che non è piaciuta a più di un amico: «Segretario nazionale del PLI, accompagnò il declino del partito, rendendolo di fatto un alleato subordinato del Partito socialista di Craxi». La frase, ovviamente, pecca di eccesso di sintesi; ma a me sembra, nella sostanza, giusta.

La sesta legislatura repubblicana (1972-1976) si era aperta con il secondo Governo Andreotti, espressione di una maggioranza politica tripartitica: DC, PSDI e PLI. Quel Governo avrebbe voluto essere l’inizio di una svolta politica rispetto alla formula del Centro-sinistra che aveva caratterizzato gli esecutivi del decennio precedente. Infatti, i liberali, oppositori del Centro-sinistra, ritornavano allora al governo, con responsabilità importanti: in particolare, Giovanni Malagodi era Ministro del Tesoro; ma, ad esempio, di quell’esecutivo faceva parte pure Aldo Bozzi, quale Ministro dei Trasporti.

In morte di Valerio Zanone

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La morte di Valerio Zanone riporta alla memoria accadimenti e persone davvero lontani.
Lotte interne al vecchio Partito Liberale, vicende governative poco felici, nomi oggi dimenticati (Giovanni Goria, per dire? Chi era costui? Chi era questo signore nel cui gabinetto Valerio ha lavorato? Mah.)
Ricordo le prime apparizioni congressuali del Nostro, quando, per assonanza, lo si avvicinava a Zenone di Elea, certo anche facendo, in seconda battuta, riferimento ai suoi studi.
L’ho ascoltato non condividendo il suo ‘tradimento’ (tale mi appariva, che ci posso fare?) nei confronti di Giovanni Malagodi, il ‘nume’ liberale.

La calma del predatore: strategia comunicativa di Jeb Bush

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Il partito repubblicano è in subbuglio.
Poche ore fa, il governatore dell’Ohio, John Kasich, ha ufficializzato la propria discesa in campo per le primarie del 2016, diventando così il diciassettesimo candidato alla nomination.
Una situazione sconcertante.
Il tutto, mentre il miliardario Donald Trump continua a mietere consensi, sparigliando le carte in seno a un GOP sempre più diviso e litigioso.

SE IN ITALIA MANCA LA POLITICA DELLA CONCRETEZZA

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Dopo la tornata elettorale delle regionali sono in molti a credere che la parabola di Matteo Renzi stia andando molto velocemente incontro alla fine. E’ tempo di bilanci e il Partito Democratico non può che constatare di aver perso il 40% dei consensi rispetto alle europee lasciando sul terreno il 25% dei voti. Ad andare alle urne sono state 7 regioni e il primo dato da sottolineare è, come ormai troppo spesso accade, quello dell’astensionismo. Hanno votato in pochi: solo il 54% degli aventi diritto. Un elettore su due ha deciso di rimanere a casa.

USA: IL PARTITO DEMOCRATICO

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Per quanto non pochi storici affermino che l’attuale partito democratico americano discenda dal partito democratico-repubblicano costituitosi, informalmente dapprima, attorno alla figura di Thomas Jefferson già nel 1792, il partito dell’asino (è appunto la nobile e bistrattata bestia che lo rappresenta) si forma e prende sostanza negli anni Trenta dell’Ottocento con riferimento in specie alla figura e all’azione politica di Andrew Jackson (non per niente, indicato già in occasione dell’elezione del 1828 come ‘democratico’ da Maldwyn Jones nella sua imperdibile ‘Storia degli Stati Uniti d’America’).