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SOCIALISTI, EBREI, RIVOLUZIONARI: LA STORIA DEL BUND

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Questo interessantissimo volume scritto da Massimo Pieri e recentemente pubblicato dall’editore Mimesis tratta di un argomento sicuramente poco noto ai lettori italiani, ma non per questo meno importante per la storia del socialismo rivoluzionario: il Bund, ovverosia l’Unione dei Lavoratori Ebrei di Russia, Polonia e Lituania e cioè il movimento socialista rivoluzionario ebraico, fondato a Vilna (Vilnius) nell’ottobre del 1897, molto attivo nelle province nord occidentali dell’impero zarista ad altissima presenza ebraica askenazita e decisivo anche per la nascita di poco successiva, nel marzo del 1898, del Partito Operaio Socialdemocratico Russo (POSDR).

Il Centro Pannunzio di Torino protagonista dell’ultimo libro di Quaglieni.

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Pier Franco Quaglieni ha scritto un agile saggio, titolato Figure dell’Italia civile (Torino, Golem Edizioni, 2017), per spiegare il senso dell’attività del Centro “Mario Pannunzio” di Torino, operante dal 1968, e per testimoniare il proprio personale impegno quale direttore generale del predetto Centro.

Le iniziative culturali promosse dal Centro Pannunzio, in un tempo lungo quasi mezzo secolo, hanno visto il concorso di tanti intellettuali, prevalentemente di orientamento liberaldemocratico, ma anche di diversa formazione politico-culturale, in quello spirito di rispetto reciproco, di dialogo, di tolleranza, di amore per la cultura, che sono le manifestazioni caratterizzanti una mentalità davvero liberale. Quaglieni ricorda ora alcuni di questi intellettuali, le cui storie personali hanno incrociato, in modi diversi, la vicenda del Centro Pannunzio. Per la precisione, si tratta di diciannove ritratti: i protagonisti sono indicati secondo l’ordine cronologico di nascita, per non far torto ad alcuno, e raccolti sotto la comune dicitura di “Maestri e amici”. Nella prima parte del libro, Quaglieni include altri undici ritratti, di personalità che hanno avuto particolare influenza su di lui. Come scrive nella Premessa, «riguardano maestri che, per ragioni anagrafiche, non ho conosciuto direttamente, ma che hanno influito profondamente sulla mia vita di giovane e poi di studioso». In questo caso ha scelto, come denominazione comune, l’espressione “Le radici”.

Recensione a: Pier Franco Quaglieni, Figure dell’Italia civile, golem Edizioni, Torino 2017

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Nel 1915 Giovanni Amendola, uno dei più noti pensatori liberali del secolo scorso, in un saggio dal titolo Etica e Biografia scriveva che quest’ultima «può fornirci […] una conoscenza più ricca e più nitida della vita morale, di quanto la stessa etica non sappia dirci». Molti anni prima, in un’opera rimasta a lungo – lo era ancora quando Amendola scriveva il suo saggio – inedita: Istorica. Lezioni di enciclopedia e metodologia della storia, un famoso storico tedesco, Johann Gustav Droysen, tra quelle che per lui erano le più importanti forme di esposizione storica, collocava, appunto, la “biografia”. Questa, scriveva, non è un genere adatto a tutti i personaggi storici, ma è «indicata soltanto in certe circostanze»: il biografo, infatti, «non può […] fare null’altro che immedesimarsi, per così dire, nella vita e nella personalità che descrive, per acquisire il suo orizzonte, il suo ambito di pensieri, il suo modo di sentire, descrivendola in certa misura per parlare a partire da essa stessa; il lettore ha il piacere di comprendere ogni azione e creazione dell’eroe, il suo parlare e pensare a partire dalla personalità di quello, di familiarizzarsi con i processi della sua vita interiore di cui ogni sua parola ed opera danno testimonianza».