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Il vizietto del cavallo Incitatus

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Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, i giochi sulla legge elettorale non si aprono — come gli organi d’informazione di massa vorrebbero farci credere — ma sono, sostanzialmente, chiusi. L’intervento censorio sulla legge per l’elezione della Camera dei deputati è stato preciso e chirurgico. La Corte ha eliminato il turno di ballottaggio e ciò è razionale, perché la legge n. 52/2015, nel sostituire l’articolo 83 del Testo unico n. 361/1957, si era limitata in proposito ad affermare quanto segue: «si procede ad un turno di ballottaggio fra le liste che abbiano ottenuto al primo turno le due maggiori cifre elettorali nazionali e che abbiano i requisiti di cui al comma 1, numero 3)». L’unico requisito indicato al predetto comma 1, numero 3), è l’aver conseguito, sul piano nazionale, una cifra elettorale non inferiore al tre per cento del totale dei voti validi espressi. Ciò significa che, con un ballottaggio così concepito, si rischiava di assegnare 340 seggi della Camera dei deputati ad una lista anche poco votata al primo turno di votazioni (problema che si poneva, in particolare, per la lista arrivata seconda al primo turno).

Bene Gentiloni, ma ora approviamo delle buone leggi elettorali

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Colgo reazioni scomposte nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni. Inutilmente scomposte, perché quanti si sono battuti per il No al Referendum hanno già ottenuto due risultati importanti:
1) le proposte di riforma costituzionale sono state cassate, non hanno esistenza giuridica;
2) il Presidente Renzi ha dovuto prendere atto dell’esito del Referendum ed ha rassegnato le dimissioni dalla carica.

L’Italia si trova, però, ad affrontare una difficile situazione, in particolare per quanto attiene alla tenuta dei conti pubblici, laddove finora è stato possibile andare avanti senza traumi solo grazie alla politica monetaria del Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Un nuovo Governo o lo stesso sotto mentite spoglie?

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Il nuovo Governo appare, in larga misura, simile al precedente. Evidentemente le forze renziane sono riuscite ad inserire nel nuovo Esecutivo elementi del precedente anche se gli stessi non avevano dato grandi prove di sé. Solo per fare qualche esempio: la Boschi, la titolare del Ministero della Pubblica Istruzione, il Prof Padoan e si potrebbe continuare. Come alcuni commentatori hanno osservato si è trattato, in sostanza, di un cambiamento solo di facciata. La situazione del paese richiederebbe, purtroppo, un ben diverso approccio.

Le scadenze economiche ed internazionali esigerebbero un Esecutivo di un buon livello e che fruisse dell’appoggio della maggioranza delle forze politiche. Il che non è.

LEGGE ELETTORALE E REFERENDUM COSTITUZIONALE

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Il “disegno deformatore” (legge elettorale+riforma costituzionale) del governo non è accettabile perchè sovverte il principio democratico, posto dalla Costituzione a base della Repubblica. Infatti la legge elettorale conferisce necessariamente, nel più che probabile ballottaggio, il governo nazionale ad una minoranza indeterminata dei voti validi, assegnando ad essa un premio pur’esso indeterminato in seggi sebbene determinato nel totale di 340 deputati (55% di 630-12).

LA LEGGE ELETTORALE, TRA RAPPRESENTANZA E GOVERNABILITA’

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…Nell’età classica, greca e romana, invece, il concetto di rappresentanza politica (e cioè collettiva) non esisteva, mentre era ben presente il concetto di rappresentanza individuale-privatistica: i campi sociali erano ristretti, essendo molto limitato il numero dei cittadini che avevano pienezza di diritti, e quindi le scelte della polis, quelle cioè “politico-legislative” avvenivano in modo diretto, nella piazza (agorà) tra i pochi che vi avevano accesso, mentre le scelte esecutive venivano delegate direttamente dai cittadini ai magistrati…

LISTE BLOCCATE, PREMIO DI MAGGIORANZA E SOGLIE DI SBARRAMENTO, TUTTI I GUAI DELL’ITALICUM

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Due ore di incontro a Palazzo Chigi e tra Renzi e Berlusconi la “profonda sintonia” sembra un ricordo lontano. Il patto del Nazareno, che ha dato vita all’accordo sull’Italicum, “scricchiola”, rischia di saltare. Il premier propone modifiche al testo e chiede ai suoi di non perdere tempo, vuole l’approvazione della legge elettorale in commissione Affari costituzionali del Senato entro dicembre. L’ex Cavaliere ha paura che, con una legge elettorale diversa dal proporzionale, Renzi decida di andare a elezioni anticipate. Intanto si fa strada l’ipotesi di un dialogo con il Movimento 5 Stelle, soluzione che metterebbe in minoranza Berlusconi. Lo stallo è totale. Il faccia a faccia di due ore a Palazzo Chigi è stato definito da fonti di Pd e Forza Italia un “incontro interlocutorio”, qualche passo avanti c’è stato ma la fumata bianca è ancora lontana.