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LO SCONTRO DI CIVILTA “IN ATTO”

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“Bellum ita suscipiatur ut nihil aliud nisi pax quaesita videatur”
(S’intraprenda la guerra in modo che appaia che non si cerca altro che la pace;Cicerone,Off.,1,21,80);
“Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la pace prepara la guerra; Vegezio ; Epitome rei militaris, 3)
Ci è sembrato opportuno citare due frasi latine perchè le riteniamo non solo molto sagge ma di grande attualità.
Come previsto già anni fa da illustri studiosi e, modestamente anche da chi scrive, lo scontro tra una parte dell’Islam e l’Occidente è iniziato.
Trova le sue motivazioni non solo nell’ideologia ma anche nello stato di disordine politico in cui versano molti paesi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Africa Sud Sahariana. Il che fa sì che una parte di quelle popolazioni cerchino una migliore prospettiva di vita in Europa.

L’ATTENTATO DI TUNISI. QUALI CONSEGUENZE SONO IPOTIZZABILI ?

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La Tunisia sembrava rappresentare fino al 18 marzo del corrente anno quasi un’isola semi-felice nel panorama dei paesi arabi caratterizzato da regimi più o meno dittatoriali o dal marasma politico (v. Siria, Iraq Libia).

La c.d. “primavera araba” iniziò, infatti, proprio a Tunisi e provocò la fine del regime di Ben Alì. Negli altri paesi dell’Africa del Nord non ebbe però successo (come “modestamente e facilmente “ temavamo e scrivemmo, v. “Cartalibera” del 26-10-2011;ibidem del 13- 12-2011). In Tunisia, sia pure con non poche difficoltà, la democrazia sembrava consolidarsi. Il partito d’ispirazione islamica (“Ennahada “= rinascita) aveva, infatti, preferito farsi da parte dopo aver perso le elezioni nell’ ‘ottobre scorso vinte dal partito anti-islamista, “Nidaa Tounes “il cui fondatore, Beji Caid Essebsi, a dicembre è diventato capo dello Stato.