Tag: italiana

Il populismo è il male del popolo

Nella Ricchezza delle nazioni Adam Smith contrappone “la scienza del legislatore, le cui deliberazioni dovrebbero essere governate da principi generali che sono sempre gli stessi, all’abilità di quell’insidioso e astuto animale volgarmente chiamato uomo di stato o politico i cui giudizi sono ispirati dalle circostanze del momento” (UTET 1975, IV, 2). Se dovessimo definire il populismo, che tanti altri hanno definito in vario modo, diremmo proprio che esso consiste nel totale abbandono o nel parziale allontanamento dei governanti dalla scienza del legislatore e nell’affidarsi a insidiosi e astuti uomini politici che sfruttano le circostanze del momento per imporsi affermando disvalori contrastanti con gli smithiani principi generali che sono sempre gli stessi.

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Per creare veri posti di lavoro, più che le misure acchiappavoti bisognerebbe dimezzare le imposte sulle imprese

In questo momento di incertezza nella congiuntura internazionale (Brexit, nuove possibili imposte americane sulle loro importazioni, possibile rialzo dei tassi d’interesse con la fine del quantitative easing, ecc.) il vero azzardo di questo Governo non consiste tanto nella volontà di non rispettare gli impegni presi dall’Italia con la UE, ma soprattutto nell’ignorare le chiare indicazioni provenienti dal mercato finanziario, che valutano il rischio connesso ai titoli di Stato italiani assai elevato con uno spread ormai stabilmente intorno ai 330 punti, più del doppio dei livelli precedenti alla formazione del nuovo governo.

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Deficit, pensioni anticipate, condoni. Quale cambiamento? È l’Ancien Régime

Se qualcuno volesse scrivere con spirito di verità la storia del trapasso della Prima nella cosiddetta Seconda Repubblica e l’ordalia di Tangentopoli dovrebbe, in primo luogo, indagare le ragioni della coincidenza tra il default dello Stato e quello del sistema politico, cioè tra la fine del credito riconosciuto dai mercati al nostro debito pubblico e alla nostra moneta e quello del popolo per i partiti che, dall’inizio del secondo dopoguerra, avevano governato la democrazia italiana.

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SIMILITUDINI TRA LE INVASIONI BARBARICHE DL V°-VI ° SECOLO D.C. E L’ATTUALE FLUSSO DI FUGGIASCHI DALL’AFRICA E DAL MEDIO ORIENTE

La storia -si dice a giusto titolo- in genere non si ripete.
Alcuni fenomeni, tuttavia, hanno connotazioni simili e le conseguenze degli stessi possono essere anch’esse -mutatis mutandis- analoghe.
Le popolazioni germaniche (Goti, Burgundi,Sassoni, Franchi etc), da tempo.
insediatesi lungo i confini dell’Impero Romano, anche in virtù di patti speciali conclusi con le autorità dell’Urbe, nei secoli sopra citati, sotto la spinta degli Unni, si spinsero all’interno dell’Impero e, favoriti dalla confusione politica che vi regnava, determinarono il crollo dell’impero romano d’Occidente.

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BADINI E IL PIEMONTE

Molti piemontesi, soprattutto del Piemonte Sud (Cuneo, Asti, Alessandria) ricorderanno Vittorio Badini Confalonieri (1914-1993) per i suoi discorsi al teatro Toselli di Cuneo, un appuntamento periodico come quello del ministro liberale Marcello Soleri che fu uno dei suoi riferimenti ideali. Era un oratore raffinato e ironico, l’esatto opposto del politico di oggi. Era controllato nelle parole, fermissimo nelle idee. Avvocato di grido, fu deputato alla Costituente e alla Camera per sei legislature. Fu sempre estraneo alla logica perversa delle raccomandazioni e per questo, quando il clima politico cambiò, non venne confermato nel 1976. Ma non se ne fece un cruccio e con grande dignità tornò a fare l’avvocato come fece Soleri che, cessato il mandato parlamentare. riaprì lo studio a Cuneo.

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NAPOLITANO? MA QUANTE VOLTE HA CAMBIATO IDEA?

Certo, si dice che solo gli imbecilli non cambino mai idea.
Ma come definire quelli che le cambiano tutte (tutte) a seconda di come tira il vento?
Un esempio a caso: Giorgio Napolitano.
Fu fascista in gioventù, ma cambiò appunto idea quando il fascismo cadde.
Fu comunista dal dopoguerra al 1991, ma cambiò idea quando il PCI si sciolse.

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