Tag: Italia

SE IN ITALIA MANCA LA POLITICA DELLA CONCRETEZZA

Dopo la tornata elettorale delle regionali sono in molti a credere che la parabola di Matteo Renzi stia andando molto velocemente incontro alla fine. E’ tempo di bilanci e il Partito Democratico non può che constatare di aver perso il 40% dei consensi rispetto alle europee lasciando sul terreno il 25% dei voti. Ad andare alle urne sono state 7 regioni e il primo dato da sottolineare è, come ormai troppo spesso accade, quello dell’astensionismo. Hanno votato in pochi: solo il 54% degli aventi diritto. Un elettore su due ha deciso di rimanere a casa.

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SIMILITUDINI TRA LE INVASIONI BARBARICHE DL V°-VI ° SECOLO D.C. E L’ATTUALE FLUSSO DI FUGGIASCHI DALL’AFRICA E DAL MEDIO ORIENTE

La storia -si dice a giusto titolo- in genere non si ripete.
Alcuni fenomeni, tuttavia, hanno connotazioni simili e le conseguenze degli stessi possono essere anch’esse -mutatis mutandis- analoghe.
Le popolazioni germaniche (Goti, Burgundi,Sassoni, Franchi etc), da tempo.
insediatesi lungo i confini dell’Impero Romano, anche in virtù di patti speciali conclusi con le autorità dell’Urbe, nei secoli sopra citati, sotto la spinta degli Unni, si spinsero all’interno dell’Impero e, favoriti dalla confusione politica che vi regnava, determinarono il crollo dell’impero romano d’Occidente.

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UN ANNO DI GOVERNO RENZI: UN DISASTRO

E’ passato giusto un anno da quando Matteo Renzi e la sua squadra sono al governo; proviamo allora a fare una bilancio dalla parte del cittadino.
Delle tante riforme annunciate ne è andata in porto solo una: il famoso jobs act, o meglio la riforma del lavoro.
E neppure per intero e per tutti.
Le nuove regole si applicano solo ai nuovi assunti, e non a quelli che già lavorano.

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PACATO DISCORSO AI GUERRAFONDAI

L’Italia sollecita l’Organizzazione delle Nazioni Unite ad autorizzare un intervento militare in Libia, per ricondurre sotto controllo quel Paese. L’Italia si dichiara pronta a dare un proprio contributo in termini di soldati da schierare nel teatro di guerra; si fanno anche le prime quantificazioni e si parla di cinquemila unità dell’Esercito.
Ci sarebbe una terza affermazione, che si fa fatica a riportare perché esagerata: l’Italia è pronta ad assumere la guida dell’eventuale intervento internazionale.
Proviamo a valutare razionalmente il significato di queste frasi, che ritroviamo nei quotidiani cartacei, nei periodici on-line, e che sentiamo ripetere nei telegiornali e nelle trasmissioni televisive.

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PERCHÉ L’ITALIA NON È PRONTA A UN INTERVENTO MILITARE IN LIBIA

Mentre in Libia sale la tensione dopo i raid egiziani sugli obiettivi dell’Isis, in Italia i partiti litigano su come intervenire. Il ministro Paolo Gentiloni promosso “crociato”, già parla di una iniziativa dell’Onu con un corpo di spedizione guidato dall’Italia. L’obiettivo finale sarebbe quello di riconquistare le città che sono state prese dai terroristi. L’opinione pubblica e gli esperti valutano le conseguenze di un possibile intervento, ma i più avveduti sperano che nessuno prenda in parola le affermazioni del Governo.

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I PIÙ QUALIFICATI SE NE SONO ANDATI O SONO IN PROCINTO DI FARLO?

Per chi come noi credeva che un partito come Forza Italia, che s’ispirava ai principi del liberismo, avrebbe potuto svolgere un ruolo importante nella società italiana, vede svanire una tale speranza.

Il presidente Berlusconi era riuscito, all’inizio, a radunare attorno a sé uomini molto qualificati di estrazione liberale.

A poco a poco, però, gli stessi se ne sono andati (v. ad es. il prof. Urbani, il prof. Pera, il prof. Tremonti, l’on.le Alfano). Stando alla stampa sarebbe in forte dissenso con la presidenza anche l’on.le prof. Antonio Martino, per non parlare dell’on.le Fitto e dei suoi sodali.

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CHE COSA CAMBIA DOPO L’ELEZIONE DI MATTARELLA

Tra le righe di un discorso d’insediamento sobrio e rassicurante, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha inserito concetti che hanno sorpreso. Il nuovo inquilino del Colle, ex esponente della sinistra democristiana, ha stupito con alcune affermazioni inaspettate. Ecco uno dei passaggi più interessanti del suo discorso: “Esistono nel nostro Paese energie che attendono soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente. Penso ai giovani che coltivano i propri talenti e che vorrebbero vedere riconosciuto il merito. Penso alle imprese, piccole medie e grandi che, tra rilevanti difficoltà, trovano il coraggio di continuare a innovare e a competere sui mercati internazionali”.

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PERCHE’ IN ITALIA SERVE PRIVATIZZARE

Nei giorni in cui tutti azzardano stime sugli effetti del Quantitative Easing (Q.E.), volgiamo lo sguardo a cosa fare per rendere efficaci le “misure monetarie non convenzionali” varate il 22 gennaio dalla BCE. A mio avviso, il tema più urgente è quello delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Il Q.E. può darci lo spazio di manovra per farlo anche se i suoi effetti saranno inferiori a un tasso di crescita complessivo dell’1,8 % sui prossimi due anni (ossia, mediamente, 0,75% l’anno) come stimato dal Centro Studi Confindustria. La crescita sarà probabilmente – è la media delle proiezioni dei 20 maggiori istituti econometrici internazioni, tutti privati, nessuno italiano – sullo 0,4% nel 2015 e sul 0,6% nel 2016, pur sempre un’inversione di tendenza dopo tre lustri di stagnazione, recessione e deflazione.

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