Tag: isis

L’esodo dei Cristiani dal Medio Oriente. Una sciagura cui l’Occidente è insensibile

In questi giorni si è levato “il grido di dolore” del Primate dell’antichissima Chiesa Cattolica Caldea (circa un milione di credenti disseminati tra Iraq, Siria e Libano), l’iracheno Louis Raphael I Sako,per l’esodo dei suoi fedeli verso l’Europa.
Il presule ha fatto presente che se tale emigrazione non verrà arrestata tra poco la presenza cattolica in quell’area sparirà. Ha perciò esortato caldamente i suoi fedeli a non emigrare. Analogamente si espresse, nel Natale del 2013, Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia e di tutto il Medio Oriente. Forse non siamo ben informati ma non ci sembra che il Vaticano abbia appoggiato adeguatamente la presa di posizione dei presuli medio-orientali. Figuriamoci i Governi europei o quello statunitense!

Share

Cosa significa la questione siriana

Damasco è una città antica; anzi antichissima. Chi ama la Storia avverte il particolare fascino che promana da questa città; da millenni teatro di vicende umane.

Quando gli Arabi divennero una potenza mondiale, alla fine del settimo secolo, Damasco fu scelta come capitale dai Califfi della dinastia degli Omayyadi e rimase capitale del Califfato fino all’anno 750. La fama ed il prestigio della città erano, tuttavia, precedenti all’avvento degli Omayyadi ed affondavano le loro radici letteralmente nella notte dei tempi. Quando il 18 agosto di quest’anno delle belve con fattezze umane hanno ucciso l’archeologo Khaled al-Asaad (1934-2015), per anni responsabile del sito archeologico di Palmira, molti organi di informazione hanno rievocato, tra l’altro, le vicende di Zenobia, regina di Palmira nel terzo secolo dopo Cristo, che tenne baldanzosamente testa all’Impero di Roma.

Share

“DEUS DECIPIT PRIUS QUEM VULT DAMNARE” (GIOVE FA PRIMA USCIR DI SENNO COLUI CHE POI VUOL PORTARE ALLA ROVINA)

Questo detto latino ci sembra si attagli perfettamente al’ ignavia che fino ad ora ha caratterizzato i governi Occidentali, segnatamente il nostro, nei confronti della situazione della Libia.

A poche ore di navigazione dalle coste siciliane, grazie al caos che regna in Libia, si sta concretizzando uno stato islamico ferocissimo.

Fino ad ora i Governi europei, segnatamente il nostro, non hanno dimostrato con i fatti di essere consapevoli del mortale pericolo che ci sovrasta.

L’ ISIS, infatti, ha un programma molto chiaro: dalle basi libiche e del Medio Oriente si prefigge l’ invasione dell’ Europa per islamizzarla servendosi del numero.

Share

LO SCONTRO DI CIVILTA “IN ATTO”

“Bellum ita suscipiatur ut nihil aliud nisi pax quaesita videatur”
(S’intraprenda la guerra in modo che appaia che non si cerca altro che la pace;Cicerone,Off.,1,21,80);
“Si vis pacem para bellum” (Se vuoi la pace prepara la guerra; Vegezio ; Epitome rei militaris, 3)
Ci è sembrato opportuno citare due frasi latine perchè le riteniamo non solo molto sagge ma di grande attualità.
Come previsto già anni fa da illustri studiosi e, modestamente anche da chi scrive, lo scontro tra una parte dell’Islam e l’Occidente è iniziato.
Trova le sue motivazioni non solo nell’ideologia ma anche nello stato di disordine politico in cui versano molti paesi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Africa Sud Sahariana. Il che fa sì che una parte di quelle popolazioni cerchino una migliore prospettiva di vita in Europa.

Share

L’ATTENTATO DI TUNISI. QUALI CONSEGUENZE SONO IPOTIZZABILI ?

La Tunisia sembrava rappresentare fino al 18 marzo del corrente anno quasi un’isola semi-felice nel panorama dei paesi arabi caratterizzato da regimi più o meno dittatoriali o dal marasma politico (v. Siria, Iraq Libia).

La c.d. “primavera araba” iniziò, infatti, proprio a Tunisi e provocò la fine del regime di Ben Alì. Negli altri paesi dell’Africa del Nord non ebbe però successo (come “modestamente e facilmente “ temavamo e scrivemmo, v. “Cartalibera” del 26-10-2011;ibidem del 13- 12-2011). In Tunisia, sia pure con non poche difficoltà, la democrazia sembrava consolidarsi. Il partito d’ispirazione islamica (“Ennahada “= rinascita) aveva, infatti, preferito farsi da parte dopo aver perso le elezioni nell’ ‘ottobre scorso vinte dal partito anti-islamista, “Nidaa Tounes “il cui fondatore, Beji Caid Essebsi, a dicembre è diventato capo dello Stato.

Share

PACATO DISCORSO AI GUERRAFONDAI

L’Italia sollecita l’Organizzazione delle Nazioni Unite ad autorizzare un intervento militare in Libia, per ricondurre sotto controllo quel Paese. L’Italia si dichiara pronta a dare un proprio contributo in termini di soldati da schierare nel teatro di guerra; si fanno anche le prime quantificazioni e si parla di cinquemila unità dell’Esercito.
Ci sarebbe una terza affermazione, che si fa fatica a riportare perché esagerata: l’Italia è pronta ad assumere la guida dell’eventuale intervento internazionale.
Proviamo a valutare razionalmente il significato di queste frasi, che ritroviamo nei quotidiani cartacei, nei periodici on-line, e che sentiamo ripetere nei telegiornali e nelle trasmissioni televisive.

Share

PERCHÉ L’ITALIA NON È PRONTA A UN INTERVENTO MILITARE IN LIBIA

Mentre in Libia sale la tensione dopo i raid egiziani sugli obiettivi dell’Isis, in Italia i partiti litigano su come intervenire. Il ministro Paolo Gentiloni promosso “crociato”, già parla di una iniziativa dell’Onu con un corpo di spedizione guidato dall’Italia. L’obiettivo finale sarebbe quello di riconquistare le città che sono state prese dai terroristi. L’opinione pubblica e gli esperti valutano le conseguenze di un possibile intervento, ma i più avveduti sperano che nessuno prenda in parola le affermazioni del Governo.

Share

ANCHE NOI RAPITI, MA LO STATO CI LASCIO’ SOLI

Caro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, gli accadimenti di questi ultimi giorni mi inducono a scriverle quanto segue. Nel 1983, e precisamente il 19 novembre, fui vittima di un rapimento nella nostra casa di campagna assieme a mio figlio, Giorgio Calissoni.
Non starò a descriverle l’orrore di quella prigionia: sempre bendati, con il terrore di essere uccisi, dormivamo legati e all’addiaccio ed eravamo obbligati a marce continue ed estenuanti. Soltanto coloro che hanno vissuto un’uguale sofferenza possono capire.

Share