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Incidit in foveam quam fecit

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“Cadde nella fossa che egli stesso scavò”.

E’ un antichissimo proverbio mai smentito dall’esperienza.

L’Unione Europea non riesce ad elaborare un piano onde cercare d’interrompere i quotidiani naufragi e le conseguenti morti cui assistiamo lungo le nostre coste.

Su questo foglio “abbiamo osato” indicare una soluzione: intervenire laddove nasce il fenomeno. E’ una difficilissima soluzione ma non ne vediamo altre efficaci.

I Governi europei credono di risolvere il problema accantonandolo, credendo cioè che valga il motto statunitense “non nel mio cortile” ma ormai non c’è più un cortile che sia solo nazionale.

L’esecutivo italiano deve perciò porre “in maniera drammatica” la questione a tutti gli altri Governi e questo anche nell’interesse dei poveri esuli.

Altrimenti l’integralismo islamico troverà molta benzina per i suoi incendi.

Il gravissimo problema europeo attuale: il flusso dei profughi

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La costruzione europea rischia di crollare a causa delle divisioni tra i Governi per quanto riguarda la politica da adottare o, in alcuni casi, già adottata, in questa materia.
Ne abbiamo già scritto su questo foglio alcuni mesi fa intitolando l’articoletto “Finis Europae?”.
Era agevole formulare l’interrogativo che ci sembra stia per avere, purtroppo, una risposta affermativa.

L’UNIONE EUROPEA VERSO IL SUICIDIO

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I disastri causati dall’ultimo conflitto mondiale spinsero nel dopoguerra i principali paesi dell’Europa occidentale alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, prima (1951), e nel 1958 all’istituzione della Comunità Economica Europea (la C.E.E).

Questa, grazie ai successi ottenuti, si è man mano allargata tanto che ora ne fanno parte ben 28 Stati.

Gli indubbi progressi conseguiti si sono tradotti in benessere per le popolazioni degli Stati membri ed in stabilità anche se, in questi ultimi anni, a causa delle differenze economico-sociali presenti tra i paesi aderenti ed al loro numero, che rende macchinoso il processo decisionale, i problemi sono aumentati.

“Ed il massacro continua…”

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Ogni giorno leggiamo di naufragi nel mare prospiciente le coste turche o quelle italiane.
I contrabbandieri turchi o libici continuano ad arricchirsi.
I Governi balcanici e quello austriaco chiudono le frontiere.
Ankara utilizza i poveri fuggiaschi come arma d’ignobile ricatto onde strappare all’Unione Europea ancora aiuti pecuniari e l’adesione alla Comunità Europea forse promessa a quattrocchi dall’ ineffabile Cancelliere in occasione della sua visita nella capitale turca.

Il problema dei profughi. Finis Europae?

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L’esodo di centinaia di migliaia di persone dal Medio Oriente, dall’Africa Settentrionale e dai paesi al sud del Sahara ha messo a nudo le debolezze dell’Unione Europea.
La costruzione di questa organizzazione ha mietuto per un lungo periodo indubbi successi (libera circolazione delle merci, delle persone, dei capitali, aumento dello sviluppo economico dei paesi membri etc.).
Ora, però, i punti di fragilità sono venuti alla luce: ne fanno, infatti, parte troppi paesi aventi strutture economiche, sociali e politiche molto diverse che non sono, per conseguenza, in grado di reagire in maniera concorde ai gravi problemi che li affliggono. E’, invero, difficilissimo fare adottare misure efficaci da ben 28 governi.

IL FLUSSO IN AUMENTO DI PROFUGHI DALL’AFRICA. CHE FARE ?

Sbarco Profughi Siriani a Brancaleone 30 Settembre 2013

Da circa due anni assistiamo ad un flusso quasi ininterrotto di profughi di varie etnie che dalle coste nord-africane cercano, a bordo di barconi spesso fatiscenti o di gommoni, di raggiungere le nostre coste.
La nostra marina, debolmente coadiuvata da qualche unità di altri paesi dell’Unione Europea, si sforza di prestare aiuto a quei derelitti.
Talora tali sforzi sono coronati da successo. Frequentemente, però, si debbono registrare naufragi con molte vittime.