Tag: guerra

Le ultime dalla Siria

Dopo che la contraerea del regime di Damasco, con un missile russo, ha abbattuto un aereo russo per errore, i russi hanno regalato ad Assad i nuovi sistemi anti-aerei S-300. “E se gli abbattiamo un altro aereo cosa ci regaleranno?”, si chiede Bashar al Assad in una vignetta israeliana. Nello Stato ebraico, la cosa preoccupa, ma per lo meno ci si scherza anche sopra.
Il più recente maggior sviluppo bellico in Siria è la tregua, già fragile in partenza, nella sacca di Idlib. Anche in quel caso, il cessate il fuoco con i ribelli di Idlib è stata preceduta da una serie di notizie surreali, secondo cui i russi accusavano gli americani di prepararsi ad accusare Assad sull’uso di armi chimiche.

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La piccola Masa, l’illuminismo e lo storicismo

La guerra siriana, come ormai dovrebbe essere chiaro a tutti, è una “guerra sporca”. C’è una realtà apparente, che è quella, di volta in volta, presentata dagli organi di informazione di massa. Molto più difficile appurare quale sia la verità.

Giornalisti che vogliono, non informare, ma argomentare in modo intelligente l’interpretazione dei fatti che hanno deciso di sostenere possono, ad esempio, puntare sull’emotività. Ecco la foto di una bambina bellissima, la piccola Masa di sette anni, pubblicata dall’inglese “Sunday Times” e poi ripresa da molti altri organi di informazione in tutto il mondo. Ad esempio dal Quotidiano “Corriere della Sera” con l’articolo “La guerra negli occhi di Masa” (edizione di lunedì 16 aprile 2018, pagine 1 e 8). Chi è quel mostro che ha attentato alla vita di quella bambina di sette anni, così come della sua sorella gemella e di sua madre, una giovane donna di 34 anni? L’articolista lo scrive come se si trattasse di un fatto ormai acclarato ed incontestabile: «sono sfuggite» «alle bombe chimiche di Douma lanciate dal regime Assad».

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Armiamoci e, forse, partiremo

Sembra questa la tacita parola d’ordine dei vari Governi occidentali in relazione alla gravissima situazione del Nord Africa.
Tutti paiono ormai sempre più convinti della necessità di un intervento armato ma pochi hanno deciso di farlo in maniera massiccia e coordinando le forze.
Sembrano cioè attendere che gli altri facciano il primo passo. Per ora ci si limita ad inviare dei commando.

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Lettera dall’Iraq (2)

Ciao giorgio,

TI scrivo dall’aeroporto di Sulaymaniyya. Tra poco sarò di ritorno in Europa dopo questi 5 giorni di permanenza in Iraq. Ancora una volta, voglio condividere con te e con tutti i nostri iscritti le esperienze più significative di questi giorni. ?

?Venerdì 26 febbraio? ?Arcivescovo Mosa (Mar Mattai)?Il monastero di Mar Mattai (San Matteo) è a 3 km dall’area controllata dallo Stato islamico. Si sentono continuamente colpi di mortaio. Ma i sette monaci ortodossi del monastero non ci pensano proprio ad andarsene: oltre a rappresentare un presidio spirituale e umano, ospitano famiglie di rifugiati e hanno un progetto importante per fornire lavoro ai cristiani della zona, così da non farli andare via. Ancora una volta, la nostra donazione non sembra davvero bastare.

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Lettera dall’Iraq

Ciao, TI scrivo dall’Iraq, dove mi trovo con altri 6 addetti di CitizenGO. Voglio condividere con te alcuni appunti presi durante gli incontri con molti cari amici, persone a cui stiamo portando il sostegno economico e la solidarietà di tutti i nostri sottoscrittori.

Ti invito di cuore a leggere queste nostre esperienze e a farle tue, perché esse sono possibili solo grazie alla partecipazione e all’impegno tuo e di tutti i cittadini attivi di CitizenGO da tutto il mondo.

Mercoledì 24 febbraio

Padre Jens (Sulaymaniyya)

Siamo accolti nel monastero di padre Jens a Sulaymaniyya, nel nord dell’Iraq (regione del Kurdistan iracheno). Padre Jens, membro della comunità monastica di Mar-Musa fondata da Padre Paolo dall’Oglio (ormai da due anni e mezzo nelle mani dell’ISIS) che si dedica al dialogo interreligioso tra cristianesimo ed islam in quest’area.

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La battaglia di Saipan: l’inizio della fine della Guerra del Pacifico

Saipan è una piccola isola situata nell’Oceano Pacifico Occidentale, un paradiso tropicale dalla spiaggia bianchissima e dalle acque più limpide che si possano immaginare, appartenente all’arcipelago delle Isole Marianne Settentrionali, oggi amministrata dagli Stati Uniti d’America.

Nella torrida estate del 1944, contrariamente alla vita solare e tranquilla che, oggigiorno, i suoi abitanti vi conducono, essa fu la sede di una delle più cruente e decisive battaglie della guerra combattuta fra gli USA e il Giappone per il controllo del mare più grande e strategico del mondo.

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Pearl Harbor

La Provvidenza divina (il riferimento è al mio saggio ‘La Provvidenza divina e gli Stati Uniti d’America’ – MdPR) ha aiutato gli USA, in modo a volte contorto ed inspiegabile anche in guerra.
Non so se sia stato per l’intercessione della ‘Madonna del Buon Soccorso’ di New Orleans che Andrew Jackson riuscì a sconfiggere la forza di invasione britannica formata da veterani della Guerra Peninsulare e guidata dal cognato di Wellington, ma certamente l’incredibile vicenda dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro, lascia a tutt’oggi, come minimo, perplessi sui tortuosi percorsi della Provvidenza ovvero sulle beffe della dea Fortuna.

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SOUTHERN STRATEGY

Terminata che fu, nel 1865, la Guerra di Secessione, all’incirca per una ventina d’anni gli Stati ex confederati del Sud furono governati dai cosiddetti ‘borboni’, definizione loro attribuita con riferimento ai reali di Francia che, di nuovo al potere dopo Napoleone, tentarono di ritornare tout court al precedente regime quasi che gli avvenimenti dei decenni precedenti non avessero avuto luogo.

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