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Il sangue dei Siriani ed Aleppo

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Seguo con partecipazione emotiva le vicende della Siria, alle quali ho già dedicato più articoli in un recente passato. Concentro la mia attenzione su tre prese di posizione. La prima è del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Persona che stimo e che era certamente animata dalle migliori intenzioni; anche se il bilancio dei risultati conseguiti, in particolare in politica estera, non è felice. Una cosa positiva Obama l’ha fatta: l’accordo con l’Iran, che, da un lato, tende a fermare la propensione di quello Stato a dotarsi di armi nucleari, e, dall’altro, toglie l’Iran dall’isolamento e dal regime di sanzioni, per riconoscergli a pieno titolo una nuova credibilità come potenza regionale che può svolgere un ruolo significativo per arrivare ad una pace stabile in Medio Oriente. Rispetto alle vicende della Siria ed alla battaglia di Aleppo, il Presidente Obama dichiara, da ultimo, che «il sangue dei Siriani è sulle mani del regime di Assad e di Putin».

I messaggi di Franklin D. Roosevelt a Hitler e Mussolini

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Franklin Delano Roosevelt, avvocato, entrato in politica nel 1910, fu prima eletto senatore democratico dello Stato di New York ed in seguito nominato sottosegretario di Stato alla Marina dal presidente Wilson, incarico che mantenne dal 1913 al 1920.

Nel 1921, a trentanove anni, fu colpito da una forma di poliomielite agli arti inferiori che lo obbligò da allora sulla sedia a rotelle, ma continuò a impegnarsi strenuamente nell’ambito del suo partito divenendo nel 1928 governatore dello Stato di New York, carica in cui sarà riconfermato nel 1930.

Alla fine di novembre 1932 fu eletto presidente degli Stati Uniti, battendo largamente Hoover.

Entrato in carica nel marzo 1933 mise in opera un complesso programma di riforme economiche e sociali, note col nome di New Deal, che si estenderanno lungo gli altri suoi due successivi mandati, per risollevare il Paese dalla grande depressione del 1929 fino alla piena ripresa dell’economia nel 1939.

Rieletto per la terza volta alla presidenza alla fine del 1940, si adoperò instancabilmente per allontanare lo spettro della guerra che le politiche ed i discorsi infuocati di Hitler già nel 1938 facevano temere, inviando messaggi di pace al capo del Reich e poi anche a Mussolini.

Armiamoci e, forse, partiremo

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Sembra questa la tacita parola d’ordine dei vari Governi occidentali in relazione alla gravissima situazione del Nord Africa.
Tutti paiono ormai sempre più convinti della necessità di un intervento armato ma pochi hanno deciso di farlo in maniera massiccia e coordinando le forze.
Sembrano cioè attendere che gli altri facciano il primo passo. Per ora ci si limita ad inviare dei commando.

Lettera dall’Iraq (2)

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Ciao giorgio,

TI scrivo dall’aeroporto di Sulaymaniyya. Tra poco sarò di ritorno in Europa dopo questi 5 giorni di permanenza in Iraq. Ancora una volta, voglio condividere con te e con tutti i nostri iscritti le esperienze più significative di questi giorni. ?

?Venerdì 26 febbraio? ?Arcivescovo Mosa (Mar Mattai)?Il monastero di Mar Mattai (San Matteo) è a 3 km dall’area controllata dallo Stato islamico. Si sentono continuamente colpi di mortaio. Ma i sette monaci ortodossi del monastero non ci pensano proprio ad andarsene: oltre a rappresentare un presidio spirituale e umano, ospitano famiglie di rifugiati e hanno un progetto importante per fornire lavoro ai cristiani della zona, così da non farli andare via. Ancora una volta, la nostra donazione non sembra davvero bastare.

Lettera dall’Iraq

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Ciao, TI scrivo dall’Iraq, dove mi trovo con altri 6 addetti di CitizenGO. Voglio condividere con te alcuni appunti presi durante gli incontri con molti cari amici, persone a cui stiamo portando il sostegno economico e la solidarietà di tutti i nostri sottoscrittori.

Ti invito di cuore a leggere queste nostre esperienze e a farle tue, perché esse sono possibili solo grazie alla partecipazione e all’impegno tuo e di tutti i cittadini attivi di CitizenGO da tutto il mondo.

Mercoledì 24 febbraio

Padre Jens (Sulaymaniyya)

Siamo accolti nel monastero di padre Jens a Sulaymaniyya, nel nord dell’Iraq (regione del Kurdistan iracheno). Padre Jens, membro della comunità monastica di Mar-Musa fondata da Padre Paolo dall’Oglio (ormai da due anni e mezzo nelle mani dell’ISIS) che si dedica al dialogo interreligioso tra cristianesimo ed islam in quest’area.

La battaglia di Saipan: l’inizio della fine della Guerra del Pacifico

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Saipan è una piccola isola situata nell’Oceano Pacifico Occidentale, un paradiso tropicale dalla spiaggia bianchissima e dalle acque più limpide che si possano immaginare, appartenente all’arcipelago delle Isole Marianne Settentrionali, oggi amministrata dagli Stati Uniti d’America.

Nella torrida estate del 1944, contrariamente alla vita solare e tranquilla che, oggigiorno, i suoi abitanti vi conducono, essa fu la sede di una delle più cruente e decisive battaglie della guerra combattuta fra gli USA e il Giappone per il controllo del mare più grande e strategico del mondo.

Pearl Harbor

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La Provvidenza divina (il riferimento è al mio saggio ‘La Provvidenza divina e gli Stati Uniti d’America’ – MdPR) ha aiutato gli USA, in modo a volte contorto ed inspiegabile anche in guerra.
Non so se sia stato per l’intercessione della ‘Madonna del Buon Soccorso’ di New Orleans che Andrew Jackson riuscì a sconfiggere la forza di invasione britannica formata da veterani della Guerra Peninsulare e guidata dal cognato di Wellington, ma certamente l’incredibile vicenda dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, sul quale sono stati versati fiumi di inchiostro, lascia a tutt’oggi, come minimo, perplessi sui tortuosi percorsi della Provvidenza ovvero sulle beffe della dea Fortuna.

SOUTHERN STRATEGY

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Terminata che fu, nel 1865, la Guerra di Secessione, all’incirca per una ventina d’anni gli Stati ex confederati del Sud furono governati dai cosiddetti ‘borboni’, definizione loro attribuita con riferimento ai reali di Francia che, di nuovo al potere dopo Napoleone, tentarono di ritornare tout court al precedente regime quasi che gli avvenimenti dei decenni precedenti non avessero avuto luogo.