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La concorrenza alle calende greche, nonostante gli sforzi di Calenda

Carlo_Calenda

Avete presente quando si dice che servono misure per la crescita economica, per l’innovazione e per gli investimenti? Ecco, il DDL Concorrenza è (ed era ancora di più nella sua versione originaria del 2015) uno di quei provvedimenti che concretamente sono capaci di espandere il potenziale dell’economia italiana. Se fosse stato approvato in tempi fisiologici, in 6 mesi o un anno, avrebbe già esplicato i suoi effetti positivi nei vari comparti in cui interviene.

Nel settore delle farmacie avremmo finalmente aperto il mercato delle società di capitali, una opportunità di attrazione di investimenti importante. Nel mercato energetico, avremmo già liberalizzato l’offerta a vantaggio dei consumatori. Avremmo già permesso a chi contrae un mutuo in banca di poter stipulare la polizza assicurativa con un’altra compagnia, dunque favorendo la competizione al ribasso. Poste Italiane non avrebbe già più il monopolio della spedizione degli atti giudiziari, con la conseguente apertura di un importante business per i servizi postali privati e un risparmio di danaro del contribuente.

Chi più spende meno spende

onu

È questo un proverbio che esorta a non lesinare, in certi casi, le spese onde evitare, risparmiando, di non ottenere il risultato desiderato.
Dato che i proverbi, come è noto, sono il frutto dell’esperienza pluriennale dei popoli tale detto contiene un fondo di saggezza.
Il flusso ininterrotto dei profughi dal Medio Oriente e dai paesi africani comporta la morte di migliaia di innocenti ed il rischio di squilibri sociali in Europa.
Il problema è di difficilissima soluzione ma, come scrivemmo su questo foglio, non giova lasciarlo al suo destino.
Tergiversare non giova!
Sarebbe necessario, per contro, unire le forze del mondo libero per programmare un intervento multilaterale, sotto l’egida, se possibile, delle NAZIONI UNITE, volto a eliminare “alla fonte” le cause di tale fenomeno.
Certamente non si tratterebbe di una passeggiata perché molteplici e gravi sono le cause (carestie, instabilità politica, odi razziali, religiosi etc.)e non trascurabili i costi ma sicuramente inferiori a quelli già sopportati e prevedibili lasciando le cose continuare in tal modo.
Vale quindi -a ben riflettere, il proverbio sopra citato.
E l’altro: “Si vis pacem para bellum” (= se desideri la pace apprestati alla guerra).
Sarebbe, però, indispensabile avere governi all’altezza e, purtroppo, non ci sembra di vederne all’orizzonte anche perché sono imminenti elezioni nei principali paesi europei e gli Stati Uniti non paiono avere, “more solito, “una visione lucida della situazione e, per conseguenza, delle iniziative da adottare.
Continueremo, perciò, ahinoi, ad assistere al sacrificio di poveri agnelli (i profughi).

Canta che ti passa

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Il “FESTIVAL DI SAN REMO” sta ipnotizzando milioni di Italiani.
E’ lo specchio del livello culturale medio del nostro paese.
E questo è scoraggiante.
Le banalità sonore e testuali abbondano.
Nel frattempo la lista dei nostri malanni non decresce.
In primis il fardello del debito pubblico.
Il “debito pubblico” (v, Carlo Cottarelli -“IL MA CIGNO”, ed. Feltrinelli, marzo 2016), stando ad una nota che figura sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali ed istituti previdenziali pubblici). In sostanza si tratta di quello che le amministrazioni pubbliche hanno preso a prestito.

Bene Gentiloni, ma ora approviamo delle buone leggi elettorali

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Colgo reazioni scomposte nei confronti del nuovo Presidente del Consiglio incaricato, Paolo Gentiloni. Inutilmente scomposte, perché quanti si sono battuti per il No al Referendum hanno già ottenuto due risultati importanti:
1) le proposte di riforma costituzionale sono state cassate, non hanno esistenza giuridica;
2) il Presidente Renzi ha dovuto prendere atto dell’esito del Referendum ed ha rassegnato le dimissioni dalla carica.

L’Italia si trova, però, ad affrontare una difficile situazione, in particolare per quanto attiene alla tenuta dei conti pubblici, laddove finora è stato possibile andare avanti senza traumi solo grazie alla politica monetaria del Presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi.

Un nuovo Governo o lo stesso sotto mentite spoglie?

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Il nuovo Governo appare, in larga misura, simile al precedente. Evidentemente le forze renziane sono riuscite ad inserire nel nuovo Esecutivo elementi del precedente anche se gli stessi non avevano dato grandi prove di sé. Solo per fare qualche esempio: la Boschi, la titolare del Ministero della Pubblica Istruzione, il Prof Padoan e si potrebbe continuare. Come alcuni commentatori hanno osservato si è trattato, in sostanza, di un cambiamento solo di facciata. La situazione del paese richiederebbe, purtroppo, un ben diverso approccio.

Le scadenze economiche ed internazionali esigerebbero un Esecutivo di un buon livello e che fruisse dell’appoggio della maggioranza delle forze politiche. Il che non è.

IL GOVERNO SORVOLA SUL DRAMMA DEL DEBITO PUBBLICO

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In un terrificante articolo, che il ‘Corriere della Sera’ ha pudicamente confinato nel ‘Corriere economia’, Alberto Brambilla e Chiara Appolloni dimostrano per tabulas che o viene ridotto il debito pubblico o non c’è futuro per i giovani. Ma per la verità, aggiungo io e loro lasciano intendere, non ci sarà futuro per l’Italia intera. Invece, con ineffabile sfrontatezza, il primo ministro spande ottimismo e sembra in stato confusionale riguardo alle cifre, che egli manipola estrapolando i dati che gli si confanno e tralasciando quelli riottosi alla sua bacchetta magica. Renzi, quanto alle poste del bilancio, si comporta come i grandi illusionisti che fanno scomparire dal palco persino gli elefanti. In effetti il debito pubblico è un pachiderma che al governo conviene ignorare per ingannare il popolo, specialmente quella parte del popolo, intellettuali e giornalisti compresi, che lo assecondano creduli.

DAGLI AMICI MI GUARDI IDDIO CHE’ DAI NEMICI CI PENSO IO

Italy's prime minister Silvio Berlusconi (L) and minister Giulio Tremonti attend the vote on  May 4, 2011 at Rome's Montecitorio palace, during a debate in the Lower House about to set a deadline for pulling out of NATO's campaign in Libya and to exclude any use of ground troops as part of a deal within the ruling coalition. AFP PHOTO / ALBERTO PIZZOLI

Questo antico proverbio si attaglia perfettamente al caso del controllo delle conversazioni telefoniche e dei messaggi del nostro Governo ad opera dei servizi segreti degli Stati Uniti,
La cosa non deve meravigliare perchè i Servizi Segreti fanno il loro mestiere “anche” nei confronti dei paesi amici.
Se poi essi sanno di non avere a che fare con Governi pronti ad ostacolarli “duramente” agiscono senza remore.