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SE IN ITALIA MANCA LA POLITICA DELLA CONCRETEZZA

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Dopo la tornata elettorale delle regionali sono in molti a credere che la parabola di Matteo Renzi stia andando molto velocemente incontro alla fine. E’ tempo di bilanci e il Partito Democratico non può che constatare di aver perso il 40% dei consensi rispetto alle europee lasciando sul terreno il 25% dei voti. Ad andare alle urne sono state 7 regioni e il primo dato da sottolineare è, come ormai troppo spesso accade, quello dell’astensionismo. Hanno votato in pochi: solo il 54% degli aventi diritto. Un elettore su due ha deciso di rimanere a casa.

I PIÙ QUALIFICATI SE NE SONO ANDATI O SONO IN PROCINTO DI FARLO?

>>>ANSA/ALFANO TENTA ULTIMA MEDIAZIONE;ALTOLA' FITTO, VUOLE TESTA CAV

Per chi come noi credeva che un partito come Forza Italia, che s’ispirava ai principi del liberismo, avrebbe potuto svolgere un ruolo importante nella società italiana, vede svanire una tale speranza.

Il presidente Berlusconi era riuscito, all’inizio, a radunare attorno a sé uomini molto qualificati di estrazione liberale.

A poco a poco, però, gli stessi se ne sono andati (v. ad es. il prof. Urbani, il prof. Pera, il prof. Tremonti, l’on.le Alfano). Stando alla stampa sarebbe in forte dissenso con la presidenza anche l’on.le prof. Antonio Martino, per non parlare dell’on.le Fitto e dei suoi sodali.

LO SPIRITO DEL ’94

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Sento dire sempre più spesso che se il centro-destra vuole uscire dall’angolo, deve tornare allo “spirito del 94”.
Sono d’accordissimo.
Ma siccome è passata quasi una generazione, e i protagonisti dell’auspicato revival dovranno essere per forza di cose uomini e donne nuovi, forse può essere utile che una persona che ha vissuto quel periodo in prima linea spieghi alle nuove leve che cosa c’era ieri e temo invece che manchi oggi.