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Oh liberté que de crimes on commet en ton nom

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Sembra che l’intellettuale e rivoluzionaria Jeanne Roland de La Platière, mentre veniva condotta al patibolo durante il” terrore “abbia pronunziato questa frase: “O libertà quanti crimini si commettono in tuo nome”.
Ripercorrendo la vita di Fidel Castro, deceduto ,a 90 anni, il 26 novembre , ci pare che la frase sopra ricordata si addica anche al politico cubano.
Forse all’inizio le sue intenzioni erano oneste (eliminare la dittatura di Batista e la corruzione imperante a Cuba, portare sviluppo all’isola etc.) ma l’abbraccio al credo comunista lo trasformò in un dittatore, fece cadere la popolazione nella miseria e ripristinò la corruzione.
Non c’è ormai alcun dubbio: il comunismo ovunque venga introdotto si trasforma rapidamente in dittatura dato che va contro il desiderio dell’uomo di vivere liberamente e di poter esprimersi liberamente anche sotto il profilo lavorativo (1).

SE LA FINE DELL’EMBARGO NON PORTA LA DEMOCRAZIA A CUBA

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«Somos todos americanos», siamo tutti americani. Con queste parole Obama ha annunciato la storica decisone di inaugurare un nuovo corso nelle relazioni con Cuba. Si tratta di una delle deliberazioni più importanti della presidenza Obama, una decisione che si rifletterà positivamente sulla sua immagine pubblica, oscurata da continui insuccessi in politica estera e dal fallimento delle elezioni di Midterm. Dopo 53 anni dalla rottura dei rapporti diplomatici, Washington riaprirà la sua ambasciata a L’Avana e Cuba sarà di nuovo rappresentata presso la Casa Bianca. “Riteniamo che la politica seguita fin qui non abbia funzionato – ha detto Obama – e che il modo migliore per portare democrazia e prosperità a Cuba sia di intraprendere una nuova strada”.