Tag: Europa

L’UNIONE EUROPEA VERSO IL SUICIDIO

I disastri causati dall’ultimo conflitto mondiale spinsero nel dopoguerra i principali paesi dell’Europa occidentale alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, prima (1951), e nel 1958 all’istituzione della Comunità Economica Europea (la C.E.E).

Questa, grazie ai successi ottenuti, si è man mano allargata tanto che ora ne fanno parte ben 28 Stati.

Gli indubbi progressi conseguiti si sono tradotti in benessere per le popolazioni degli Stati membri ed in stabilità anche se, in questi ultimi anni, a causa delle differenze economico-sociali presenti tra i paesi aderenti ed al loro numero, che rende macchinoso il processo decisionale, i problemi sono aumentati.

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Quale sarà il prossimo obiettivo degli attacchi degli integralisti mussulmani?

Fin dal 2012 (v. Cartalibera del 24 settembre) segnalammo il pericolo.
Analizzammo poi le origini dottrinarie e storiche del fenomeno (v. ibidem del 4-7- 2015 e del 29-11-2015) e non mancammo in altri scritti d’invitare i Governi Occidentali ad interventi decisi laddove infuriava la guerra generatrice dei flussi di profughi e dell’esodo dei Cristiani dal Medio Oriente.
Ma fummo una delle tante “voces clamantes in deserto”.

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LA RETORICA ANTI-EUROPEA E I CONTI CON LA REALTÀ

Il premier italiano, sebbene sia da più parti considerato l’argine contro il populismo in Italia, spesso non ha esitato a farne propri i toni e persino gli argomenti, soprattutto in merito ai vincoli di bilancio nel contesto europeo. Il più recente scontro con la Commisione sulla “flessibilità” non deve stupire: è solo l’ultima di una innumerevole serie di uscite ed episodi, in cui egli ha mostrato, a un tempo, scarsa dimestichezza coi termini delle questioni trattate ed estrema disinvoltura nell’addomesticare ad usum delphini il messaggio spiacevole recapitato dalla realtà.

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Il problema dei profughi. Finis Europae?

L’esodo di centinaia di migliaia di persone dal Medio Oriente, dall’Africa Settentrionale e dai paesi al sud del Sahara ha messo a nudo le debolezze dell’Unione Europea.
La costruzione di questa organizzazione ha mietuto per un lungo periodo indubbi successi (libera circolazione delle merci, delle persone, dei capitali, aumento dello sviluppo economico dei paesi membri etc.).
Ora, però, i punti di fragilità sono venuti alla luce: ne fanno, infatti, parte troppi paesi aventi strutture economiche, sociali e politiche molto diverse che non sono, per conseguenza, in grado di reagire in maniera concorde ai gravi problemi che li affliggono. E’, invero, difficilissimo fare adottare misure efficaci da ben 28 governi.

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Renzi, ricorda Varoufakis: a fare il gioco del pollo con l’Europa si finisce allo spiedo

Il premier è convinto che l’Europa gli concederà quanto chiede, per paura di ritrovarsi la Lega o il Movimento Cinque Stelle a Palazzo Chigi. Ma il caso greco è un sinistro precedente

Passa un anno e siamo ancora al gioco del pollo. Dodici mesi fa, giorno più giorno meno, iniziava infatti il braccio di ferro tra l’Europa e il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis. Un gioco fatto di provocazioni reciproche, figlio delle reciproca convinzione che l’altro stesse bluffando. La Grecia era convinta che l’Europa non si potesse permettere che un Paese uscisse dall’Euro, né che un eventuale sconfitta negoziale diSyriza lasciasse spazio ai fascisti di Alba Dorata. L’Europa, allo stesso modo, era certa che la Grecia non avrebbe mai rischiato un simile salto nel buio.

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PREMIO INTERNAZIONALE ALLA LIBERTA’

In Grecia incombono i festeggiamenti in piazza. Cosa festeggino gli amici greci non si sa. D’altronde non era chiaro, nemmeno a loro che dovevano votare, il reale contenuto del referendum, indetto, in quattro e quattr’otto dal masaniello ellenico Tsipras per legittimare il proprio ripudio del nuovo accordo con i creditori. Passi per l’allarme del Consiglio d’Europa sulla legittimità di una consultazione convocata in giorni dieci.

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CORRUZIONE, SPRECHI E ASSUNZIONI PUBBLICHE. TUTTI GLI ERRORI DELLA GRECIA

All’ombra del Partenone non si sta giocando solamente la partita del debito greco ma anche, a quanto pare, il nostro futuro di europei. Mentre Renzi sceglie di non parlare, la Merkel fa sapere: “Se fallisce l’Euro fallisce l’Unione”. Ed è curioso pensare che il destino dell’Europa possa essere legato alla decisione di meno di cinque milioni di persone chiamate a rispondere sì o no a un referendum. In Italia politici e opinionisti si sono già divisi tra sostenitori del sì e del no, anche se, bisogna dirlo, in caso di Grexit la prima a perderci sarebbe la Grecia che rischierebbe il collasso in poco tempo.

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