Tag: elezioni

Vladimir Putin ha un problema: si chiama Jeb Bush

Stati Uniti. Le primarie del 2016 si avvicinano e nell’Eelefantino sale la tensione. Il dibattito ideologico si fa sempre più serrato, mentre cresce l’attesa per la discesa in campo di un peso massimo della politica statunitense, il rampollo di una dinastia che ha già dato ben due inquilini alla Casa Bianca: Jeb Bush.

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SE IN ITALIA MANCA LA POLITICA DELLA CONCRETEZZA

Dopo la tornata elettorale delle regionali sono in molti a credere che la parabola di Matteo Renzi stia andando molto velocemente incontro alla fine. E’ tempo di bilanci e il Partito Democratico non può che constatare di aver perso il 40% dei consensi rispetto alle europee lasciando sul terreno il 25% dei voti. Ad andare alle urne sono state 7 regioni e il primo dato da sottolineare è, come ormai troppo spesso accade, quello dell’astensionismo. Hanno votato in pochi: solo il 54% degli aventi diritto. Un elettore su due ha deciso di rimanere a casa.

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IL TRIONFO DI CAMERON E LE DIMISSIONI DEGLI SFIDANTI: UNA LEZIONE PER L’EUROPA

Dopo la vittoria di Cameron una cosa è certa: i sondaggisti sbagliano, e non solo in Italia. Incrociando dati e sottoponendo l’elettorato a rilevamenti, gli esperti avevano avvisato che nel Regno Unito la governabilità era a rischio. Secondo quanto riportato fino a poche ore prima dell’apertura dei seggi sembrava che ci sarebbe stato un pericoloso pareggio: i sondaggi ci avevano fatto credere che il Regno Unito stesse attraversando una crisi di identità culturale e politica che si sarebbe concretizzata in una parcellizzazione del parlamento.

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BREVE STORIA DELLE ELEZIONI AMERICANE

Cinquanta semidei – Dal 1789 – anno nel quale fu per la prima volta eletto George Washington – al 1820 incluso, la contesa per la conquista della Casa Bianca ebbe luogo nell’ambito di un ristretto gruppo di gentiluomini tutti bene o male appartenenti alla vecchia aristocrazia americana.
Persone che avevano compiuto pressappoco il medesimo percorso, prima di tutto culturale, le quali si contrapponevano su basi ideali nell’intento di costituire e in seguito consolidare le fondamenta del nuovo Stato.

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ELEZIONI NEL REGNO UNITO: LA RIVINCITA DEGLI INDIPENDENTISTI SCOZZESI

Il prossimo governo del Regno Unito potrebbe essere deciso dalla Scozia. Il 7 maggio, stando ai sondaggi, dietro a Conservatori e Laburisti si piazzerà lo Scottish National Party, il Partito che questo autunno ha fatto tremare Cameron con il referendum indipendentista. L’SNP, guidato da un’agguerrita Nicola Sturgeon, potrebbe essere l’ago della bilancia nel caso si formasse un governo di coalizione.
David Cameron e Ed Miliband lo hanno capito bene giovedì 2 Aprile durante il confronto TV tra i leader dei sette maggiori partiti britannici. In quella occasione Nicola ha stracciato gli avversari promettendo di abbassare le tasse per le famiglie e di diminuire l’iniquità del dibattito intergenerazionale. Forse a Londra la voteranno in pochi ma la performance televisiva, stando al giudizio degli analisti, consentirà allo Scottish National Party di fare il pieno di voti in Scozia. E questo darà al Partito indipendentista un potere enorme: il governo, senza il suo sostegno, non potrà essere formato.

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LA DELUSIONE ANCORA MI BRUCIA

Nel 1999, decisi di presentarmi per Forza Italia alle elezioni europee. Per quanto il Parlamento di Strasburgo contasse allora anche meno di adesso, l’idea mi affascinava.
Sono nato a Vienna, ho vissuto lunghi anni all’estero, parlo quattro (quasi cinque) lingue e nel 1992, eletto al Senato con Forza Italia e la Lega, avevo preferito il posto di sottosegretario agli Esteri a quello, certo più prestigioso ed influente, di presidente dei senatori del mio partito.

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USA LA CAMPAGNA DEL 1876 E IL ‘COMPROMESSO DEL 1877’

Quando furono resi noti i risultati delle elezioni per la Casa Bianca del 1876 fu evidente che il candidato democratico Samuel Tilden (come dipoi nel 2000 Al Gore) aveva ottenuto più voti popolari del suo rivale repubblicano Rutherford Hayes.
A causa del complesso sistema elettorale, però, nessuno dei due poteva contare su un numero di delegati tale da essere proclamato presidente.

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