Tag: elezioni

Le possibilità elettorali del centro destra

elezioni1

Appare evidente che, salvo imprevisti, non si terranno elezioni politiche prima della scadenza normale.

Le forze politiche sono raggruppate, grosso modo ,in tre schieramenti :il Centro-sinistra, diviso come non mai in varie correnti, i Cinque Stelle, che hanno ,tuttavia, perduto lo slancio innovativo iniziale e che stanno pagando per l’inesperienza amministrativa e la scarsezza di leader autorevoli( si può essere bravi nell’avanspettacolo ma la politica richiede ben altre qualità ),il Centro-Destra è in indubbia ripresa .Avrebbe pertanto non poche possibilità di ottenere una valida affermazione purché il Presidente Berlusconi ,che indubbiamente è un ingegno acuto, sappia operare scelte oculate in materia di candidati e non presti ascolto ai vari prosseneti ed adulatori-ci m a a gli amici saggi e fedeli di lungo periodo (ad es. Letta e Confalonieri). Forse sarebbe anche tempo che scegliesse un Delfino che fosse in grado di guidare con autorevolezza il Centro-Destra.

Le elezioni presidenziali in Francia

macron

Gli esiti del primo turno hanno fornito un leggero vantaggio al candidato moderato Macron rispetto alla Le Pen, rappresentante della Francia nazionalista ed anti-europea.

È un segnale che induce ad un cauto ottimismo circa l’esito della tenzone ma occorre non cantar vittoria stante il modesto margine di vantaggio di Macron.

I numeri potrebbero, infatti, cambiare al secondo turno qualora si dovesse registrare una non trascurabile quota di assenze tra gli elettori moderati o si verificasse qualche altro attentato o tentativo di attentato.

Nell’ipotesi di vittoria di Macron non sarà, comunque, agevole formare un nuovo esecutivo ove non si riuscisse a realizzare una solida alleanza tra le forze del centro-destra.

Divide et Impera

renzi-berlusconi

In previsione delle elezioni che potrebbero tenersi entro l’anno o agli inizi del 2018 i partiti del centro-destra dovrebbero sforzarsi di unire le loro forze. Stando, infatti, ai sondaggi, anche se sono sempre aleatori, gli elettori propenderebbero per indirizzare i loro suffragi bilanciando le preferenze tra i partiti della sinistra e quelli del centro destra. I “cinque stelle” dovrebbero mantenere – salvo qualche errore di percorso – il loro elettorato.

Risulta perciò evidente che un centro-destra non fortemente coeso non avrebbe speranza di prevalere e il PD, probabilmente ancora guidato dal furbo Toscano, avrebbe buon gioco alleandosi, se del caso, con i Grillini.
Diverso sarebbe l’esito della tenzone se il Centro-Destra riuscisse a chiamare a raccolta esponenti “molto qualificati” della società italiana. Sta al Presidente Berlusconi effettuare siffatto tentativo, che è, indubbiamente, di grande difficoltà.
Presti perciò ascolto ai consigli dei suoi fidati consulenti: Gianni Letta e Confalonieri e non ai vari suoi Diadochi che pensano solo al loro orticello. Altri mente, ancora una volta, prevarrà chi meglio saprà applicare l’antico detto: “dividi e comanda”. E l’Italia sarà “di dolore ostello” perché il quadro internazionale è molto fosco.

Quando il proporzionale si rivela una trappola

Sistema-maggioritario-Differenza-tra-sistema-maggioritario-e-sistema-proporzionale

Alcuni amici liberali mi hanno fatto intendere di non condividere la mia insistenza per un ritorno ad una legge elettorale basata sui collegi uninominali, come erano la legge n. 277/1993 (per la Camera dei deputati) e la legge n. 276/1993 (per il Senato), sia pure con le modifiche che ho proposto. Perché — mi si obietta — non attestarsi, invece, sulla difesa di una legge elettorale proporzionale che, nelle attuali condizioni d’incertezza, finisce per garantire tutti, non penalizzando particolarmente alcuno? Prova provata di tale convenienza è che il proporzionale sembra mettere d’accordo forze politiche tanto distanti quali sono Forza Italia di Berlusconi, da un lato, ed il Movimento Cinque Stelle, dall’altro. Diamo a ciascuno la propria fetta di rappresentanza parlamentare, in misura proporzionale al consenso ricevuto dagli elettori, e tutti saranno contenti.

Un panorama internazionale e nazionale preoccupanti

trumpo3_816x544

La situazione internazionale presenta aspetti inquietanti. L’esito delle elezioni statunitensi è, invero, un punto interrogativo. Come si comporterà la nuova amministrazione che non gode del conforto della maggioranza dell’opinione pubblica? Sarà all’altezza delle responsabilità che la carica comporta?

E’ vero che, volendo, gli esperti nei vari settori non mancherebbero, ma non è certo che il neo presidente sia in grado di operare le scelte opportune. La scelta dei collaboratori potrà, quindi, rappresentare per Trump l’hora della verdad. I problemi sul tappeto sono, invero, numerosissimi e di notevolissimo spessore: la situazione del Medio Oriente, del Nord Africa, dell’Africa Sub Sahariana, dell’Afghanistan, del Pakisttare, l’espansionismo economico della Cina, la pressione emigratoria dall’America Latina verso gli Stati Uniti senza contare i flussi migratori verso l’Europa.

USA 2016. Città e campagne: “Tra Philadelphia e Pittsburgh c’è un’altra Pennisylvania”

635968684050288446-ldn-jml-042116-trump-rally-7

Donald Trump alla Casa Bianca
Come e in qual modo Donald Trump ha vinto
Una lunga, infinita, campagna quella datata 2016.
Datata 2016 e cominciata a marzo del 2015.
Donald Trump, sbeffeggiato e dileggiato dall’intero caravanserraglio mediatico, destinato secondo tutti al ritiro pressoché immediato, scende in campo il 16 giugno dell’anno precedente quello elettorale.
Cento – che dico? – mille contro uno, la quota.
Mi è simpatico, ma neppure io gli credo.
Poi, l’uno dopo l’altro, i contendenti GOP evaporano.
Poi, dai primi di febbraio, i media passano in secondo piano.
E’ la gente che si esprime nei caucus e nelle primarie.
E The Donald vince.

Con Trump arriva la prima rivoluzione antiglobale

trump-758336-932225

Non saremo esteti elettorali, e non sappiamo né ci interessa giudicare le elezioni in base alla loro bellezza. Brutte, sporche e cattive che siano, le elezioni presidenziali americane del 2016 che hanno portato Donald Trump, il candidato più impresentabile di sempre, alla Casa Bianca, hanno cambiato la Storia e attestato una mutazione politica epocale. La fine del primo tempo dell’era globale, quella iniziata con la caduta del muro di Berlino e che ha cominciato la sua dissolvenza col fallimento di Lehman Brothers.

La rabbia della middle class alla Casa Bianca

621807370-kmhf-835x437ilsole24ore-web

NEW YORK –C’è una rivoluzione in corso in America. La trionfale performance di Donald Trump nelle elezioni di ieri notte, il testa a testa prima e poi la vittoria contro Hillary Clinton in Stati che dovevano essere sicuri per l’ex First Lady, dimostra quanto la pancia del Paese avesse, e abbia ancora oggi dopo il voto, i sentimenti radicati nella protesta. Protesta contro le mancate promesse per il cambiamento, protesta contro l’establishment: che sia establishment politico, democratico o repubblicano, che si tratti di grandi aziende o dell’1% più ricco della popolazione importa poco. Si vota contro. E Trump, pur essendo un miliardario, era disprezzato e dileggiato dall’establishment. Ed è diventato così l’alfiere antiestablishment in nome del popolo.