Tag: Economia

IL TRAMONTO DELL’EUROPA E IL DECLINO DELL’ITALIA

Lo si può trovare eccessivo e particolarmente pessimista, ma meditato, anche dopo l’ascolto, non involontario, di una conversazione in un locale milanese tra sette distinti signori. L’origliare ha fatto toccare con mano l’abissale distanza tra gli addetti alla politica e all’informazione e i ragionamenti quotidiani. Altro che preoccupazione per l’elezione del Presidente della Repubblica o per la riforma del Senato, per la fine dell’affidamento ai servizi sociali di un politico o per la ripresa dei consensi dello stesso personaggio.
Ed allora, ragioniamo concretamente anche noi.

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NEGOZI, TORNA LA STRETTA SUGLI ORARI. MA LO SHOPPING FESTIVO PIACE DI PIÙ

Non si comprende la resistenza di alcuni settori del commercio e dei sindacati alla liberalizzazione
Il governo sta mettendo a punto un pacchetto di liberalizzazioni in vari settori, partendo dai servizi postali e dalle parafarmacie. La lenzuolata è stata annunciata la scorsa settimana dal ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, che sta curando il dossier. Nel mirino ci sarebbero anche i settori dell’energia, le banche e le professioni.

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“QUIS CUSTODET IPSOS CUSTODES?” (=CHI CONTROLLA I CONTROLLORI?)

E’ questo un interrogativo, molto noto e sempre attuale, di Giovenale. “Sempre attuale” come cercheremo di dimostrare riferendoci ai carenti controlli che si sono verificati nelle attività bancarie e finanziarie a livello planetario nel passato anche recentissimo.
Ci riferiamo “in primis” alla c.d. “Grande Depressione” ovvero alla gravissima crisi finanziario-economica del 1929 che iniziò con il crollo della Borsa di Wall Street a Nuova York il 29 ottobre in seguito all’euforia speculativa correlata alla crescita economica post-bellica americana alimentata dalla notevole liquidità derivante dai rimborsi dei prestiti concessi durante il Primo Conflitto alle potenze alleate.

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OVVIETA’ ECONOMICA INASCOLTATA

Il 27 aprile 2012 questo foglio ospitò un mio breve scritto intitolato: “Un incomprensibile ritardo del Governo Monti” in cui stigmatizzavo il ritardo (dopo oltre 4 mesi dall’insediamento di quell’ Esecutivo) per le difficoltà che incontrava il Ministro Giarda, a procedere alla revisione della spesa pubblica revisione che giudicavo essenziale per cercare di ridurre l’enorme disavanzo pubblico. A distanza di due anni detta revisione (detta, per renderla più alla moda, “spending review”), dopo ben due Governi, sembra ancora in alto mare. Nel frattempo il nostro debito si è accresciuto a dismisura. L’economia di un paese è, semplificando, soggetta alle stesse regole che sovraintendono all’economia di una famiglia.

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IL RISPARMIO? E’ LA ROVINA!!!

Risparmio

La Svezia prima, la Polonia, dopo, oggi la Norvegia…
Le Olimpiadi invernali fissate per il 2022 non trovano una sede.
Troppo alti i costi, dicono i governanti dei tre Paesi suddetti.
Ecco un perfetto esempio di imperdonabile imbecillità.
Semplificando e senza tema di smentita se non da parte degli idioti – che sono peraltro larghissima maggioranza – nella situazione economica data, occorre spendere non risparmiare!

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L’ITALIA: NON E’ UN PAESE PER RICCHI !

Italia no per ricchi

Se vogliamo evitare che continui l’impoverimento dell’Italia e degli italiani che ha interessato l’ultimo decennio, bisogna che il nostro governo attui rapidamente riforme che favoriscano la crescita economica. A questo proposito si devono attivare adeguati stimoli per attirare capitali privati, non solo delle imprese, ma anche delle persone fisiche. In Gran Bretagna (il Paese con il tasso di sviluppo dell’economia più elevato in Europa) le tasse sulle società sono al 20% e addirittura zero per i primi 7 anni di residenza britannica sui redditi esteri delle persone fisiche non britanniche che decidono di trasferirsi nel Paese. Oltre alle misure fiscali, gli interventi più urgenti riguardano le leggi sul lavoro ed il funzionamento della giustizia.

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PIU’ EUROPA SPENDENDO (…MOLTO) MENO!

Ricollegandoci a quanto scritto su questo sito nell’articolo “Ripensare l’Europa o la morte” da C. Ocone, riteniamo che si debba ormai ripensare se sia utile e opportuno che la UE continui a spendere la maggior parte dei fondi a sua disposizione su tematiche che i singoli paesi potrebbero gestire meglio da soli. Sono davvero necessari i circa 140 miliardi di euro versati ogni anno dagli stati all’UE (tra cui circa 17 pagati dall’Italia, di cui si parla poco, ma ben evidenti dalla lettura del bilancio europeo)?

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TRE SPUNTI PER RILANCIARE IL PAESE

rilanciare il paese

Da tempo siamo convinti che il rilancio della capacità competitiva dell’Italia si debba fondare su tre azioni: la prima consisterebbe nella difesa e valorizzazione delle sue risorse ambientali e culturali, la seconda nelle riforme per attirare persone e capitali, la terza, nella riduzione degli sprechi.

Dopo aver scritto un centinaio di articoli sui principali quotidiani nazionali su questi temi, abbiamo colto l’opportunità di animare questo spazio con analisi e proposte frutto anche del confronto con ciò che avviene all’estero rivolgendoci anche a chi ha responsabilità di governo a tutti i livelli.

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