Tag: Economia

Chi più spende meno spende

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È questo un proverbio che esorta a non lesinare, in certi casi, le spese onde evitare, risparmiando, di non ottenere il risultato desiderato.
Dato che i proverbi, come è noto, sono il frutto dell’esperienza pluriennale dei popoli tale detto contiene un fondo di saggezza.
Il flusso ininterrotto dei profughi dal Medio Oriente e dai paesi africani comporta la morte di migliaia di innocenti ed il rischio di squilibri sociali in Europa.
Il problema è di difficilissima soluzione ma, come scrivemmo su questo foglio, non giova lasciarlo al suo destino.
Tergiversare non giova!
Sarebbe necessario, per contro, unire le forze del mondo libero per programmare un intervento multilaterale, sotto l’egida, se possibile, delle NAZIONI UNITE, volto a eliminare “alla fonte” le cause di tale fenomeno.
Certamente non si tratterebbe di una passeggiata perché molteplici e gravi sono le cause (carestie, instabilità politica, odi razziali, religiosi etc.)e non trascurabili i costi ma sicuramente inferiori a quelli già sopportati e prevedibili lasciando le cose continuare in tal modo.
Vale quindi -a ben riflettere, il proverbio sopra citato.
E l’altro: “Si vis pacem para bellum” (= se desideri la pace apprestati alla guerra).
Sarebbe, però, indispensabile avere governi all’altezza e, purtroppo, non ci sembra di vederne all’orizzonte anche perché sono imminenti elezioni nei principali paesi europei e gli Stati Uniti non paiono avere, “more solito, “una visione lucida della situazione e, per conseguenza, delle iniziative da adottare.
Continueremo, perciò, ahinoi, ad assistere al sacrificio di poveri agnelli (i profughi).

La ripresa delle attività – Qualche considerazione

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Il 19 settembre p.v. le attività produttive e politiche dovrebbero riprendere a pieno ritmo. Qual è la situazione? In Italia: l’economia, malgrado le dichiarazioni alternanti del nostro Primo Ministro, è, purtroppo stagnante. Il problema del Referendum incide negativamente sul quadro politico e d ostacola l’adozione delle riforme costituzionali, peraltro male impostate anche se necessarie. Il Governo Renzi rischia di cadere qualora l’esito del referendum fosse per lui negativo aprendo una crisi i cui esiti sono difficili da prevedere con gravi conseguenze sull’economia. Sotto il profilo internazionale si assiste ad un’incapacità dei più importanti paesi a risolvere “il problema” ovvero quello dei flussi di disperati dal Centro Africa, dal Nord Africa e dal Medio Oriente e d il revanchismo islamico. Gli Stati Uniti, a causa dell’imminente fine del mandato di Obama, non sembrano in grado di adottare decisioni di rilievo e, visto i precedenti (v. IRAQ), forse non hann o le capacità di afferrare i termini del complicatissimo problema.L’ Europa sembra anch’essa, divisa al suo interno e stanti le prossime tornate elettorali nei paesi più importanti, appare “molto incerta” sul da fare anche perché non ci sono leader di grande statura. Insomma “MALA TEMPORA CURRUNT” !

La sicurezza dei depositi bancari

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Un’economia sana si basa su un sistema bancario solido.

Se si verificano ammanchi o si registrano prestiti di notevole importo non onorati vien meno la fiducia dei risparmiatori verso l’istituto di credito in cui hanno depositato i propri risparmi.

Per evitare il verificarsi di tali inconvenienti è necessaria una vigilanza rigorosa e costante ad opera degli organismi a ciò preposti.

Ovviamente gli amministratori non devono intrattenere pericolose relazioni con i fruitori di prestiti.

“Epater les bourgeois” (= far colpo sulla gente)

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I nostri reggitori credono, evidentemente, che gli convenga utilizzare termini di altre lingue (melius se la lingua è l’inglese perchè suona “più tecnico”) per impressionare i giornalisti e gli elettori.
Di qui i termini “job act” (in italiano” legge per l’occupazione”) e “spending review” (=revisione della spesa). Il che dimostra una mentalità provinciale di bassissima lega.

PERCHE’ IN ITALIA SERVE PRIVATIZZARE

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Nei giorni in cui tutti azzardano stime sugli effetti del Quantitative Easing (Q.E.), volgiamo lo sguardo a cosa fare per rendere efficaci le “misure monetarie non convenzionali” varate il 22 gennaio dalla BCE. A mio avviso, il tema più urgente è quello delle privatizzazioni e delle liberalizzazioni. Il Q.E. può darci lo spazio di manovra per farlo anche se i suoi effetti saranno inferiori a un tasso di crescita complessivo dell’1,8 % sui prossimi due anni (ossia, mediamente, 0,75% l’anno) come stimato dal Centro Studi Confindustria. La crescita sarà probabilmente – è la media delle proiezioni dei 20 maggiori istituti econometrici internazioni, tutti privati, nessuno italiano – sullo 0,4% nel 2015 e sul 0,6% nel 2016, pur sempre un’inversione di tendenza dopo tre lustri di stagnazione, recessione e deflazione.

IL TRAMONTO DELL’EUROPA E IL DECLINO DELL’ITALIA

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Lo si può trovare eccessivo e particolarmente pessimista, ma meditato, anche dopo l’ascolto, non involontario, di una conversazione in un locale milanese tra sette distinti signori. L’origliare ha fatto toccare con mano l’abissale distanza tra gli addetti alla politica e all’informazione e i ragionamenti quotidiani. Altro che preoccupazione per l’elezione del Presidente della Repubblica o per la riforma del Senato, per la fine dell’affidamento ai servizi sociali di un politico o per la ripresa dei consensi dello stesso personaggio.
Ed allora, ragioniamo concretamente anche noi.

NEGOZI, TORNA LA STRETTA SUGLI ORARI. MA LO SHOPPING FESTIVO PIACE DI PIÙ

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Non si comprende la resistenza di alcuni settori del commercio e dei sindacati alla liberalizzazione
Il governo sta mettendo a punto un pacchetto di liberalizzazioni in vari settori, partendo dai servizi postali e dalle parafarmacie. La lenzuolata è stata annunciata la scorsa settimana dal ministro dello Sviluppo, Federica Guidi, che sta curando il dossier. Nel mirino ci sarebbero anche i settori dell’energia, le banche e le professioni.