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Donald non è Ronald

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Donald non è Ronald, ma del resto neppure la Merkel può essere paragonata alla Tatcher.
Dobbiamo quindi accontentarci di leader liberal-conservatori sulle due sponde dell’oceano che se non saranno in grado di imporre al mondo i valori della democrazia occidentale, almeno siano in grado di difenderli. Già, perché l’eredità di Obama in politica estera (di cui Hilary Clinton è corresponsabile almeno per il primo mandato) è disastrosa.
Dalle primavere arabe è emersa l’ISIS.
La Cina comunista è in piena fase espansionistica anche sul piano militare nel mar Cinese Meridionale.

USA 2016. Città e campagne: “Tra Philadelphia e Pittsburgh c’è un’altra Pennisylvania”

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Donald Trump alla Casa Bianca
Come e in qual modo Donald Trump ha vinto
Una lunga, infinita, campagna quella datata 2016.
Datata 2016 e cominciata a marzo del 2015.
Donald Trump, sbeffeggiato e dileggiato dall’intero caravanserraglio mediatico, destinato secondo tutti al ritiro pressoché immediato, scende in campo il 16 giugno dell’anno precedente quello elettorale.
Cento – che dico? – mille contro uno, la quota.
Mi è simpatico, ma neppure io gli credo.
Poi, l’uno dopo l’altro, i contendenti GOP evaporano.
Poi, dai primi di febbraio, i media passano in secondo piano.
E’ la gente che si esprime nei caucus e nelle primarie.
E The Donald vince.

Con Trump arriva la prima rivoluzione antiglobale

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Non saremo esteti elettorali, e non sappiamo né ci interessa giudicare le elezioni in base alla loro bellezza. Brutte, sporche e cattive che siano, le elezioni presidenziali americane del 2016 che hanno portato Donald Trump, il candidato più impresentabile di sempre, alla Casa Bianca, hanno cambiato la Storia e attestato una mutazione politica epocale. La fine del primo tempo dell’era globale, quella iniziata con la caduta del muro di Berlino e che ha cominciato la sua dissolvenza col fallimento di Lehman Brothers.

La rabbia della middle class alla Casa Bianca

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NEW YORK –C’è una rivoluzione in corso in America. La trionfale performance di Donald Trump nelle elezioni di ieri notte, il testa a testa prima e poi la vittoria contro Hillary Clinton in Stati che dovevano essere sicuri per l’ex First Lady, dimostra quanto la pancia del Paese avesse, e abbia ancora oggi dopo il voto, i sentimenti radicati nella protesta. Protesta contro le mancate promesse per il cambiamento, protesta contro l’establishment: che sia establishment politico, democratico o repubblicano, che si tratti di grandi aziende o dell’1% più ricco della popolazione importa poco. Si vota contro. E Trump, pur essendo un miliardario, era disprezzato e dileggiato dall’establishment. Ed è diventato così l’alfiere antiestablishment in nome del popolo.