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A ciascuno il suo Giolitti

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Per i liberali e i conservatori, Giovanni Giolitti fu lo statista che seppe ereditare il meglio della Destra e della Sinistra storiche, garantendo all’Italia unita, da primo ministro, fra il 1892 e il 1921, il suo periodo migliore e di massima fioritura.
Per gli eredi del nazionalismo e del movimentismo giustizialista – oggi si chiamino lepenisti o grillini – fu l’icona del vecchio regime, del compromesso, del formalismo passatista.
Per le sinistre in genere, fu l’avversario rispettabile ma infido, desideroso di stemperare le spinte progressiste attraverso il riformismo di piccolo cabotaggio.
Quanto ai centristi cattolici, Giolitti continua a rappresentare un esempio di pericoloso concorrente, proprio perché, da cattolico, geloso difensore della laicità dello Stato.
Per le giovani generazioni, rimane soltanto un nome polveroso da studiare sui libri di storia.

IL GIORNALE “NUOVO”

Il Giornale "nuovo"

“Fanfani conta amici e nemici”, è il titolo d’apertura del primo numero di “il Giornale nuovo” quarant’anni fa. (All’ultimo minuto fummo costretti ad aggiungere, in caratteri piccolissimi, quel “nuovo”, perché si era scoperto che esisteva già, benché inattiva e ignota a tutti, la testata “il Giornale”). Non solo Fanfani: anche noi del neonato Giornale, e in primo luogo quelli del gruppo direttivo, eravamo andati alla conta nel giornalismo italiano.