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Il grande problema dell’Italia: il debito pubblico

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Il debito pubblico è a nostro parere, tra i primi problemi dell’Italia.

Il debito pubblico si forma perché le spese dello stato sono maggiori delle sue entrate. Si manifesta attraverso le obbligazioni emesse dal tesoro.

Quasi tutti i paesi sviluppati hanno visto crescere la spesa pubblica a partire dagli anni sessanta. Cionondimeno i paesi che hanno registrato una crescita delle imposte( le quali servono a far fronte alla spesa pubblica) la quale non si discosta troppo dalla crescita della spesa hanno debiti contenuti.

Altri paesi, per contro, hanno avuto spese in veloce aumento con imposte che crescevano lentamente. Donde disavanzi notevoli che, accumulati negli anni, hanno generato un notevolissimo debito.

Alitalia: fuori rotta da vent’anni

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Il fallimento di Alitalia arriva da lontano. Veti vari hanno impedito che funzionasse l’alleanza con Klm, specializzata sui voli internazionali. E dopo i soci privati hanno scelto di concentrarsi sul mercato domestico invece che sul lungo raggio.

L’errore fondamentale

Alitalia è da almeno un ventennio un vettore fuori rotta. Il suo guaio è stato rimanere sulla stessa rotta dei tempi del monopolio quando invece occorreva modificarla radicalmente, dopo la liberalizzazione europea del mercato, l’arrivo dei vettori low-cost e del treno ad alta velocità.

LA PIÙ GRANDE RIFORMA DI CUI ABBIAMO BISOGNO: LIQUIDARE ALITALIA

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“When a management with a reputation for brilliance tackles a business with a reputation for bad economics, it is the reputation of the business that remains intact”. Warren Buffett.

C’è una cosa difficile da comprendere: da quando, negli ultimi giorni, puntuale e prevedibile la questione Alitalia è tornata alla ribalta, si è assistito a un profluvio di articoli, interviste, dichiarazioni… intente a scandagliare le ragioni che avrebbero condotto l’infausta compagnia “di bandiera” all’ennesimo tracollo. “Meglio Air France”, “la colpa è dei manager”, “Montezemolo è sempre in mezzo quando succedono pasticci”, “sono i lavoratori a essere dei privilegiati”, “i contratti per il rifornimento di carburante sono troppo onerosi”, “mancano aerei di lungo raggio”, “la struttura azionaria non ha permesso lo sviluppo”… una ridda di osservazioni che potrebbe pure avere un qualche interesse per gli abbonati ad Aviation Week, ma alle quali, da cittadini e contribuenti, dovremmo rispondere con un sonoro “chissenefrega”!

Come ridare una rotta ad Alitalia

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Alitalia è un vettore fuori rotta economica. Sui viaggi intercontinentali può ancora stare sul mercato, ma con la sua struttura dei costi non può sostenere la concorrenza dei low-cost sul breve-medio raggio. La soluzione potrebbe essere proprio quella di trasformarla in una compagnia a basso costo.

Una crisi chiamata concorrenza

Alitalia è nuovamente in una condizione di grave crisi, come già avvenne nel 2007-08 e nel 2013-14. La crisi ha un nome semplice: si chiama mercato, anzi concorrenza.

Canta che ti passa

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Il “FESTIVAL DI SAN REMO” sta ipnotizzando milioni di Italiani.
E’ lo specchio del livello culturale medio del nostro paese.
E questo è scoraggiante.
Le banalità sonore e testuali abbondano.
Nel frattempo la lista dei nostri malanni non decresce.
In primis il fardello del debito pubblico.
Il “debito pubblico” (v, Carlo Cottarelli -“IL MA CIGNO”, ed. Feltrinelli, marzo 2016), stando ad una nota che figura sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è pari al valore nominale di tutte le passività lorde consolidate delle amministrazioni pubbliche (amministrazioni centrali, enti locali ed istituti previdenziali pubblici). In sostanza si tratta di quello che le amministrazioni pubbliche hanno preso a prestito.

“Commune periculum concordiam parit” (= il pericolo comune genera la concordia”; proverbio)

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In tutti i proverbi (che nella sostanza si assomigliano in tutte le lingue) vi è un fondo di saggezza.
L’Italia sta attraversando una congiuntura molto difficile: il PIL non cresce e così l’occupazione, l’Unione Europea rischia di disfarsi e non è pertanto da escludere un ritorno alle barriere doganali.
Sotto il profilo dei rapporti internazionali più allargati l’avvento dell’era Trump potrebbe poi complicare il quadro.
Inoltre la pressione dei profughi dall’Africa e dal Medio Oriente si esercita fortemente sulle nostre frontiere.
Solo un Governo forte può “tentare ” di affrontare e risolvere siffatti, enormi problemi.
Un Esecutivo per essere forte deve essere composto da personalità di altissimo livello e d’indiscussa onestà. In altri termini ci vorrebbe un Governo “veramente” di salute pubblica il quale abbia l’autorevolezza per lanciare un appello alla concordia.

Per rilanciare l’Italia, più che il referendum, bisogna puntare a ridurre imposte e spesa pubblica

19.11.2012. Crisi economica e finanziaria

Si deve riconoscere a Renzi dignità e senso dello Stato nel modo in cui ha gestito la sconfitta referendaria e nell’annuncio delle sue dimissioni.

L’errore è stato ricercare un plebiscito su di sé, col pretesto di una riforma costituzionale (ancorché necessaria) assai pasticciata, invece di occuparsi delle reali questioni che compromettono il benessere degli italiani.

Data la modestia nel tasso d’espansione della nostra economia rispetto a quella tedesca, britannica e irlandese (quest’ultima, con imposte sul reddito delle imprese al 12,5%, in questi ultimi 2 anni ha superato il 16% annuo medio di aumento del PIL) è ragionevole pensare che in 3 anni di governo bisognava fare molto di più!

L’Unione Europea è in grave pericolo

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Dopo la catastrofe del secondo conflitto mondiale statisti illuminati compresero che un’organizzazione europea interstatale avrebbe contribuito efficacemente a scongiurare altre guerre. Furono cosi’ costituite la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, prima, poi la Comunità Economica Europea e l’Euratom.
Grazie a tali istituzioni ed alle regole che vennero poste i paesi membri fruirono di un periodo di pace e di progresso lungo e ragguardevole.