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Il vizietto del cavallo Incitatus

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Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, i giochi sulla legge elettorale non si aprono — come gli organi d’informazione di massa vorrebbero farci credere — ma sono, sostanzialmente, chiusi. L’intervento censorio sulla legge per l’elezione della Camera dei deputati è stato preciso e chirurgico. La Corte ha eliminato il turno di ballottaggio e ciò è razionale, perché la legge n. 52/2015, nel sostituire l’articolo 83 del Testo unico n. 361/1957, si era limitata in proposito ad affermare quanto segue: «si procede ad un turno di ballottaggio fra le liste che abbiano ottenuto al primo turno le due maggiori cifre elettorali nazionali e che abbiano i requisiti di cui al comma 1, numero 3)». L’unico requisito indicato al predetto comma 1, numero 3), è l’aver conseguito, sul piano nazionale, una cifra elettorale non inferiore al tre per cento del totale dei voti validi espressi. Ciò significa che, con un ballottaggio così concepito, si rischiava di assegnare 340 seggi della Camera dei deputati ad una lista anche poco votata al primo turno di votazioni (problema che si poneva, in particolare, per la lista arrivata seconda al primo turno).

La riforma costituzionale valutata nel merito (parte III)

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Di solito i sostenitori della legge costituzionale ripetono come un mantra due obiettivi enunciati nel suo titolo: la «riduzione del numero dei parlamentari» ed il «contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni». É incontestabile che mentre oggi il Senato della Repubblica si compone di 315 senatori (più i senatori a vita), il nuovo Senato riformato avrà una composizione di 100 senatori. Questi, peraltro — aggiungono i fautori della riforma — proprio perché non sono eletti direttamente dal popolo continueranno a gravare, dal punto di vista dei costi economici, sui Consigli regionali di cui sono rappresentanti.

La riforma costituzionale valutata nel merito (parte II)

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Numerosi articoli della riforma costituzionale, dal 29 al 36, contengono modifiche al Titolo quinto della Parte seconda della Costituzione, ossia al Titolo che riguarda le Regioni, i Comuni e gli altri Enti locali territoriali, ed i loro rapporti con lo Stato.

Mentre finora abbiamo visto che la riforma contiene molte disposizioni scritte in modo pasticciato ed approssimativo, nella parte riferita al Titolo quinto è evidente un più serio lavoro di approfondimento tecnico. Il problema è che una materia come questa non può essere lasciata ai tecnici del diritto.

La riforma costituzionale valutata nel merito

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La prima informazione da dare ai cittadini è che il testo della legge costituzionale che sarà oggetto del Referendum popolare nel prossimo mese di ottobre è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, Serie generale, del 15 aprile 2016, n. 88. Chi ha studiato un po’ di diritto si procuri quel testo e lo legga. In modo da comprendere esattamente di cosa si sta parlando, senza aspettare le interpretazioni e le spiegazioni di commentatori partigiani.