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La politica estera della prepotenza

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Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Rex Tillerson, dichiara che gli USA difenderanno «gli innocenti nel mondo». Non si sa esattamente chi, dall’alto (ispirazione divina?), o dal basso (pressione democratica delle masse?), abbia conferito agli Stati Uniti d’America il diritto di intervenire unilateralmente in ogni angolo del pianeta. Può essere che non tutti gli amici degli USA siano propriamente “innocenti”, ma, nel predetto diritto d’intervento unilaterale, rientra certamente quello di valutare contro chi si debba usare il massimo di rigidità e di durezza ed a chi, invece, possa essere accordato un trattamento più benevolo.

Alla fine degli anni Sessanta, inizi degli anni Settanta, del ventesimo secolo, c’era meno ipocrisia e l’Amministrazione USA ammetteva di contare dittatori impresentabili e sanguinari fra i propri sodali. Soltanto che erano sì degli autentici figli di puttana” (“sons of bitch”), ma erano i “nostri” figli di puttana.

Il linguaggio del corpo (mimica, movimenti, postura), per qualche verso la fisiognomica, e i rapporti Unione Europea/Russia/USA

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Il grande zoologo ed etologo inglese Desmond Morris, interrogato di recente a proposito del (per i più, per i meno avvertiti) sorprendente esito delle elezioni americane, ha parlato della necessità, a suo parere, quando in televisione appaiono i politici, di azzerare l’audio – non badando pertanto a quanto vanno dicendo – e di guardare con attenzione ai loro gesti e movimenti.

In buona sostanza, al linguaggio del corpo largamente inteso.

(E non torna alla mente, in cotal modo ragionando, per qualche verso, quando si tratti specificamente del volto, altresì la fisiognomica come studiata e disciplinata da Aristotele, Giambattista della Porta e Johann Kaspar Lavater, dimenticando ovviamente – per carità – Cesare Lombroso?)

Donald non è Ronald

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Donald non è Ronald, ma del resto neppure la Merkel può essere paragonata alla Tatcher.
Dobbiamo quindi accontentarci di leader liberal-conservatori sulle due sponde dell’oceano che se non saranno in grado di imporre al mondo i valori della democrazia occidentale, almeno siano in grado di difenderli. Già, perché l’eredità di Obama in politica estera (di cui Hilary Clinton è corresponsabile almeno per il primo mandato) è disastrosa.
Dalle primavere arabe è emersa l’ISIS.
La Cina comunista è in piena fase espansionistica anche sul piano militare nel mar Cinese Meridionale.

Donald Trump, ‘The Dark Horse’. Un ‘maverick’ alla Casa Bianca

Giovedì 22 dicembre alle ore 17.30, nella Sala dei Matrimoni in Palazzo Comunale, via Sacco, Varese, presentazione del libro “Donald Trump, ‘The Dark Horse’. Un ‘maverick’ alla Casa Bianca”. Con Mauro della Porta Raffo, coordinatore dell’opera, interverranno Claudio Bonvecchio, Edoardo Croci, Gianfranco Fabi, Gianmarco Gaspari, Enzo Laforgia, Giancarlo Mazzuca, Fabio Minazzi, Francesco Salvi
Ingresso libero

Un panorama internazionale e nazionale preoccupanti

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La situazione internazionale presenta aspetti inquietanti. L’esito delle elezioni statunitensi è, invero, un punto interrogativo. Come si comporterà la nuova amministrazione che non gode del conforto della maggioranza dell’opinione pubblica? Sarà all’altezza delle responsabilità che la carica comporta?

E’ vero che, volendo, gli esperti nei vari settori non mancherebbero, ma non è certo che il neo presidente sia in grado di operare le scelte opportune. La scelta dei collaboratori potrà, quindi, rappresentare per Trump l’hora della verdad. I problemi sul tappeto sono, invero, numerosissimi e di notevolissimo spessore: la situazione del Medio Oriente, del Nord Africa, dell’Africa Sub Sahariana, dell’Afghanistan, del Pakisttare, l’espansionismo economico della Cina, la pressione emigratoria dall’America Latina verso gli Stati Uniti senza contare i flussi migratori verso l’Europa.

USA 2016. Città e campagne: “Tra Philadelphia e Pittsburgh c’è un’altra Pennisylvania”

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Donald Trump alla Casa Bianca
Come e in qual modo Donald Trump ha vinto
Una lunga, infinita, campagna quella datata 2016.
Datata 2016 e cominciata a marzo del 2015.
Donald Trump, sbeffeggiato e dileggiato dall’intero caravanserraglio mediatico, destinato secondo tutti al ritiro pressoché immediato, scende in campo il 16 giugno dell’anno precedente quello elettorale.
Cento – che dico? – mille contro uno, la quota.
Mi è simpatico, ma neppure io gli credo.
Poi, l’uno dopo l’altro, i contendenti GOP evaporano.
Poi, dai primi di febbraio, i media passano in secondo piano.
E’ la gente che si esprime nei caucus e nelle primarie.
E The Donald vince.

Papa Francesco parla al congresso Usa

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I discorsi, tenuti dal papa in occasione della visita negli Stati Uniti, hanno evidenziato una serie di preoccupazioni decise, che intervengono inevitabilmente in modo diretto in seno al dibattito politico americano.

In particolare, Francesco si è concentrato su alcuni punti da sempre centrali nell’ambito del suo pontificato: punti, che hanno assunto ulteriore risonanza, data l’occasione e il luogo in cui sono stati ribaditi.

USA: elezioni presidenziali

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L’attenta osservazione dei risultati elettorali naturalmente generali ma altresi’ Stato per Stato nel trascorrere del tempo consente di vedere con precisione, di cogliere i momenti decisivi della storia americana per quanto riguarda il susseguirsi dei diversi ceti sociali al potere nel Paese e la geopolitica.