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Air Italy e Alitalia: un modello per due

Sono storie parallele quelle di Meridiana e Alitalia. Ora con l’arrivo del nuovo azionista Qatar Airways, la prima cambia nome e modello di business, ricercando dimensioni più grandi. Perché l’ex compagnia di bandiera non segue il suo esempio?

Breve storia di due compagnie italiane

Per molti anni sui cieli italiani hanno volato due soli vettori battenti bandiera nazionale: la grande, e in passato anche gloriosa, Alitalia, fondata dall’Iri nel 1947 principalmente per garantire i collegamenti internazionali del nostro paese; e la piccola Alisarda, vettore regionale fondato dal principe Karim Aga Khan nei primi anni Sessanta come compagnia di aerotaxi per assicurare i collegamenti turistici tra l’Italia continentale e la Costa Smeralda.

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Alitalia si vende subito? Forse che sì forse che no

Lufthansa, il principale candidato all’acquisto, chiede che Alitalia sia ristrutturata prima di essere venduta. L’esatto contrario di quanto si proponeva il nostro governo. La confusione nasce anche da norme spesso adattate alle esigenze della politica.

Prima la vendita o la ristrutturazione?

Grande è la confusione nei cieli della vendita di Alitalia ma, a differenza del comandante Mao, non possiamo dedurne che la situazione sia eccellente. Air France ha smentito di aver presentato un’offerta, tuttavia potrebbe essere interessata. Invece Lufthansa, che l’offerta l’ha presentata, non sembrerebbe così convinta di chiudere. L’amministratore delegato Carsten Spohr ha scritto giovedì 11 gennaio al ministro dello Sviluppo economico sostenendo che “Alitalia avrebbe bisogno di una significativa ristrutturazione prima dell’acquisizione da parte di Lufthansa”.

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Compratore cercasi per Alitalia

Il bando per la cessione della compagnia di bandiera è scaduto da tempo. Per ragioni diverse, nessuna delle tre offerte presentate sembra destinata al successo. Con il rischio che l’azionista di riferimento di Alitalia resti il contribuente italiano.

Prestito ponte rinnovato

Si avvicina il Natale e gli italiani, che hanno storicamente sostenuto le perdite di Alitalia ai tempi del controllo pubblico e aiutato con misure di welfare l’arrivo dei “capitani coraggiosi” nel 2008, si domandano se avranno la fortuna di trovare sotto l’albero un acquirente della disastrata compagnia di bandiera.

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PERCHE’ ITALO E’ PIU’ IMPORTANTE DI ALITALIA

Italo

Certo Matteo Renzi, che parla come un disco rotto di un Paese competitivo ed efficiente, il dossier degli ultimi mesi sul caso-Italodovrebbe rileggerselo con attenzione. E, finché è in tempo, tentare un intervento in calcio d’angolo. Perché è il paradigma dell’Italia contemporanea.
Altrimenti ha ragione chi parla di corsia preferenziale per Alitalia. E non si capisce oltre tutto perché il migliaio abbondante di dipendenti di Nuovo trasporto viaggiatori – la società fondata otto anni fa da Diego Della Valle, Gianni Punzo e Luca Cordero di Montezemolo per sfidare Trenitalia sull’alta velocità – debba essere considerato meno pesante dei 970 esuberi dell’ex compagnia aerea di bandiera stuprata e lasciata in stallo ad alta quota dai capitani coraggiosi.

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ALITALIA E LE FERROVIE, UN MATRIMONIO CHE “NON S’HA DA FARE”

Correva l’anno 1827 quando gli sgherri di Don Rodrigo, il signore locale della terra in una Milano primo seicentesca, sussurravano all’orecchio del timido don Abbondio, in procinto di maritare i promessi sposi: “Or bene, questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”. Sono trascorsi “appena” 180 anni da quel momento di alta cultura italiana ma la parabola del curato milanese, di Renzo e della bella Lucia torna di moda nell’Italia contemporanea della crisi istituzionale, della trazione a targa Cassa Depositi e Prestiti e del ritorno dello Stato sulla finanza privata e sulle macerie dei prodotti sub-prime.

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