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Perché i Cinque Stelle non convincono

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Il voto del Senato riguardante il senatore Augusto Minzolini ha suscitato le vibranti proteste del Movimento Cinque Stelle. Dico subito che, avendo ascoltato la diretta del dibattito parlamentare (tramite Radio Radicale) e, in particolare, l’autodifesa di Minzolini, non trovo nulla di scandaloso nel modo in cui il Senato ha votato.

La discussione ha riguardato, tra l’altro, un argomento che si trascina da troppo tempo e che, effettivamente, compromette non poco la credibilità della funzione giudicante nel nostro ordinamento. Un appartenente all’ordine giudiziario può pure impegnarsi in politica, farsi eleggere a cariche elettive, ricoprire importanti incarichi di governo e di sottogoverno. Deve essere chiaro, però, che dopo che ha così varcato il Rubicone, con la magistratura ha chiuso. Non può, dopo dieci, vent’anni, d’intenso impegno politico, ritornare a fare il giudice come se nulla fosse; esercitare funzioni inquirenti (ufficio del Pubblico ministero), e, meno che mai, giudicanti. Tutto questo non deve essere possibile perché il giudice, una volta diventato politico, perde i requisiti fondamentali che devono connotare il mestiere di magistrato: essere, ed apparire, “terzo” ed imparziale rispetto alle parti processuali. Non si tratta soltanto di consentire al cittadino di ricusare nel processo il giudice che considera non imparziale, perché magari questi ha avuto rilevanti responsabilità in un partito avverso all’orientamento in cui si riconosce quel cittadino medesimo.

Qualche riflessione sul panorama politico da parte di un osservatore che si sforza di essere distaccato

Politica-Italiana

Il c.d. “renzismo sembra al capolinea. IL suo caudillo, preso da giovanil baldanza, ha tirato troppo la corda e la fune si è spezzata.

Il Partito Democratico sta ora mostrando la sua duplice natura: quella vetero comunista, che tanti danni ha procurato all’Italia, e quella per così dire “social democratica”.
E ciò produce instabilità malgrado le buone intenzioni dell’attuale Primo Ministro Gentiloni.
Quanto all’opposizione non si intravede un partito o un’alleanza idonei ad affrontare autorevolmente i difficilissimi problemi del momento (modestissimo incremento economico, perdurante disoccupazione giovanile, crisi dell’Unione Economica Europea, afflusso di profughi che rischia di stravolgere il nostro equilibrio socio-culturale).
I “CINQUE STELLE”, malgrado i successi elettorali, frutto soprattutto del disgusto di una parte dell’elettorato verso i partiti tradizionali, non sembrano avere un programma ben articolato e di disporre di uomini o donne all’altezza.

Il 5 giugno, liberi di essere milanesi

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Ancora una volta Milano anticipa cambiamenti profondi della società italiana. Era già una celebre constatazione di Gaetano Salvemini: “quel che accade oggi a Milano, domani avverrà nel resto d’Italia”. E questo qualcosa oggi si identifica con la mutazione, forse la rifondazione dell’intero schieramento di centrodestra, scosso dai populismi della Lega e di Fratelli d’Italia, dalla disgregazione in corso nella galassia berlusconiana, dalla cronica subalternità del centrismo di Alfano alla sinistra.