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Con Trump arriva la prima rivoluzione antiglobale

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Non saremo esteti elettorali, e non sappiamo né ci interessa giudicare le elezioni in base alla loro bellezza. Brutte, sporche e cattive che siano, le elezioni presidenziali americane del 2016 che hanno portato Donald Trump, il candidato più impresentabile di sempre, alla Casa Bianca, hanno cambiato la Storia e attestato una mutazione politica epocale. La fine del primo tempo dell’era globale, quella iniziata con la caduta del muro di Berlino e che ha cominciato la sua dissolvenza col fallimento di Lehman Brothers.

La rabbia della middle class alla Casa Bianca

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NEW YORK –C’è una rivoluzione in corso in America. La trionfale performance di Donald Trump nelle elezioni di ieri notte, il testa a testa prima e poi la vittoria contro Hillary Clinton in Stati che dovevano essere sicuri per l’ex First Lady, dimostra quanto la pancia del Paese avesse, e abbia ancora oggi dopo il voto, i sentimenti radicati nella protesta. Protesta contro le mancate promesse per il cambiamento, protesta contro l’establishment: che sia establishment politico, democratico o repubblicano, che si tratti di grandi aziende o dell’1% più ricco della popolazione importa poco. Si vota contro. E Trump, pur essendo un miliardario, era disprezzato e dileggiato dall’establishment. Ed è diventato così l’alfiere antiestablishment in nome del popolo.

PENSIERINI DI FINE ANNO

pensiero

“Logorrea” dal greco “logos” (parola, discorso) e da “rea” (scorrere) s’intende la verbosità irrefrenabile talvolta patologica.
“Megalomania” dal greco “megalos” (grande) e “mania” (pazzia) significa la tendenza a presumere esageratamente delle proprie possibilità economiche o intellettuali che si traduce in atteggiamenti e comportamenti di burbanzosa prosopopea. Sono difetti non infrequenti tra gli uomini di potere.