Del governo a 5 Stelle

Consideriamo le otto regioni dell’Italia meridionale ed insulare: Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna. Nelle elezioni della Camera dei deputati, il Movimento 5 Stelle ha conquistato 76 collegi uninominali su 80. Nelle elezioni del Senato, il Movimento 5 Stelle ha conquistato 37 collegi uninominali su 39.

Come era logico che accadesse, con il sistema maggioritario in collegi uninominali l’Italia non è risultata tripolare, ma bipolare, perché uno dei tre poli di partenza, in questo caso il centro-sinistra, è uscito fortemente ridimensionato. Noi avevamo sperato, invece, che ad essere ridimensionato fosse il Movimento 5 Stelle che consideravamo partito di protesta, privo di reale radicamento.

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Appello al voto per Croci al Consiglio regionale in Lombardia

Domenica 4 marzo si vota per le politiche ed anche per le regionali.  Nel corso di questa campagna elettorale “Carta Libera” ha   portato avanti ed approfondito importanti tematiche, tra le quali i temi dell ’economia, dell’Europa, della cultura e della Libertà, sottolineando l’estrema importanza di questa tornata elettorale  e la necessità di scegliere responsabilmente.

Come Redazione vogliamo sottolineare che La lista “Parisi con Fontana – Energie per Lombardia” è l’unica lista che, nell’ambito del “centro/destra”, si presenta alle Regionali lombarde con un chiaro e convinto indirizzo “liberale” ed “europeista”, in cui la redazione di “Carta Libera “si riconosce pienamente

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Mitt Romney torna in pista

Venerdì, l’ex governatore del Massachusetts ha annunciato la sua candidatura per il seggio senatoriale dello Utah.

Di fede mormone, Romney ha generalmente militato nelle file più centriste del Partito Repubblicano, cercando per due volte di arrivare alla presidenza degli Stati Uniti. Ma senza troppa fortuna. La prima, nel 2008, fu sconfitto durante le primarie repubblicane da John McCain. La seconda, nel 2012, riuscì a conquistare la nomination ma fu sconfitto da Barack Obama alla General Election. In entrambi i casi, scontò la sua immagine troppo moderata e – in particolare – la sua fede religiosa. Ha infatti subìto ripetutamente l’ostracismo della destra evangelica, che non lo ha mai digerito, scegliendo di boicottarlo

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La più grande catastrofe navale della storia: l’affondamento della Wilhelm Gustloff nel 1945

Il 4 febbraio del 1936, un venticinquenne studente di medicina, ebreo tedesco di origine croata, David Frankfurter, si recò a Davos nell’abitazione di Wilhelm Gustloff, il fondatore e leader del partito nazista in Svizzera, e lo uccise con quattro colpi di pistola. Gustloff, nato nel 1895 in Germania ma trasferitosi per problemi di tisi a Davos, dove lavorava per il governo elvetico come meteorologo, si era iscritto al NSDAP (Nationalsozialistiche Deutsche Arbeiterpartei) nel 1929 e godeva di un buon rapporto con Hitler grazie a sua moglie Hedwig che era stata segretaria del futuro Führer nel 1923 al tempo del fallito Putsch di Monaco. In Svizzera Gustloff si era prodigato per diffondere i “Protocolli dei Savi di Sion”, un testo apparso nel 1905 e già all’epoca considerato un falso documentale, che mirava a screditare gli ebrei attribuendo loro un fantomatico piano per arrivare al dominio e controllo del mondo. Questo strumento di propaganda antisemita, pubblicato come presunto resoconto di sedute segrete svoltesi a Basilea in occasione del congresso sionista del 1897, mentre si trattava in realtà di un riadattamento in chiave antiebraica di un libello di Maurice Joly del 1864 contro Napoleone III, fu usato a lungo dal nazismo per alimentare l’odio ed il disprezzo verso gli ebrei anche dopo il 1921, quando sul Times era apparso un esauriente articolo che ne dimostrava la totale falsità ed il plagio dal testo francese. I Protocolli furono editi in Germania dall’ideologo del nazismo Alfred Rosenberg nel 1923 col titolo “Die Protokolle der Weisen von Zion und die Judische Weltpolitik” (I protocolli dei Savi di Sion e la politica mondiale giudaica) e menzionati da Adolf Hitler nel suo “Mein Kampf”.

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ALITALIA E FERROVIE: UNA PREOCCUPANTE INDISCREZIONE

Non sappiamo quanto ci sia di vero nell’idea che Ferrovie dello Stato entri in Alitalia, oggetto nei giorni scorsi di varie indiscrezioni di stampa. Quello che preoccupa è che essa sia del tutto verosimile.

Non sappiamo, dunque, se si tratti di un’ipotesi, un pour-parler o un progetto dettagliato; né se sul dossier stia lavorando la Cassa depositi e prestiti o se invece le Ferrovie stiano cercando di coagulare una cordata con società private. Ci auguriamo che si tratti di una fake news pre-elettorale, ma non possiamo né sminuirne l’importanza né ignorarla: e non solo perché davvero non se ne sente il bisogno, ma perché una simile manovra sarebbe in linea con diverse operazioni che hanno visto il progressivo ritorno dello Stato in aziende e settori che negli anni scorsi ne avevano invece registrato la fuoriuscita; e nel parallelo agglomerarsi di nuovi colossi pubblici (da ultimo, con l’acquisizione dell’Anas da parte di Fs). La gara per la cessione di Alitalia è in corso e, date le condizioni della compagnia, non è facile trovare acquirenti che si accontentino di poche garanzie e di facili ristrutturazioni.

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Air Italy e Alitalia: un modello per due

Sono storie parallele quelle di Meridiana e Alitalia. Ora con l’arrivo del nuovo azionista Qatar Airways, la prima cambia nome e modello di business, ricercando dimensioni più grandi. Perché l’ex compagnia di bandiera non segue il suo esempio?

Breve storia di due compagnie italiane

Per molti anni sui cieli italiani hanno volato due soli vettori battenti bandiera nazionale: la grande, e in passato anche gloriosa, Alitalia, fondata dall’Iri nel 1947 principalmente per garantire i collegamenti internazionali del nostro paese; e la piccola Alisarda, vettore regionale fondato dal principe Karim Aga Khan nei primi anni Sessanta come compagnia di aerotaxi per assicurare i collegamenti turistici tra l’Italia continentale e la Costa Smeralda.

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