Addio a Charles Jenkins, il marine americano che disertò in Corea del Nord

Questa incredibile storia avrebbero potuto scriverla Ian Fleming, John Le Carré o Tom Clancy.

Lunedì 11 dicembre 2017, nella sua abitazione sull’Isola di Sado, al largo della costa occidentale del Mar del Giappone, è spirato, all’età di settantasette anni, Charles Jenkins.

Chi era costui?

Alle orecchie della stragrande maggioranza dei lettori più o meno informati, questo nome non evocherà certamente alcun ricordo.

Eppure, nel momento storico che stiamo vivendo, in piena recrudescenza della crisi diplomatica nella penisola coreana, il nome, il ricordo, ormai, di Charles Jenkins assume notevole importanza.

Perché? Perché egli fu il primo – e, a quanto risulta dai documenti ufficiali, finora unico – militare statunitense a disertare, volontariamente, in Corea del Nord, nonché una delle ultime testimonianze viventi della Guerra Fredda in Asia Orientale.

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Troppo ricca la proroga della concessione autostrade

Il Ministero delle Infrastrutture ha pronta un’altra proroga, quella della  concessione della società Autostrade per l’Italia (ASPI), assai più rilevante delle precedenti. L’occasione è il cosiddetto “Passante” di Genova, un progetto da 4,3 miliardi che l’ASPI si impegna a costruire (entro il 2028) e a finanziare assieme ad altri investimenti per un totale di 7,8 miliardi entro la fine dell’attuale concessione (2038). In cambio il Governo concede una proroga di 4 anni, un indennizzo di subentro ed una revisione della regola tariffaria per cui i pedaggi aumenteranno con l’inflazione al 100% (contro solo il 70% di oggi) più lo 0,5% l’anno.

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Donald Trump, un anno dopo. Bilanci e incognite

Il 20 gennaio 2017 il tycoon giurava da presidente. E sta finendo il periodo in cui il capo della Casa Bianca ha le briglie più sciolte, non condizionate da scadenze elettorali: il 6 novembre c’è il voto di Midterm

Un anno e mezzo. Una volta eletto per il primo mandato, il presidente degli Stati Uniti ha un anno e mezzo, diciotto mesi, per governare. Per governare senza eccessivi lacci e impedimenti. Senza essere condizionato da scadenze elettorali. Trascorso tale periodo, avvicinandosi le Mid Term Elections, tutto cambia. I doveri nei confronti dei parlamentari «amici» nonché del partito stesso viepiù prevalgono e vincolano. Non che nel predetto periodo «aureo» possa il Capo dello Stato Usa fare davvero quello che vuole.

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Centrodestra. Parisi firma alleanza con I Liberali di Croci e Scognamiglio

Il leader di “Energie per l’Italia” Stefano Parisi ha sottoscritto un’alleanza politico elettorale con il movimento de “I Liberali” rappresentato da Edoardo Croci, presidente de I Liberali e già assessore nella Giunta Moratti a Milano, e il già presidente del Senato, Carlo Scognamiglio, per un comune impegno alle prossime elezioni politiche.

“La scelta di unire le forze con Parisi è frutto della condivisione di un progetto politico liberale, innovativo e autonomo rispetto a proposte strumentali e non più credibili. Il rilancio dell’Italia passa per una chiara svolta verso l’economia di mercato e lo stato di diritto e richiede il dimagrimento dello Stato e delle burocrazie. La riduzione delle tasse e della spesa pubblica, la condivisione dei valori atlantici ed europei, il miglioramento delle infrastrutture e dei servizi pubblici insieme alla tutela dell’ambiente sono anche le nostre priorità.” – hanno dichiarato Edoardo Croci e Carlo Scognamiglio.

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Cinque domande ai partiti sul fisco

Si possono avere molti dubbi sulla campagna elettorale che si sta aprendo. Ma c’è una certezza: l’idea che la spesa pubblica sia la risposta a tutti i problemi sembra essere universalmente condivisa, nonostante la consapevolezza della precarietà delle nostre finanze pubbliche. 

C’è però un aspetto interessante, della discussione di questi giorni. A lungo seppellita, sta riaffiorando nel dibattito pubblico la questione fiscale. Il tema del rapporto fra Stato e cittadino, di cui i tributi sono la più autentica cartina di tornasole, non si rassegna a stare sullo sfondo.

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Governi e sharing economy: la scelta di non fare nulla

In Italia spesso si fanno troppe leggi, ma qualche volte troppo poche!

Il caso delle leggi per regolamentare la “sharing economy” è emblematico: l’Italia non riesce ad avere una regolamentazione semplice, chiara e che si limiti a porre pochi ma essenziali paletti. Leggi che, come da sempre chiede Libertates, siano assieme una garanzia della libertà di mercato e dei diritti dei più deboli e dei cittadini.

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