Categoria: Politica Naz.

Il populismo è il male del popolo

Nella Ricchezza delle nazioni Adam Smith contrappone “la scienza del legislatore, le cui deliberazioni dovrebbero essere governate da principi generali che sono sempre gli stessi, all’abilità di quell’insidioso e astuto animale volgarmente chiamato uomo di stato o politico i cui giudizi sono ispirati dalle circostanze del momento” (UTET 1975, IV, 2). Se dovessimo definire il populismo, che tanti altri hanno definito in vario modo, diremmo proprio che esso consiste nel totale abbandono o nel parziale allontanamento dei governanti dalla scienza del legislatore e nell’affidarsi a insidiosi e astuti uomini politici che sfruttano le circostanze del momento per imporsi affermando disvalori contrastanti con gli smithiani principi generali che sono sempre gli stessi.

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Per creare veri posti di lavoro, più che le misure acchiappavoti bisognerebbe dimezzare le imposte sulle imprese

In questo momento di incertezza nella congiuntura internazionale (Brexit, nuove possibili imposte americane sulle loro importazioni, possibile rialzo dei tassi d’interesse con la fine del quantitative easing, ecc.) il vero azzardo di questo Governo non consiste tanto nella volontà di non rispettare gli impegni presi dall’Italia con la UE, ma soprattutto nell’ignorare le chiare indicazioni provenienti dal mercato finanziario, che valutano il rischio connesso ai titoli di Stato italiani assai elevato con uno spread ormai stabilmente intorno ai 330 punti, più del doppio dei livelli precedenti alla formazione del nuovo governo.

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Referendum Atac, chi l’ha mai vista la liberalizzazione in Italia?

Nel referendum proposto dai radicali non c’è un atteggiamento punitivo nei confronti dell’Atac, anzi. C’è la presa d’atto che a Roma, e in tutta Italia, i disastrati trasporti locali hanno bisogno di nuove regole, responsabilizzanti, per il rilancio del trasporto pubblico. Il Tpl ha bisogno di imprese vere di trasporti (pubbliche o private) e non di cinghie di trasmissione del consenso attraverso metodi consociativi e clientelari. Fare le gare per l’affidamento del servizio dove è gestito in monopolio per le imprese pubbliche significherebbe rompere con un passato che è stato teatro di malagestione, illegalità, nessuna trasparenza, alti costi, inefficienze che alla fine hanno penalizzato i cittadini e le casse pubbliche (disservizi, uso smodato dell’automobile, inquinamento e congestione e incidenti in città)

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Disastro ATAC: perché è essenziale votare al referendum per la liberalizzazione del trasporto pubblico locale

L’11 novembre i residenti a Roma saranno chiamati a votare la loro preferenza per un trasporto pubblico locale liberalizzato o lasciato nelle mani di Atac. Ogni giorno i cittadini romani vivono i disservizi e la crescente carenza di sicurezza del trasporto pubblico locale, mentre su tutti gli italiani grava il costo di una società in totale dissesto. 
Nel focus “Il buco Atac peggiora, ma è possibile chiuderlo”, Andrea Giuricin, Fellow dell’Istituto Bruno Leoni, esamina il bilancio Atac 2017, dimostrando che la società pubblica “non rispetta i contratti di servizio; non effettua le corse come da programmazione del Comune; ammette di non rispettare i requisiti di manutenzione dei veicoli; costa il doppio di quello che dovrebbe costare. In cambio, continua ad essere finanziata dai contribuenti, compresi i non romani, continua a non pagare i propri debiti, continua a peggiorare il servizio”.

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Deficit, pensioni anticipate, condoni. Quale cambiamento? È l’Ancien Régime

Se qualcuno volesse scrivere con spirito di verità la storia del trapasso della Prima nella cosiddetta Seconda Repubblica e l’ordalia di Tangentopoli dovrebbe, in primo luogo, indagare le ragioni della coincidenza tra il default dello Stato e quello del sistema politico, cioè tra la fine del credito riconosciuto dai mercati al nostro debito pubblico e alla nostra moneta e quello del popolo per i partiti che, dall’inizio del secondo dopoguerra, avevano governato la democrazia italiana.

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Compagnie aeree: chi non innova resta a terra

Alitalia, Air Berlin, Ryanair e Monarch: cosa hanno in comune queste quattro compagnie aeree in crisi? I modelli di business sono diversi, così come le dimensioni. Ma condividono il fatto di non aver saputo adeguarsi alle nuove richieste del mercato.
Quattro compagnie, quattro crisi diverse
Grandi turbolenze hanno interessato i cieli delle compagnie aeree europee negli ultimi mesi.

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Tagli alle pensioni, d’oro non c’è niente

In questi giorni di ferragosto appaiono (al solito) le prime anticipazioni sulla manovra di settembre e, con altrettanta puntualità, le indiscrezioni sulle modifiche alle pensioni.
Quest’anno i 5Stelle puntano a quello che è uno dei loro cavalli di battaglia: i tagli delle “pensioni d’oro” (definizione giacobina e aizzapopoli, che i media, se avessero spirito critico, dovrebbero rifiutare, come facciamo noi).
Ma loro agiscono alla loro maniera: più una mossa elettorale per dimostrare ai loro elettori di aver adempiuto alle promesse che una operazione seria e meditata.
Infatti quanto previsto (il taglio delle pensioni oltre i 4000 euro con riferimento al momento dell’andata in pensione) è inattuabile, incostituzionale e ingiusto.

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Domeniche senza acquisti: un vantaggio per pochi

l divieto di apertura domenicale dei negozi favorisce i piccoli commercianti e una parte dei lavoratori. Danneggia però i consumatori, che sono una platea molto più vasta. Il governo dovrebbe perciò considerare le conseguenze sul benessere collettivo.

Obbligo di chiusura

Fa discutere, in questi giorni, l’intenzione dichiarata dalla maggioranza di governo di abrogare la liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali introdotta dal governo Monti nel 2011. In pratica, il governo vuole reintrodurre l’obbligo di chiusura domenicale o, almeno, porre forti vincoli alle aperture (si parla di un massimo di 25 per cento degli esercizi con facoltà di apertura domenicale per ogni settore merceologico).

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