Categoria: Politica Naz.

Il grande problema dell’Italia: il debito pubblico

debito-pubblico-2

Il debito pubblico è a nostro parere, tra i primi problemi dell’Italia.

Il debito pubblico si forma perché le spese dello stato sono maggiori delle sue entrate. Si manifesta attraverso le obbligazioni emesse dal tesoro.

Quasi tutti i paesi sviluppati hanno visto crescere la spesa pubblica a partire dagli anni sessanta. Cionondimeno i paesi che hanno registrato una crescita delle imposte( le quali servono a far fronte alla spesa pubblica) la quale non si discosta troppo dalla crescita della spesa hanno debiti contenuti.

Altri paesi, per contro, hanno avuto spese in veloce aumento con imposte che crescevano lentamente. Donde disavanzi notevoli che, accumulati negli anni, hanno generato un notevolissimo debito.

Le possibilità elettorali del centro destra

elezioni1

Appare evidente che, salvo imprevisti, non si terranno elezioni politiche prima della scadenza normale.

Le forze politiche sono raggruppate, grosso modo ,in tre schieramenti :il Centro-sinistra, diviso come non mai in varie correnti, i Cinque Stelle, che hanno ,tuttavia, perduto lo slancio innovativo iniziale e che stanno pagando per l’inesperienza amministrativa e la scarsezza di leader autorevoli( si può essere bravi nell’avanspettacolo ma la politica richiede ben altre qualità ),il Centro-Destra è in indubbia ripresa .Avrebbe pertanto non poche possibilità di ottenere una valida affermazione purché il Presidente Berlusconi ,che indubbiamente è un ingegno acuto, sappia operare scelte oculate in materia di candidati e non presti ascolto ai vari prosseneti ed adulatori-ci m a a gli amici saggi e fedeli di lungo periodo (ad es. Letta e Confalonieri). Forse sarebbe anche tempo che scegliesse un Delfino che fosse in grado di guidare con autorevolezza il Centro-Destra.

La concorrenza alle calende greche, nonostante gli sforzi di Calenda

Carlo_Calenda

Avete presente quando si dice che servono misure per la crescita economica, per l’innovazione e per gli investimenti? Ecco, il DDL Concorrenza è (ed era ancora di più nella sua versione originaria del 2015) uno di quei provvedimenti che concretamente sono capaci di espandere il potenziale dell’economia italiana. Se fosse stato approvato in tempi fisiologici, in 6 mesi o un anno, avrebbe già esplicato i suoi effetti positivi nei vari comparti in cui interviene.

Nel settore delle farmacie avremmo finalmente aperto il mercato delle società di capitali, una opportunità di attrazione di investimenti importante. Nel mercato energetico, avremmo già liberalizzato l’offerta a vantaggio dei consumatori. Avremmo già permesso a chi contrae un mutuo in banca di poter stipulare la polizza assicurativa con un’altra compagnia, dunque favorendo la competizione al ribasso. Poste Italiane non avrebbe già più il monopolio della spedizione degli atti giudiziari, con la conseguente apertura di un importante business per i servizi postali privati e un risparmio di danaro del contribuente.

Il Centro Destra e le prossime elezioni politiche

comunali-160604142007

Appare ormai chiaro che, salvo imprevisti, la prossima tornata elettorale politica nazionale si terrà in primavera.

Il Centro Sinistra ha perso colpi in seguito ai ripetuti errori di Renzi.

Ed é diviso.

Anche il Movimento Cinque Stelle non brilla a causa dell’incerta gestione nell’amministrazione di molte città.

Non sembra, inoltre, che abbia leader in grado di prenderne efficacemente la guida.

Il Centro Destra potrebbe pertanto accrescere i propri voti ma deve fare i conti con Salvini che teme un accordo Berlusconi- Renzi.

Un colpo di scena, che sconvolgerebbe il panorama politico, potrebbe, forse, venire dall’eventuale ritorno di Enrico Letta nella politica attiva.

Il c.d. “jus soli”

I nostri illuminati governanti intendono concedere ai figli di profughi o immigrati nati in Italia la cittadinanza.

In linea teorica le finalità sembrerebbero valide: favorire l’integrazione, controbilanciare il tasso d’invecchiamento della nostra popolazione e la riduzione delle nascite.

Dato, però, che, conoscendo i “Sinistri”, non credo in toto nella loro buona fede penso che il progetto “de quo” abbia come fine soprattutto quello di distogliere l’attenzione delle masse elettorali dal ” non risolto “problema degli sbarchi e dal grande rischio della trasformazione, in un breve lasso di tempo, della società italiana in un altro territorio a prevalenza islamica e di accattivarsi futuri elettori.

E’ giusto salvare quelli che rischiano la vita in mare o in terra ma occorre esercitare con estrema decisione ogni sforzo in sede internazionale per cercare di eliminare le cause del fenomeno.

E ciò, come abbiamo scritto più volte su questo foglio, è un’impresa fattibile solo “internazionalmente”.

Incidit in foveam quam fecit

profughi-siriani

“Cadde nella fossa che egli stesso scavò”.

E’ un antichissimo proverbio mai smentito dall’esperienza.

L’Unione Europea non riesce ad elaborare un piano onde cercare d’interrompere i quotidiani naufragi e le conseguenti morti cui assistiamo lungo le nostre coste.

Su questo foglio “abbiamo osato” indicare una soluzione: intervenire laddove nasce il fenomeno. E’ una difficilissima soluzione ma non ne vediamo altre efficaci.

I Governi europei credono di risolvere il problema accantonandolo, credendo cioè che valga il motto statunitense “non nel mio cortile” ma ormai non c’è più un cortile che sia solo nazionale.

L’esecutivo italiano deve perciò porre “in maniera drammatica” la questione a tutti gli altri Governi e questo anche nell’interesse dei poveri esuli.

Altrimenti l’integralismo islamico troverà molta benzina per i suoi incendi.

LA PIÙ GRANDE RIFORMA DI CUI ABBIAMO BISOGNO: LIQUIDARE ALITALIA

alitalia_end

“When a management with a reputation for brilliance tackles a business with a reputation for bad economics, it is the reputation of the business that remains intact”. Warren Buffett.

C’è una cosa difficile da comprendere: da quando, negli ultimi giorni, puntuale e prevedibile la questione Alitalia è tornata alla ribalta, si è assistito a un profluvio di articoli, interviste, dichiarazioni… intente a scandagliare le ragioni che avrebbero condotto l’infausta compagnia “di bandiera” all’ennesimo tracollo. “Meglio Air France”, “la colpa è dei manager”, “Montezemolo è sempre in mezzo quando succedono pasticci”, “sono i lavoratori a essere dei privilegiati”, “i contratti per il rifornimento di carburante sono troppo onerosi”, “mancano aerei di lungo raggio”, “la struttura azionaria non ha permesso lo sviluppo”… una ridda di osservazioni che potrebbe pure avere un qualche interesse per gli abbonati ad Aviation Week, ma alle quali, da cittadini e contribuenti, dovremmo rispondere con un sonoro “chissenefrega”!

Pensioni da incubo – e il sonno dei giuristi

pensioni

Ai nostri primi cenni sull’enorme disparità di trattamento tra le generazioni che ci hanno preceduto e i millennials, qualcuno ha commentato frettolosamente per accusarci di essere intenzionati a smantellare il welfare nazionale. Purtroppo la sindrome di Stoccolma è molto diffusa nel Paese: soprattutto il sabato mattina, quando valenti studenti liceali protestano contro i tentativi di offrire loro qualche chance in più nel mondo del lavoro. Oppure quando i sedicenti “socialisti” affermano che i “diritti acquisiti” non si toccano, e quindi se lo Stato ha permesso a una donna di non lavorare per tutta la vita, in quanto figlia nubile di un parlamentare dell’assemblea regionale siciliana deceduto, dobbiamo assistere impotenti.

Gli argomenti fallati che usano li conosciamo:

benaltrismo: ma perché occuparsi di pensioni quando ci sono: evasione, criminalità, corruzione?
reductio ad hitlerum: se inizi a togliere il diritto al vitalizio arriverai a levare tutti i diritti;
conservazione: lo Stato si regge sulle sue leggi, ergo non puoi modificarle.