Categoria: Politica Naz.

Biografia di Mauro della Porta Raffo come appare in www.cinquantamila.it Catalogo dei viventi

Mauro della Porta Raffo, nato a Roma il 17 aprile 1944.
Scrittore.
Saggista.
“Ho visto, ho letto e ricordo tutto (perfino le cose che devono ancora accadere)” • Figlio del tenente Manlio Raffo, romano, e di Anna Maria della Porta RodianiCarrara, nativa di Genazzano (Roma), folgorati nel 1942 da “un colpo di fulmine, un amore che fa superare i terribili e subito emersi contrasti di carattere”: per sposare la donna, il tenente Raffo, fervente fascista già volontario in Grecia, rinunciò a partire volontario per la campagna di Russia, nonostante avesse già completato l’apposito corso preparatorio a Terracina.
“Un atto […] deciso in piena coscienza, ma del quale, sono certo, non si darà mai pace. […]

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Un lockdown assurdo, pericoloso e non spiegato. Appello alla logica

Legare le mani dietro la schiena a un paese azzoppato non è una strategia seria. Non è neppure una strategia poco seria
Nel 1958, l’imprenditore e filantropo libertario americano Leonard Read scrisse un delizioso racconto, intitolato “I, Pencil”, nel quale una matita racconta il suo albero genealogico. La sua fabbricazione richiede la collaborazione inconsapevole di innumerevoli persone, dai boscaioli dell’Oregon alla segheria californiana dove i tronchi di cedro vengono lavorati, dai minatori dello Sri Lanka che estraggono la grafite per la mina fino ai raffinatori di olio per la laccatura esterna. Read aveva capito, settant’anni fa, un dettaglio dell’economia moderna che probabilmente è sfuggito – nella concitazione di questi giorni – al governo Conte: la sua complessità.

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UBBIDIENTI, MA ALL’ERTA. COMBATTERE L’EMERGENZA, MA DIFENDERE LA DEMOCRAZIA

«Primum vivere, deinde philosophari» (prima si pensi a vivere, poi a fare della filosofia): se il diritto alla salute sta giganteggiando su tutti gli altri è in virtù della gravità della minaccia alla – appunto – salute di tutti i cittadini, che ovviamente è un a priori rispetto al sistema produttivo e, nella corretta misura, rispetto ai pilastri dello Stato di diritto. Ma qualunque riflessione “extra-sanitaria” non può essere liquidata come dissertazione sui massimi sistemi. Bisogna anzitutto saper prendere le distanze da una narrazione eccessivamente colpevolizzante la società civile (che, dati alla mano, sta perlopiù obbedendo) e, specularmente, dalla totale de-responsabilizzazione (e finanche mitizzazione!) della società politica – o, meglio, dei vertici politico-amministrativi dello Stato, dal presidente del consiglio dei ministri ai sindaci, passando per i “governatori”. Il tutto mentre i militari presidiano le strade e fonti di rango secondario comprimono le libertà costituzionali in una misura mai sperimentata nella storia della Repubblica, a Parlamento (clamorosamente) chiuso.

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Air Italy, il fallimento del non-mercato

La crisi di Air Italy ha radici strutturali oltre che nella strategia dell’impresa. Difficile dunque pensare a una soluzione stile Alitalia. Ma è la mancanza di una seria politica di sviluppo del paese che fa sì che ogni crisi aziendale rappresenti un dramma.

Da dove nasce la crisi

La botte piena e la moglie ubriaca. Vogliamo salvare Alitalia, ma poi ci lamentiamo se le altre imprese non stanno in piedi. E così nasce la questione di Air Italy. Che ha diverse concause, per carità, ma che sicuramente non ha beneficiato dell’accanimento terapeutico che da anni tiene sul mercato un suo grande concorrente, quale è Alitalia, con ormai oltre un miliardo di denaro pubblico.

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LA CURIOSA RAGIONE PER CUI SANDERS NON SARA’ PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI

Parecchi mesi fa, agli albori delle primarie democratiche USA, su queste pagine indicavo come favorito uno sconosciuto giovane sindaco gay di una cittadina grande come Sesto San Giovanni, dal nome improbabile, Pete Buttigieg, procurandomi benevole sfottiture da parte di qualche amico, che oggi tende ad attribuirmi invece misteriose doti divinatorie. Per considerarlo un ragionevole outsider, in realtà bastava guardare i concorrenti, privi chi di idee, chi di carisma, chi di ragionevolezza, e chi di tutte e tre.

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In memoria di Vladimir Bukovskij

Un ricordo di Vladimir Bukovskij, primo presidente dei Comitati per le Libertà
E’ stato a Milano, nel 1999, che ho incontrato per la prima volta Vladimir Bukovskij, il nostro futuro Presidente generale, l’eroe della resistenza antisovietica, colui che ci ha appena lasciato all’età di 76 anni. Era un personaggio importante, un uomo capace di far fronte ai gulag e alle torture, eppure poco conosciuto in Italia e poco amato in Occidente, forse perché la sua sola esistenza suonava come un rimprovero verso l’inerzia dei più. Allora ho stabilito con lui un rapporto fondato sulla comunanza di ideali, e ne è nato il nostro movimento internazionale, i Comitati per le Libertà, da cui discende il sito Libertates. Eletto nel 2001 alla presidenza , il passo successivo è stato quello di istituire il Memento Gulag, la giornata alla memoria delle vittime del totalitarismo rosso. La data è stata fissata al 7 novembre, anniversario tragico della Rivoluzione d’Ottobre (secondo la denominazione del calendario giuliano).

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Si sono dimenticati il Nord?

Venerdì 29 novembre ore 17.30 -20.00

Sala Consiglio della Città metropolitana di Milano,Via Vivaio 1, Milano

 

Introducono:

Edoardo Croci (Cartalibera) e Piercamillo Falasca (Strade)

 

Relatori:

Stefano Parisi (Epi) Benedetto Della Vedova (+ Europa)

Carlo Scognamiglio (I Liberali)

Intervengono: Alberto Mingardi (IBL) Elisa Serafini (FEI) Fabio Scacciavillani

Marco Marazzi (+ Europa) Maurizio Petrò (Epi)

 

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Mi dissocio. Astenendosi sulla mozione Segre, Forza Italia è caduta in trappola

Assieme ad altri colleghi di Forza Italia, ho sentito il dovere di dissociarmi dal voto espresso nell’aula del Senato dal mio gruppo politico sulla cosiddetta Commissione Segre. L’ho fatto per due questioni, una di merito, una di forma.

Nel merito, la mozione presentata dalla maggioranza per l’istituzione di una “Commissione straordinaria per il contrasto di fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio razziale” non presentava particolari motivi di contrarietà. Da liberale, ero e resto contrario ai reati di opinione, ma la verità è che tali reati sono già sanzionati dal nostro codice penale (per esempio nel caso di chi nega il fenomeno storico della Shoah) e la mozione Segre non lasciava intendere l’intenzione di introdurne di nuovi.

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