Categoria: Politica Internaz.

Senatori USA

Lo sapete, fu il ‘Compromesso del Connecticut’ a risolvere illo tempore la situazione.
A Philadelphia, nel 1787, i Costituenti discutevano anche (anche) su mono o bicameralismo.
Una sola camera avrebbe avvantaggiato gli Stati più popolosi, visto che gli eletti non avrebbero potuto essere che in proporzione appunto al numero degli abitanti.
Impossibile, salvo volessero fare harakiri, per le altre ex colonie accettare.
Due camere, quindi?
Ma con quali competenze, in qual modo composte e come differenziate?
La soluzione – proposta come detto dalla delegazione del Connecticut – quanto alla composizione fu davvero particolare.
In un ramo del futuro parlamento sarebbe stato rappresentato il popolo, nell’altro gli Stati.

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USA: Il ‘caso Jewell’

Implicazioni relative alla ‘Linea di successione presidenziale’ e connessioni quanto al ‘Sopravvissuto designato’

Non che sia accaduto solo a Sarah Margaret ‘Sally’ Jewell Roffey, no.
Ma esaminare il caso che la riguarda dà modo di articolare in merito ad alcune specificità costituzionali e legali USA di qualche notevole conto.
Orbene, ‘Sally’, nel corso del secondo mandato presidenziale di Barack Obama, ha ricoperto l’incarico di Segretario (Ministro, nel nostro gergo politico) agli Interni.
Orbene, ‘Sally’, in origine inglese e dipoi naturalizzata, non è per tale ragione, ovviamente, cittadina americana dalla nascita.

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L’UNIONE EUROPEA VERSO IL SUICIDIO

I disastri causati dall’ultimo conflitto mondiale spinsero nel dopoguerra i principali paesi dell’Europa occidentale alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, prima (1951), e nel 1958 all’istituzione della Comunità Economica Europea (la C.E.E).

Questa, grazie ai successi ottenuti, si è man mano allargata tanto che ora ne fanno parte ben 28 Stati.

Gli indubbi progressi conseguiti si sono tradotti in benessere per le popolazioni degli Stati membri ed in stabilità anche se, in questi ultimi anni, a causa delle differenze economico-sociali presenti tra i paesi aderenti ed al loro numero, che rende macchinoso il processo decisionale, i problemi sono aumentati.

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“Ed il massacro continua…”

Ogni giorno leggiamo di naufragi nel mare prospiciente le coste turche o quelle italiane.
I contrabbandieri turchi o libici continuano ad arricchirsi.
I Governi balcanici e quello austriaco chiudono le frontiere.
Ankara utilizza i poveri fuggiaschi come arma d’ignobile ricatto onde strappare all’Unione Europea ancora aiuti pecuniari e l’adesione alla Comunità Europea forse promessa a quattrocchi dall’ ineffabile Cancelliere in occasione della sua visita nella capitale turca.

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Lettera dall’Iraq (3)

Gentile giorgio, Il viaggio in Iraq della scorsa settimana sembra lontano. Eppure è già il momento, per tutto noi, di fare qualcosa di concreto per tutte le persone che abbiamo incontrato laggiù, persone perseguitate per la loro fede cristiana.
Il Parlamento Europeo, qualche settimana fa, ha deliberato ufficialmente la denominazione di “genocidio” riguardo alle violenze subite dalle minoranze religiose dal cosiddetto “Stato Islamico”. Si tratta di una tragedia che vede migliaia di morti e centinaia di migliaia di rifugiati, oltre che di atrocità quotidiane e disprezzo per i più elementari diritti umani.

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Armiamoci e, forse, partiremo

Sembra questa la tacita parola d’ordine dei vari Governi occidentali in relazione alla gravissima situazione del Nord Africa.
Tutti paiono ormai sempre più convinti della necessità di un intervento armato ma pochi hanno deciso di farlo in maniera massiccia e coordinando le forze.
Sembrano cioè attendere che gli altri facciano il primo passo. Per ora ci si limita ad inviare dei commando.

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Lettera dall’Iraq (2)

Ciao giorgio,

TI scrivo dall’aeroporto di Sulaymaniyya. Tra poco sarò di ritorno in Europa dopo questi 5 giorni di permanenza in Iraq. Ancora una volta, voglio condividere con te e con tutti i nostri iscritti le esperienze più significative di questi giorni. ?

?Venerdì 26 febbraio? ?Arcivescovo Mosa (Mar Mattai)?Il monastero di Mar Mattai (San Matteo) è a 3 km dall’area controllata dallo Stato islamico. Si sentono continuamente colpi di mortaio. Ma i sette monaci ortodossi del monastero non ci pensano proprio ad andarsene: oltre a rappresentare un presidio spirituale e umano, ospitano famiglie di rifugiati e hanno un progetto importante per fornire lavoro ai cristiani della zona, così da non farli andare via. Ancora una volta, la nostra donazione non sembra davvero bastare.

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Lettera dall’Iraq

Ciao, TI scrivo dall’Iraq, dove mi trovo con altri 6 addetti di CitizenGO. Voglio condividere con te alcuni appunti presi durante gli incontri con molti cari amici, persone a cui stiamo portando il sostegno economico e la solidarietà di tutti i nostri sottoscrittori.

Ti invito di cuore a leggere queste nostre esperienze e a farle tue, perché esse sono possibili solo grazie alla partecipazione e all’impegno tuo e di tutti i cittadini attivi di CitizenGO da tutto il mondo.

Mercoledì 24 febbraio

Padre Jens (Sulaymaniyya)

Siamo accolti nel monastero di padre Jens a Sulaymaniyya, nel nord dell’Iraq (regione del Kurdistan iracheno). Padre Jens, membro della comunità monastica di Mar-Musa fondata da Padre Paolo dall’Oglio (ormai da due anni e mezzo nelle mani dell’ISIS) che si dedica al dialogo interreligioso tra cristianesimo ed islam in quest’area.

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