Categoria: Politica Internaz.

Donald Trump, un anno dopo. Bilanci e incognite

Il 20 gennaio 2017 il tycoon giurava da presidente. E sta finendo il periodo in cui il capo della Casa Bianca ha le briglie più sciolte, non condizionate da scadenze elettorali: il 6 novembre c’è il voto di Midterm

Un anno e mezzo. Una volta eletto per il primo mandato, il presidente degli Stati Uniti ha un anno e mezzo, diciotto mesi, per governare. Per governare senza eccessivi lacci e impedimenti. Senza essere condizionato da scadenze elettorali. Trascorso tale periodo, avvicinandosi le Mid Term Elections, tutto cambia. I doveri nei confronti dei parlamentari «amici» nonché del partito stesso viepiù prevalgono e vincolano. Non che nel predetto periodo «aureo» possa il Capo dello Stato Usa fare davvero quello che vuole.

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Nikki Haley: un terremoto all’ONU

È su tutte la pagine dei principali quotidiani americani, di lei circolano decine di video, dichiarazioni e immagini sui social network internazionali. Stiamo parlando di Nikki Haley, la rappresentante diplomatica alle Nazioni Unite, celebre per aver “rotto” una linea di silenziosa subordinazione alle – sempre più frequenti – contraddizioni provenienti dal Palazzo di Vetro.
Nikki Haley è stata scelta da Donald Trump per rappresentare gli Stati Uniti d’America all’interno della più importante organizzazione internazionale, all’inizio del 2017. Nata da una famiglia indiana sikh, Nikki (nata Nimrata Dandhawa), è figlia di due immigrati trasferitisi prima in Canada e poi negli Stati Uniti: il padre, professore universitario, e la madre, insegnante e imprenditrice. Nikki inizia la carriera politica poco più che trentenne, quando viene eletta rappresentante del Congresso nel collegio di Lexington, in Sud Carolina. Pochi anni dopo diventa governatrice del Sud Carolina e rieletta per un secondo mandato nel 2014.

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Senatori USA

Lo sapete, fu il ‘Compromesso del Connecticut’ a risolvere illo tempore la situazione.
A Philadelphia, nel 1787, i Costituenti discutevano anche (anche) su mono o bicameralismo.
Una sola camera avrebbe avvantaggiato gli Stati più popolosi, visto che gli eletti non avrebbero potuto essere che in proporzione appunto al numero degli abitanti.
Impossibile, salvo volessero fare harakiri, per le altre ex colonie accettare.
Due camere, quindi?
Ma con quali competenze, in qual modo composte e come differenziate?
La soluzione – proposta come detto dalla delegazione del Connecticut – quanto alla composizione fu davvero particolare.
In un ramo del futuro parlamento sarebbe stato rappresentato il popolo, nell’altro gli Stati.

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USA: Il ‘caso Jewell’

Implicazioni relative alla ‘Linea di successione presidenziale’ e connessioni quanto al ‘Sopravvissuto designato’

Non che sia accaduto solo a Sarah Margaret ‘Sally’ Jewell Roffey, no.
Ma esaminare il caso che la riguarda dà modo di articolare in merito ad alcune specificità costituzionali e legali USA di qualche notevole conto.
Orbene, ‘Sally’, nel corso del secondo mandato presidenziale di Barack Obama, ha ricoperto l’incarico di Segretario (Ministro, nel nostro gergo politico) agli Interni.
Orbene, ‘Sally’, in origine inglese e dipoi naturalizzata, non è per tale ragione, ovviamente, cittadina americana dalla nascita.

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L’UNIONE EUROPEA VERSO IL SUICIDIO

I disastri causati dall’ultimo conflitto mondiale spinsero nel dopoguerra i principali paesi dell’Europa occidentale alla creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, prima (1951), e nel 1958 all’istituzione della Comunità Economica Europea (la C.E.E).

Questa, grazie ai successi ottenuti, si è man mano allargata tanto che ora ne fanno parte ben 28 Stati.

Gli indubbi progressi conseguiti si sono tradotti in benessere per le popolazioni degli Stati membri ed in stabilità anche se, in questi ultimi anni, a causa delle differenze economico-sociali presenti tra i paesi aderenti ed al loro numero, che rende macchinoso il processo decisionale, i problemi sono aumentati.

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“Ed il massacro continua…”

Ogni giorno leggiamo di naufragi nel mare prospiciente le coste turche o quelle italiane.
I contrabbandieri turchi o libici continuano ad arricchirsi.
I Governi balcanici e quello austriaco chiudono le frontiere.
Ankara utilizza i poveri fuggiaschi come arma d’ignobile ricatto onde strappare all’Unione Europea ancora aiuti pecuniari e l’adesione alla Comunità Europea forse promessa a quattrocchi dall’ ineffabile Cancelliere in occasione della sua visita nella capitale turca.

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Lettera dall’Iraq (3)

Gentile giorgio, Il viaggio in Iraq della scorsa settimana sembra lontano. Eppure è già il momento, per tutto noi, di fare qualcosa di concreto per tutte le persone che abbiamo incontrato laggiù, persone perseguitate per la loro fede cristiana.
Il Parlamento Europeo, qualche settimana fa, ha deliberato ufficialmente la denominazione di “genocidio” riguardo alle violenze subite dalle minoranze religiose dal cosiddetto “Stato Islamico”. Si tratta di una tragedia che vede migliaia di morti e centinaia di migliaia di rifugiati, oltre che di atrocità quotidiane e disprezzo per i più elementari diritti umani.

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Armiamoci e, forse, partiremo

Sembra questa la tacita parola d’ordine dei vari Governi occidentali in relazione alla gravissima situazione del Nord Africa.
Tutti paiono ormai sempre più convinti della necessità di un intervento armato ma pochi hanno deciso di farlo in maniera massiccia e coordinando le forze.
Sembrano cioè attendere che gli altri facciano il primo passo. Per ora ci si limita ad inviare dei commando.

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