Categoria: Politica Internaz.

La tromba dei doni di Pechino all’Italia e al mondo

Giornali e telegiornali danno ampio spazio ai cosiddetti “aiuti” della Cina all’Italia per contrastare l’epidemia di coronavirus. Angela Merkel: È reciprocità. Un’ enorme campagna pubblicitaria per mostrare la Cina come il campione vittorioso sul Covid-19, dimenticando i silenzi sull’epidemia per quasi due mesi. Una Nuova Via della seta di tipo “sanitario”, con aiuti a Italia, Spagna, Serbia, Iran, Filippine, Pakistan, Corea del Sud, Giappone, Iraq. “E’ meglio la dittatura della democrazia”. A rischio la libertà religiosa in Cina e in Europa.

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Taiwan, Singapore, Corea: il virus ingabbiato senza perdere la libertà

Si porta sempre più ad esempio la Cina totalitaria per i metodi di contenimento dell’epidemia di coronavirus. E l’Italia, pur volendo restare un Paese democratico, sta provando ad imitarli. Eppure, oltre ad essere un modello più che discutibile, la Cina non è neppure l’unica nazione asiatica ad aver efficacemente contrastato l’epidemia. Altri Paesi, come Taiwan (la Cina democratica) e Singapore sono riuscite a prevenire lo scoppio dell’epidemia. Mentre la Corea del Sud, una delle nazioni più colpite, sta riuscendo a rallentarla come e più della Cina. E nessuno di questi governi ha usato metodi totalitari, ha bloccato intere regioni o interi settori economici come stiamo facendo noi.

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Trump contro Biden, alla prova del coronavirus

La partita per le prossime elezioni presidenziali pare ormai decisa: a meno di non avere ulteriori sorprese sarà Biden contro Trump. E in questa primavera, l’inizio della campagna presidenziale si giocherà tutto sul modo in cui verrà affrontata l’epidemia di coronavirus, che è scoppiata anche negli Stati Uniti nelle ultime due settimane.

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USA: la situazione in casa democratica in pillole

I candidati democratici alla nomination 2020, finora, sono stati una trentina.
Fra quelli ritiratisi da ricordare almeno il Sindaco di New York Bill de Blasio, la Senatrice della California Kamala Harris, il Senatore del New Jersey Cory Booker, l’ex Rappresentante del Texas Beto O’Rourke.
In corsa ad oggi ancora una dozzina, sette/otto dei quali con qualche possibilità di arrivare ad ottenere l’investitura ufficiale del partito.
In ordine di gradimento decrescente in generale (nei singoli Stati i dati possono essere e sono diversi), stando ai sondaggi (peraltro non univoci)

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Nancy Pelosi D’Alesandro

Nancy Pelosi – politicamente una ‘figlia d’arte’ (il padre essendo stato Sindaco di Baltimora) – è per i democratici alla Camera dei Rappresentanti USA dal 1987, eletta in California nel novembre del precedente anno.
Avendo vinto nuovamente (dal 1986, invariabilmente, ogni due anni) in occasione delle Mid Term 2018, vede scadere il suo attuale mandato il 3 gennaio 2021.
Naturalmente, essendo la Donna (con la D maiuscola) che è, intende riproporsi a novembre e in tale prospettiva affronterà, per ottenere la candidatura una diciottesima volta (!!) nel suo Distretto (oggi, il dodicesimo locale mentre in precedenza aveva vinto nel quinto e nell’ottavo), le Primarie il prossimo 3 marzo.
È storicamente la sola Donna americana ad essere arrivata alla carica di Speaker della Camera.
E ben due volte.

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Trudeau vittima del suo stesso antirazzismo

Le elezioni in Canada si terranno il prossimo 21 ottobre. Il leader dei liberali canadesi Justin Trudeau, è nei guai. Il Time Magazine ha scoperto un capitolo oscuro del suo passato. Non si parla né di tangenti, né di scandali sessuali. In questo caso di oscura c’era solo la tinta del suo volto: Trudeau si era travestito da nero a feste in maschera

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La questione dominante e le adesioni dei candidati dem

1- Per quanto tempo – che lo diventi e già lo sia è certo – la questione Impeachment sarà dominante negli USA?
Quali gli effetti?
Ecco, nel mentre possiamo certamente affermare che l’argomento verrà ‘cavalcato’ dai democratici.
Per quanto si debba concludere per un impatto non da poco nei riguardi della campagna elettorale in corso (altro che cominciarla in Iowa a febbraio 2020!).
Dubbi notevoli si devono nutrire a proposito dei danni che davvero Trump potrebbe subire.
Dei danni, non assolutamente delle conseguenze giuridiche perché il giudizio finale è del Senato, laddove i repubblicani sono in maggioranza e dove è impossibile che si raggiungano le adesioni dei due terzi dei votanti per l’effettiva destituzione.
Una operazione quella iniziata che rende la vita difficile al Presidente.
Che può portare attraverso il lavoro della Commissione all’apertura della procedura alla Camera.
Che enfatizzata e seguita dai media appassionerà.

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“Winner takes all assoluto”, “Winner takes all relativo”: quando, come, dove, perché

1) Winner takes all assoluto 

Allora, quarantotto Stati USA (Maine e Nebraska esclusi) più il Distretto di Columbia – dal 1848 allorquando si cominciò a votare per la bisogna “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile” – scelgono i loro Grandi Elettori con il ‘winner takes all assoluto’.
(Va ripetuto – non solo qui ma all’infinito – che l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America non è di primo grado – il popolo non lo vota direttamente – ma di secondo, spettando la nomina, nel Collegio che costituiscono, ai predetti Grandi Elettori “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”, salvo il caso straordinario – avvenne nel 1824 – che nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta nel citato Collegio e l’incombenza passi alla Camera dei Rappresentanti).

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