Categoria: Politica Internaz.

Ci vediamo stasera in piazza Arafat, assassino

A Palestinian holds a banner depicting the late Palestinian leader Yasser Arafat during a rally in the West Bank city of Ramallah marking the third anniversary of his death in this November 11, 2007 file photo. Arafat was poisoned to death in 2004 with radioactive polonium, his widow Suha said on November 6, 2013 after receiving the results of Swiss forensic tests on her husband's corpse. REUTERS/Oleg Popov/Files  (WEST BANK - Tags: POLITICS CRIME LAW)

Prima che una piazza o un parco pubblico di Roma vengano intitolati – per iniziativa dell’amministrazione capitolina – alla memoria di Yasser Arafat, prima che diventi un’abitudine vedersi la sera in piazza Arafat, magari per un aperitivo o una passeggiata, sarebbe utile ricordare il rapporto che il leader palestinese ha avuto con la città di Roma e con i suoi abitanti.

La mattina del 9 ottobre del 1982 cinque terroristi palestinesi si diressero verso la Sinagoga di Roma. Quel giorno si celebravano lo Shemini Atzeret e contemporaneamente il Bar Mitzvah di alcune decine di adolescenti. Alla Sinagoga c’erano più di trecento persone, moltissimi erano bambini e ragazzi. I cinque si disposero in modo da poter bloccare le vie di fuga, e quando un agente della sicurezza della Comunità Ebraica Romana chiese a due di loro di identificarsi, lanciarono alcune bombe a mano e cominciarono a sparare raffiche di mitra in direzione della folla. Alcuni minuti di raffiche ed esplosioni, prima che i cinque riuscissero a dileguarsi in auto.

Venezuela: ‘Intentona’ non ‘golpe’

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Base militare del Forte Paramacay, Valencia, Venezuela.
6 agosto 2017, giorno dedicato a Sant’Ormisda, l’unico papa padre di un altro pontefice romano, Silverio.

Il Presidente Nicolas Maduro Moros imperversa a Caracas e in tutta la ‘Piccola Venezia’.
Nel momento più difficile e problematico per il Paese intero visti i continui moti di piazza, le proteste, le repressioni, il numero dei morti, i contrasti politici insanabili, il capitano Juan Carlos Caguaripano Scott – già membro della Guardia Nazionale Bolivariana, latitante da anni e ricercato – al comando di una ventina di uomini, prende possesso di una base militare situata nel Nord Est dello Stato e rilascia la seguente dichiarazione:

La Corea del Nord? Gli Stati Uniti, alla fine, non l’attaccheranno

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Venti di guerra soffiano impetuosi e inquietanti sull’Asia Orientale.

L’ultimo, recentissimo test missilistico messo in atto dalla Corea del Nord, datato 28 luglio, ha rappresentato un netto salto di qualità nelle capacità balistiche del regime di Pyongyang.

E’ ormai un fatto noto al mondo intero che, per la prima volta nella sua storia, il piccolo “regno eremita” sia riuscito a far funzionare un razzo ICBM (intercontinental ballistic missile) in grado di raggiungere – e colpire – la costa occidentale degli Stati Uniti. Il passaggio mancante, a detta degli esperti del Pentagono non lontano dall’essere conseguito, è la miniaturizzazione, all’interno del missile, di una testata nucleare.

Brevi considerazioni su Deng Xiaoping: l’uomo che ha sfamato un miliardo di persone

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I recenti eventi di politica internazionale, che vedono protagonisti la Corea del Nord e il suo bizzarro – nonché inquietante – dittatore, che un giorno sì e l’altro pure minaccia di far saltar per aria mezzo mondo, stanno mettendo in evidenza una volta di più come, per risolvere le crisi dell’Asia-Pacifico, il ruolo che la Cina deciderà di assumere sarà sempre più d’importanza vitale.

L’amministrazione Trump, infatti, sta già verificando con mano quanto sia irrealistico pensare di risolver la crisi in corso con uno degli ultimi “Stati-canaglia” applicando categorie e metodi di stampo unicamente occidentale.

Un’attentato dopo l’altro farà crollare l’Europa?

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La serie di terribili attentati di matrice islamica che si susseguono in Europa rischia di distruggere le capacità di resistenza psicologica delle nostre popolazioni e, per conseguenza, delle forze governative europee.

L’ultimo, a Manchester, è emblematico.

Il Regno Unito è stato, infatti, fino ad ora, molto tollerante verso la minoranza di fede maomettana tanto da concedere alla stessa l’utilizzo, in vari settori, di norme ispirate al Corano.

Il sindaco di Londra è un mussulmano.

La tolleranza e le possibilità di condure un tenore di vita non del tutto cattivo (certo migliore di quello dei paesi d’origine) non sono, evidentemente sufficienti.

Le elezioni presidenziali in Francia

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Gli esiti del primo turno hanno fornito un leggero vantaggio al candidato moderato Macron rispetto alla Le Pen, rappresentante della Francia nazionalista ed anti-europea.

È un segnale che induce ad un cauto ottimismo circa l’esito della tenzone ma occorre non cantar vittoria stante il modesto margine di vantaggio di Macron.

I numeri potrebbero, infatti, cambiare al secondo turno qualora si dovesse registrare una non trascurabile quota di assenze tra gli elettori moderati o si verificasse qualche altro attentato o tentativo di attentato.

Nell’ipotesi di vittoria di Macron non sarà, comunque, agevole formare un nuovo esecutivo ove non si riuscisse a realizzare una solida alleanza tra le forze del centro-destra.

La politica estera della prepotenza

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Il Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Rex Tillerson, dichiara che gli USA difenderanno «gli innocenti nel mondo». Non si sa esattamente chi, dall’alto (ispirazione divina?), o dal basso (pressione democratica delle masse?), abbia conferito agli Stati Uniti d’America il diritto di intervenire unilateralmente in ogni angolo del pianeta. Può essere che non tutti gli amici degli USA siano propriamente “innocenti”, ma, nel predetto diritto d’intervento unilaterale, rientra certamente quello di valutare contro chi si debba usare il massimo di rigidità e di durezza ed a chi, invece, possa essere accordato un trattamento più benevolo.

Alla fine degli anni Sessanta, inizi degli anni Settanta, del ventesimo secolo, c’era meno ipocrisia e l’Amministrazione USA ammetteva di contare dittatori impresentabili e sanguinari fra i propri sodali. Soltanto che erano sì degli autentici figli di puttana” (“sons of bitch”), ma erano i “nostri” figli di puttana.

Il linguaggio del corpo (mimica, movimenti, postura), per qualche verso la fisiognomica, e i rapporti Unione Europea/Russia/USA

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Il grande zoologo ed etologo inglese Desmond Morris, interrogato di recente a proposito del (per i più, per i meno avvertiti) sorprendente esito delle elezioni americane, ha parlato della necessità, a suo parere, quando in televisione appaiono i politici, di azzerare l’audio – non badando pertanto a quanto vanno dicendo – e di guardare con attenzione ai loro gesti e movimenti.

In buona sostanza, al linguaggio del corpo largamente inteso.

(E non torna alla mente, in cotal modo ragionando, per qualche verso, quando si tratti specificamente del volto, altresì la fisiognomica come studiata e disciplinata da Aristotele, Giambattista della Porta e Johann Kaspar Lavater, dimenticando ovviamente – per carità – Cesare Lombroso?)