Categoria: Politica Internaz.

Torturare la statistica finché non suggerisce il lockdown

Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano tedesco Die Welt non ha ricevuto la dovuta attenzione del pubblico, nel corso dell’ultima settimana. Il governo tedesco, a marzo 2020, avrebbe chiesto all’Istituto Robert Koch di calcare la mano sulle stime dei possibili morti per Covid, così da avere mano libera sul lockdown. Non è il primo caso, anche nel Regno Unito, per non parlare dell’Italia, le statistiche sono state usate per spaventare e ottenere il consenso su politiche impopolari di limitazione della libertà

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Dell’America e di altre cose da nulla

Dal 1981 al 1989, aveva servito il suo Paese. Come 40° Presidente degli Stati Uniti d’America, era stato l’uomo più potente del mondo, contribuendo a determinare, poco dopo la conclusione del secondo mandato, l’implosione del sistema sovietico.

Anche le sue scelte liberiste in politica economica avevano segnato un tale cambio di rotta rispetto a quelle del predecessore Jimmy Carter, da meritarsi l’adozione del neologismo “Reaganomics”.

Dopo tutto questo, perché in democrazia c’è sempre un prima ed un dopo, aveva salutato il suo Paese con un discorso apprezzato  molti ( https://youtu.be/oxLOhOpS8xQ )e  passato la mano al successore George H. W. Bush.

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Biden – Putin, la musica è già cambiata

Di fronte ad un Campidoglio minacciato solo pochi giorni fa dall’insurrezione suprematista, Joe Biden ha rivolto il suo primo discorso alla nazione da Presidente ricordando le sfide urgenti e drammatica che l’America ha di fronte a sè. Poi ha firmato 15 ordini esecutivi per dare corpo e sostanza a quanto dichiarato, cancellando alcune delle più pesanti storture della stagione trumpiana: rientro degli Usa negli Accordi di Parigi sul clima e svolta verde con la fine delle esplorazioni di gas nell’Artico; rientro nell’Organizzazione Mondiale della Sanità e fine del negazionismo sul Covid con obbligo dell’uso della mascherina in tutte le strutture pubbliche; fine del divieto di ingresso nel paese da diversi paesi islamici; stop alla costruzione del muro con il Messico; un pacchetto di misure per tutelare i diritti dei migranti; moratoria sui pagamenti dei debiti studenteschi e sugli sfratti.

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Nessuno dice come stanno davvero le cose: Facebook e Twitter hanno censurato Trump unicamente per tutelare i loro interessi

Premessa: questa analisi farà arrabbiare presumibilmente tutti. Chi ritiene che Facebook e Twitter abbiano rimosso gli account di Trump per corrette ragioni “politiche” e chi è convinto che si sia trattato di un’ingiusta censura, da perseguire con la legge. Con la cancellazione degli account e dei tweet, Facebook e Twitter hanno fatto una scelta dettata da convinzioni presumibilmente molto più semplici: il mercato.

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Messo davvero male il Grand Old Party oggi!

Messo davvero male il Grand Old Party oggi!
Come è andata.
Quale il possibile futuro?

Quattro anni di Trump, verrebbe da dire.
E con ogni probabilità sarebbe un errore.
Non è che il partito repubblicano sia, come in effetti è (anche il Senato è passato al ‘nemico’ sia pure con il ‘trucchetto’ del voto di Kamala Harris in caso di parità), perdente su tutta la linea esclusivamente in conseguenza del fatto che il tycoon abbia governato.
Anzi.
A gennaio, a febbraio – quando Joe Biden arrancava perfino dietro a Buttigieg (??), oltre che a Sanders, nei Caucus e nelle Primarie democratiche – la maggior parte degli osservatori pensavano invece che avrebbe vinto.
Poi, ecco il Covid 19, la pandemia!

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“America is back”. La politica estera della presidenza Biden

Il prossimo presidente degli Stati Uniti d’America Joe Biden ha di fronte a sé poco più di due mesi che lo separano da mercoledì 20 gennaio, quando verrà inaugurato il suo mandato, ma già fin d’ora è possibile delineare i principali orientamenti in politica estera della sua amministrazione, con uno sguardo particolare all’impatto che produrranno in Europa e in Italia. Per prima cosa il presidente Biden dovrà realizzare un’operazione “fiducia” per ricostruire a tutto campo un solido sistema di relazioni internazionali, a partire dagli alleati storici nell’America, reso traballante dalla breve, ma “intensa” stagione trumpiana.
L’”America First” di trumpiana memoria, sarà sostituito da “America is back”: gli Stati Uniti sono tornati, con la loro forza e la loro credibilità per essere nuovamente protagonisti e leader delle nuove sfide globali attraverso un multilateralismo “evoluto” ed un sistema articolato di alleanze fra le democrazie.

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L’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America

Il Presidente degli Stati Uniti d’America non viene eletto direttamente dai cittadini aventi diritto, i quali, invece, dal 1848 (in precedenza, dal 1792 – essendo le Presidenziali datate 1788/89 da questo punto di vista anomale – e fino al 1844 compreso si votava per oltre un mese), scelgono Stato per Stato “il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre dell’anno coincidente con il bisestile” i cosiddetti Grandi Elettori (in Americano – secondo Oscar Wilde una lingua diversa dall’Inglese – ‘Electors’ con l’iniziale maiuscola per distinguerli dai normali ‘electors’) il cui numero complessivo è oggi di cinquecentotrentotto (538).

Riuniti formalmente dipoi “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo dicembre” nel Collegio da loro formato, i predetti Grandi Elettori effettivamente nominano il Presidente. 

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