Categoria: Politica Internaz.

Trudeau vittima del suo stesso antirazzismo

Le elezioni in Canada si terranno il prossimo 21 ottobre. Il leader dei liberali canadesi Justin Trudeau, è nei guai. Il Time Magazine ha scoperto un capitolo oscuro del suo passato. Non si parla né di tangenti, né di scandali sessuali. In questo caso di oscura c’era solo la tinta del suo volto: Trudeau si era travestito da nero a feste in maschera

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La questione dominante e le adesioni dei candidati dem

1- Per quanto tempo – che lo diventi e già lo sia è certo – la questione Impeachment sarà dominante negli USA?
Quali gli effetti?
Ecco, nel mentre possiamo certamente affermare che l’argomento verrà ‘cavalcato’ dai democratici.
Per quanto si debba concludere per un impatto non da poco nei riguardi della campagna elettorale in corso (altro che cominciarla in Iowa a febbraio 2020!).
Dubbi notevoli si devono nutrire a proposito dei danni che davvero Trump potrebbe subire.
Dei danni, non assolutamente delle conseguenze giuridiche perché il giudizio finale è del Senato, laddove i repubblicani sono in maggioranza e dove è impossibile che si raggiungano le adesioni dei due terzi dei votanti per l’effettiva destituzione.
Una operazione quella iniziata che rende la vita difficile al Presidente.
Che può portare attraverso il lavoro della Commissione all’apertura della procedura alla Camera.
Che enfatizzata e seguita dai media appassionerà.

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“Winner takes all assoluto”, “Winner takes all relativo”: quando, come, dove, perché

1) Winner takes all assoluto 

Allora, quarantotto Stati USA (Maine e Nebraska esclusi) più il Distretto di Columbia – dal 1848 allorquando si cominciò a votare per la bisogna “il primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre dell’anno bisestile” – scelgono i loro Grandi Elettori con il ‘winner takes all assoluto’.
(Va ripetuto – non solo qui ma all’infinito – che l’elezione del Presidente degli Stati Uniti d’America non è di primo grado – il popolo non lo vota direttamente – ma di secondo, spettando la nomina, nel Collegio che costituiscono, ai predetti Grandi Elettori “il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del successivo mese di dicembre”, salvo il caso straordinario – avvenne nel 1824 – che nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta nel citato Collegio e l’incombenza passi alla Camera dei Rappresentanti).

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Londra, parlamento sospeso: silenzio, parla la Brexit

Ieri, mercoledì 28 agosto, il premier britannico Boris Johnson ha chiesto alla regina Elisabetta II e ottenuto la chiusura del Parlamento per un periodo di tempo molto lungo, 23 giorni lavorativi. Questa mossa, molto azzardata ma nei limiti della Costituzione (non scritta) britannica, in teoria è un tempo di recupero dopo una sessione parlamentare straordinariamente lunga, in pratica serve a un solo scopo: arrivare alla Brexit senza perdersi in troppi dibattiti. Mentre le opposizioni gridano al golpe, la maggioranza descrive la sospensione quasi come fosse ordinaria amministrazione. Il governo conservatore, in questo modo, però, si gioca tutto. Anche la sua stessa sopravvivenza.

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1 aprile 2020: Censimento

È in programma il prossimo 1 aprile – come sempre negli anni con finale zero – il ventiquattresimo Censimento degli Stati Uniti d’America.
Il primo si tenne nel 1790.
È il ‘Census’ – come lo chiamano gli americani – un adempimento indispensabile per la distribuzione dei Rappresentanti Stato per Stato e, conseguentemente, dei Grandi Elettori facenti parte del Collegio che ‘il primo lunedì dopo il secondo mercoledì del mese di dicembre successivo al voto’ elegge il Presidente USA.
Nel mentre difatti ogni Stato ha comunque diritto a due Senatori, la distribuzione dei membri della Camera – il cui titale è fissato a quattrocentotrentacinque – è proporzionale al numero degli abitanti.
Se nel Censimento si certificano mutamenti significativi a tale riguardo la consistenza delle delegazioni dei Rappresentanti muta.
Contemporaneamente, cambia la consistenza dei Grandi Elettori spettanti essendo questi pari alla totalità delle delegazioni congressuali (Senatori più componenti la Camera Bassa e quindi cinquecentotrentotto dato che si aggiungono i tre delegati spettanti al Distretto di Columbia).
Visto che si ipotizza un incremento della popolazione (non dappertutto uguale) rispetto al 2010 pari ad oltre l’otto per cento, può ben capitare che si debbano registrare cambiamenti.
Sarà davvero interessante vedere quali Stati (i ‘Red States’ repubblicani? i ‘Blue’ democratici? gli ‘Swing’ di volta in volta da una parte o dall’altra?) aumentano il loro delegati e quali li diminuiscono.

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I “grandi” Presidenti. Arrivati a White per l’intervento della Divina Provvidenza?

Irrispettosa nei confronti dell’Unione la frase che Otto von Bismarck ebbe a suo tempo a pronunciare guardando alla Storia della allora ancora giovane Nazione?
Suonava: “Esiste una particolare Provvidenza Divina a favore dei bambini, dei pazzi, degli ubriachi e degli Stati Uniti d’America!”
Ebbene, irrispettosa che sia questa considerazione, guardando ad almeno quattro dei ‘grandi’ Presidenti realmente riformatori capaci di lasciare ampia traccia del proprio passaggio, a ‘come’ sono arrivati ad occupare lo scranno presidenziale, appare assolutamente vera, verissima.
Premesso che, ovviamente, i pareri in merito possono divergere totalmente e che non pochi potrebbero obiettare anche con durezza.
Premesso che il Padre della Patria George Washington va considerato a parte.
I quattro ‘grandi’ alle cui vicende e al cui percorso elettorale, al fine di dimostrare la eventuale fondatezza dell’affermazione del vecchio Cancelliere, occorre interessarsi sono, nell’ordine storico,
Thomas Jefferson 
Abraham Lincoln 
Theodore Roosevelt 
Lyndon Johnson.
(I primi tre – con Washington – guarda caso, immortalati sul Rushmore da Gutzon Borglum che, scolpendo in anni precedenti, non potette evidentemente includere Johnson). 
Ecco – con esclusivo riferimento a ‘come’ i quattro sono arrivati alla massima carica – i fatti.

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Von der Leyen Presidente della Commissione UE

La von der Leyen  Presidente della Commissione UE ha imbarazzato gran parte dei mezzi di comunicazione italiani. Non perché sia la prima donna, ma perché  eletta con una maggioranza ristretta, 9 voti, quindi con i 14 determinanti del M5S. La cosa  da una parte ha messo in luce l’errore dell’aver sorvolato prima  sul non esistere più la maggioranza PPE PSE  e sulla necessità di accordarsi almeno con i liberali; dall’altra ha mostrato che la proposta dal Consiglio degli Stati ha raccolto molte defezioni, tante tra i socialisti,  diverse tra i popolari e qualcuna tra i liberali. Dunque le certezze abituali sono sparite.  La vecchia maggioranza è sepolta,  la nuova è una stranezza claudicante e la burocrazia UE ha preso un colpo. 

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‘Ipotesi McMullin’

non poi tanto breve periodo, nel corso delle fasi conclusive della campagna presidenziale del 2016, fu possibile ipotizzare una particolarissima soluzione.
L’ex agente della CIA Evan McMullin si era infatti candidato come indipendente e sembrava in grado di vincere nello Utah (dove ottenne comunque un consenso superiore al ventuno per cento).
Mormone, non solamente per questo, godeva colà di un forte seguito.
Ora, avesse vinto conquistando i sei Grandi Elettori ai quali quello Stato ha diritto, avrebbe potuto, in caso di esito davvero al fotofinish tra Trump e Hillary, essere il terzo incomodo.
Spieghiamo perché.

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