Categoria: Economia

Alitalia vola con l’aiuto di stato?

Il prestito ponte ad Alitalia è palesemente un aiuto di stato. Meglio avrebbe fatto il governo a dichiararlo subito tale. Avrebbe anche potuto dimostrare che serve a finanziare esorbitanti extracosti aziendali, non politiche di prezzo anticoncorrenziali.

L’indagine della Commissione

Il prestito ponte da 600 milioni, concesso un anno fa dal governo ad Alitalia e poi accresciuto in autunno a 900 milioni, è un aiuto di stato? E in tal caso è conforme oppure viola le norme comunitarie? Sono i due interrogativi ai quali dovrà rispondere nei prossimi mesi la Commissione UE nell’ambito dell’indagine aperta pochi giorni fa.

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Stipendi, benefit e dignità delle istituzioni

Il giudice di Corte Costituzionale Nicolò Zanon rischia di perdere l’ambitissimo e remuneratissimo posto di membro della Corte Costituzionale per una banale ed insignificante trasgressione: è sotto accusa perché la moglie avrebbe usato l’auto di servizio per shopping o impegni familiari. Meglio sarebbe stato per la Corte sottacere tali abusi perché essi richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica sul livello davvero anomalo dei compensi e benefits di questa istituzione, che sfuggono anche al controllo del Parlamento in quanto “organo costituzionale” e superano di gran lunga i costi di analoghi organismi europei.

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ALITALIA E FERROVIE: UNA PREOCCUPANTE INDISCREZIONE

Non sappiamo quanto ci sia di vero nell’idea che Ferrovie dello Stato entri in Alitalia, oggetto nei giorni scorsi di varie indiscrezioni di stampa. Quello che preoccupa è che essa sia del tutto verosimile.

Non sappiamo, dunque, se si tratti di un’ipotesi, un pour-parler o un progetto dettagliato; né se sul dossier stia lavorando la Cassa depositi e prestiti o se invece le Ferrovie stiano cercando di coagulare una cordata con società private. Ci auguriamo che si tratti di una fake news pre-elettorale, ma non possiamo né sminuirne l’importanza né ignorarla: e non solo perché davvero non se ne sente il bisogno, ma perché una simile manovra sarebbe in linea con diverse operazioni che hanno visto il progressivo ritorno dello Stato in aziende e settori che negli anni scorsi ne avevano invece registrato la fuoriuscita; e nel parallelo agglomerarsi di nuovi colossi pubblici (da ultimo, con l’acquisizione dell’Anas da parte di Fs). La gara per la cessione di Alitalia è in corso e, date le condizioni della compagnia, non è facile trovare acquirenti che si accontentino di poche garanzie e di facili ristrutturazioni.

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Air Italy e Alitalia: un modello per due

Sono storie parallele quelle di Meridiana e Alitalia. Ora con l’arrivo del nuovo azionista Qatar Airways, la prima cambia nome e modello di business, ricercando dimensioni più grandi. Perché l’ex compagnia di bandiera non segue il suo esempio?

Breve storia di due compagnie italiane

Per molti anni sui cieli italiani hanno volato due soli vettori battenti bandiera nazionale: la grande, e in passato anche gloriosa, Alitalia, fondata dall’Iri nel 1947 principalmente per garantire i collegamenti internazionali del nostro paese; e la piccola Alisarda, vettore regionale fondato dal principe Karim Aga Khan nei primi anni Sessanta come compagnia di aerotaxi per assicurare i collegamenti turistici tra l’Italia continentale e la Costa Smeralda.

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La prospettiva di profitto

Gli economisti classici avevano individuato quattro categorie di reddito a seconda dei fattori di produzione che li generavano: salari, dal lavoro; rendite, dalla proprietà delle terre più fertili al crescere della coltivazione in quelle meno produttive; interessi, dal capitale e infine il residuo costituito dai profitti che restavano all’imprenditore una volta pagati i costi di produzione.
È la prospettiva di profitto che induce l’imprenditore a occupare i vari fattori della produzione, che altrimenti sarebbero inerti, nonché a pagare ai loro detentori quanto necessario ai rispettivi consumi e risparmi. È la prospettiva di profitto che induce l’imprenditore ad investire creando un surplus rispetto a quanto consumato.

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Alitalia si vende subito? Forse che sì forse che no

Lufthansa, il principale candidato all’acquisto, chiede che Alitalia sia ristrutturata prima di essere venduta. L’esatto contrario di quanto si proponeva il nostro governo. La confusione nasce anche da norme spesso adattate alle esigenze della politica.

Prima la vendita o la ristrutturazione?

Grande è la confusione nei cieli della vendita di Alitalia ma, a differenza del comandante Mao, non possiamo dedurne che la situazione sia eccellente. Air France ha smentito di aver presentato un’offerta, tuttavia potrebbe essere interessata. Invece Lufthansa, che l’offerta l’ha presentata, non sembrerebbe così convinta di chiudere. L’amministratore delegato Carsten Spohr ha scritto giovedì 11 gennaio al ministro dello Sviluppo economico sostenendo che “Alitalia avrebbe bisogno di una significativa ristrutturazione prima dell’acquisizione da parte di Lufthansa”.

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Cinque domande ai partiti sul fisco

Si possono avere molti dubbi sulla campagna elettorale che si sta aprendo. Ma c’è una certezza: l’idea che la spesa pubblica sia la risposta a tutti i problemi sembra essere universalmente condivisa, nonostante la consapevolezza della precarietà delle nostre finanze pubbliche. 

C’è però un aspetto interessante, della discussione di questi giorni. A lungo seppellita, sta riaffiorando nel dibattito pubblico la questione fiscale. Il tema del rapporto fra Stato e cittadino, di cui i tributi sono la più autentica cartina di tornasole, non si rassegna a stare sullo sfondo.

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Governi e sharing economy: la scelta di non fare nulla

In Italia spesso si fanno troppe leggi, ma qualche volte troppo poche!

Il caso delle leggi per regolamentare la “sharing economy” è emblematico: l’Italia non riesce ad avere una regolamentazione semplice, chiara e che si limiti a porre pochi ma essenziali paletti. Leggi che, come da sempre chiede Libertates, siano assieme una garanzia della libertà di mercato e dei diritti dei più deboli e dei cittadini.

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