Categoria: Economia

Fisco e federalismo – intervento al convegno Ridurre le tasse per rilanciare la crescita.

La riduzione delle tasse è la madre di tutte le battaglie di libertà. E’ liberale, in quanto riduce la dipendenza dell’individuo dallo Stato, e rende disponibili preziose risorse per gli investimenti; è riformista, perché richiede un approccio realistico e graduale, non ideologico, alla soluzione dei problemi; è federalista nel diffidare di una gestione centralizzata dei beni comuni e nel preferire un controllo ravvicinato degli amministratori da parte dei cittadini; ma è anche carica di ideali libertari, al limite dell’utopia, nell’immaginare nuovi scenari e futuri assetti virtuosi della politica.

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Rosatellum-bis, come se ne esce?

L’attuale Parlamento, eletto, anzi nominato dai capi dei partiti nel 2013, dopo avere approvato nel 2015, con tre inammissibili voti di fiducia, la legge elettorale denominata, con qualche contorsione di genere, “italicum”, e poi dichiarata parzialmente incostituzionale all’inizio di quest’anno, ci ha ora regalato, tanto per non smentire le sue origini e il suo incerto latino, una nuova legge elettorale, il c.d. “rosatellum-bis”, a forte odore d’incostituzionalità, sia nell’iter legislativo, perché approvata con ben otto voti su altrettante questioni di fiducia poste dal Governo, sia nel merito, perché viola gravemente tutte le norme costituzionali che presidiano il voto degli elettori, che deve essere «personale ed eguale, libero e segreto» (art. 48, comma 2, Cost.) oltre che «universale e diretto» (art. 56, comma 1, e 5, comma 1, Cost.).

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La nostra riforma fiscale deve essere ecologica

Caro direttore, la recente proposta dell’Istituto Bruno Leoni sulla «flat tax» ha il merito di aver innescato un dibattito sulla necessità di una profonda revisione dei meccanismi di tassazione del reddito, in una logica di semplificazione, equità e contrasto all’evasione.

Il dibattito mostra anche i limiti del processo di riforma fiscale avviato con il conferimento nel febbraio 2014 della delega al governo da parte del Parlamento per la realizzazione di una riforma fiscale.

Una delle assenze più rilevanti da questo quadro è l’adozione di una riforma fiscale ecologica finalizzata a spostare il carico fiscale dal reddito e dal lavoro alle attività dannose per l’ambiente. Tale riforma avrebbe come principali benefici la limitazione dei danni sociali generati dall’inquinamento e un maggiore reddito disponibile per le famiglie.

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Riflessioni a margine dell’incontro de “I Liberali” sulla fiscalità”

Premessa.
Sono personalmente convinto che ogni intervento di efficientamento dell’attuale sistema fiscale o di più radicale riforma abbia come condizione preliminare il recupero significativo della troppa evasione.
Per evitare che il recupero si accompagni alla espansione di una cattiva spesa, si dovrebbe sancire (ed attuare) la regola che ogni euro recuperato sia portato, automaticamente e anno per anno, in detrazione delle aliquote di prelievo, concentrando i benefici sulle (poche) tasse progressive del sistema italiano.

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Compagnie aeree: chi non innova resta a terra

Alitalia, Air Berlin, Ryanair e Monarch: cosa hanno in comune queste quattro compagnie aeree in crisi? I modelli di business sono diversi, così come le dimensioni. Ma condividono il fatto di non aver saputo adeguarsi alle nuove richieste del mercato.

Quattro compagnie, quattro crisi diverse

Grandi turbolenze hanno interessato i cieli delle compagnie aeree europee negli ultimi mesi.

Prima Alitalia, poi la cugina tedesca Air Berlin, quindi persino Ryanair e infine Monarch. Cosa hanno in comune le quattro crisi? In apparenza molto poco, a parte il fatto di manifestarsi nell’anno migliore per l’aviazione mondiale ed europea dalle Torri gemelle a oggi.

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La fragilità del sistema bancario italiano

Quattro banche di medie dimensioni sono “fallite” e per la prima volta in Italia hanno perso non solo gli azionisti ma anche alcune categorie di obbligazionisti. L’attenzione dei media si è concentrata soprattutto sulle perdite subite da chi aveva acquistato obbligazioni subordinate. Sembra quasi che i problemi delle nostre banche possano essere circoscritti alla necessità di informare meglio sui rischi di certi titoli sino magari a limitarne la vendita ai soli investitori istituzionali.

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Siete d’accordo a regalare qualche centinaio di miliardi alle nostre banche?

“Bad bank”, “Non performing loans”, “Asset management company”, quando non si vuol far capire qualcosa basta dirlo in una lingua straniera. Cerchiamo di tradurre in Italiano la situazione.

Da mesi le banche italiane premono il Governo per raggiungere una soluzione al problema dei prestiti che i debitori non sono più in grado di onorare. Si tratta, al momento, di circa 330 miliardi di euro ma la somma è destinata a salire fino al 2018 (nessuno però sa di quanto). Alle banche piacerebbe sostanzialmente che lo Stato, o chi per lui, liberasse i loro bilanci dal fardello.

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“Epater les bourgeois” (= far colpo sulla gente)

I nostri reggitori credono, evidentemente, che gli convenga utilizzare termini di altre lingue (melius se la lingua è l’inglese perchè suona “più tecnico”) per impressionare i giornalisti e gli elettori.
Di qui i termini “job act” (in italiano” legge per l’occupazione”) e “spending review” (=revisione della spesa). Il che dimostra una mentalità provinciale di bassissima lega.

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