Categoria: Economia

Contratto per i rider: è davvero “pirata”?

L’accordo tra AssoDelivery e Ugl-Rider ha lacune e difetti. Ma è il primo Ccnl che regola il lavoro dei ciclofattorini garantendo loro alcuni diritti fondamentali. E ha il merito di salvare il settore dalla paralisi cui lo condanna la legge vigente.

Riassunto dell’ultima puntata

Il decreto n. 101/2019, convertito con la legge n. 128, aveva stabilito che i ciclofattorini collegati con la centrale mediante cellulare, i cosiddetti rider, possono anche essere qualificati come lavoratori autonomi, ma devono comunque essere assoggettati alla disciplina generale del lavoro subordinato. E nel gennaio di quest’anno la Cassazione (n. 1663/2020) aveva sostanzialmente statuito che la stessa cosa avrebbe potuto essere desunta in via interpretativa dalla norma introdotta dal Jobs act nel 2015.

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Non perdiamo l’occasione di razionalizzare la rappresentanza.

Il tema della riduzione del numero complessivo dei parlamentari è sempre stato presente nei progetti di riforma della Costituzione, a partire dalla Commissione parlamentare per le riforme istituzionali, presieduta dal deputato liberale Aldo Bozzi, Commissione che presentò la propria relazione alle Camere il 29 gennaio 1985. Si era allora nella Nona Legislatura del Parlamento repubblicano. Quella attualmente in corso è la Diciottesima Legislatura.

Ad esempio, la Commissione bicamerale presieduta da Massimo D’Alema nella Tredicesima Legislatura proponeva che il numero dei deputati fosse variabile e determinato dalla legge; ma in ogni caso non inferiore a 400 e non superiore a 500.

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 Decreto Biondi

“Piacere,  Decreto Biondi. Decreto di nome e Biondi di cognome”. Così amava presentarsi, giocando con le sue generalità, per ricollegarle a quel decreto del 1994 sulla carcerazione preventiva che rimase per sempre legato al suo nome.

Alfredo Biondi era così: capace di ironizzare su tutto, e prima di tutto su sé stesso. Era profondamente liberale perché non aveva dogmi, si metteva continuamente in discussione, e metteva in discussione tutto e tutti, con l’arma dell’ironia. Ironizzava su qualunque argomento, faceva battute corrosive su chiunque, su Borrelli – che da par suo si offese e rispose con livore – ma anche su sua moglie, che pure amava teneramente e che è sempre stata al centro della sua vita.

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L’insieme dell’inquietante vicenda di Silvia Romano, ad eccezione di queste ore di gioia per il suo ritorno in Patria e dell’abbraccio dei suoi familiari, è solo un sintomo della tragica decadenza in cui siamo precipitati

Cari amici, non potremmo non gioire per il ritorno in Patria di una nostra connazionale e non potremmo non condividere la gioia dei familiari di Silvia Romano, una giovane italiana di 25 anni, rapita 18 mesi fa in Kenya dove operava con l’associazione “Africa Milele” che si occupa di sostegno all’infanzia.
Ma dovremmo gioire per il fatto che il Governo ci ha messo 18 mesi per individuare tra i criminali che l’hanno catturata e i terroristi islamici che l’hanno imprigionata l’interlocutore giusto a cui pagare un cospicuo riscatto, tra i 2 e i 4 milioni di euro secondo il “Corriere della Sera”?

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La vicenda del crollo dei 250 metri del viadotto sul Magra

I liberali, in quanto attenti alle istituzioni, devono seguire con cura la vicenda del crollo dei 250 metri del viadotto sul Magra, tra Toscana e Liguria, in condizioni meteorologiche perfette e senza traffico dovuto alle restrizioni Covid19. A parte il danno alla viabilità e quindi la necessità di una ricostruzione il più possibile rapida dell’opera, quello che preoccupa (più dell’onere) è l’inerzia dell’ANAS. Ad un mese dal crollo, non ha ancora rimosso i tecnici coinvolti nei controlli del viadotto. I quali, durante il 2019,  hanno più volte (l’ultima a novembre) seccamente respinto i dubbi sollevati in sede locale circa la reale stabilità del manufatto, confermandone in pieno la stabilità. Il viadotto è poi crollato integralmente quattro mesi dopo.

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Luca Ricolfi: “Ci avviamo verso una società parassita di massa”

Intervista al sociologo e professore all’Università di Torino sull’Italia post-Covid. “I nuovi ‘parassiti’ vivranno dipendenti dalla mano pubblica”. “Questo è il primo governo risolutamente iper-statalista della storia della Repubblica”
“La nostra società, se non si cambia rotta, molto molto alla svelta (ma forse è già tardi), è destinata a trasformarsi in una ‘società parassita di massa’, che non è il contrario della società signorile di massa, ma ne è uno sviluppo possibile, una sorta di mutazione ‘involutoria’, come forse la chiamerebbe un matematico”. Luca Ricolfi, sociologo che insegna Analisi dei Dati all’Università di Torino, nonché responsabile scientifico della Fondazione Hume, mostra tutti i rischi dell’epoca post-Covid per un paese che da anni si è auto-condannato al declino, come ben spiegato nel suo ultimo libro “La società signorile di massa” (La Nave di Teseo).

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Nazionalizzazioni e società civile. Dal neostatalismo alla democrazia illiberale il passo è breve

La miccia è stata il virus, ma sostituire il dinamismo della società libera con l’egualitarismo della decrescita felice è l’unica idea mai avuta dai grillini.
Il neostatalismo montante, alimentato da montagne di miliardi a debito e da un potenziale, imponente spostamento di potere economico dal privato al pubblico sta per diventare, forse non solo in Italia, la nuova frontiera della politica e della cultura. Chi lo considera un pericolo (per ora, pochi), è bene che si attrezzi.

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