Categoria: Economia

Il grande problema dell’Italia: il debito pubblico

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Il debito pubblico è a nostro parere, tra i primi problemi dell’Italia.

Il debito pubblico si forma perché le spese dello stato sono maggiori delle sue entrate. Si manifesta attraverso le obbligazioni emesse dal tesoro.

Quasi tutti i paesi sviluppati hanno visto crescere la spesa pubblica a partire dagli anni sessanta. Cionondimeno i paesi che hanno registrato una crescita delle imposte( le quali servono a far fronte alla spesa pubblica) la quale non si discosta troppo dalla crescita della spesa hanno debiti contenuti.

Altri paesi, per contro, hanno avuto spese in veloce aumento con imposte che crescevano lentamente. Donde disavanzi notevoli che, accumulati negli anni, hanno generato un notevolissimo debito.

Risparmiare uccide!

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Solo gli economisti (“L’economia serve a rivalutare l’astrologia”, diceva John Kenneth Galbraith), solo gli economisti e gli adoratori del ‘politically correct’ – mentalmente ottenebrati come sono – oggi, possono sostenere che il risparmio giovi, che serva a migliorare il vivere comune.
Ovviamente, è esattamente il contrario e le dimostrazioni in proposito sono infinitamente numerose.
Sotto gli occhi di tutti.
Ogni qual volta si è deciso di risparmiare, di contenere i costi, la conseguenza è stata il fallimento.
Ma, naturalmente, questo, agli occhi dei poveracci che da alcuni decenni siedono sul ponte di comando, non conta un bel nulla.
Conseguenza inevitabile del risparmio è la drastica, drammatica perdita dei posti di lavoro.
Conseguenza dell’ossessiva campagna contro i ricchi è l’averli obbligati a nascondersi, con le loro disponibilità.

Alitalia: fuori rotta da vent’anni

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Il fallimento di Alitalia arriva da lontano. Veti vari hanno impedito che funzionasse l’alleanza con Klm, specializzata sui voli internazionali. E dopo i soci privati hanno scelto di concentrarsi sul mercato domestico invece che sul lungo raggio.

L’errore fondamentale

Alitalia è da almeno un ventennio un vettore fuori rotta. Il suo guaio è stato rimanere sulla stessa rotta dei tempi del monopolio quando invece occorreva modificarla radicalmente, dopo la liberalizzazione europea del mercato, l’arrivo dei vettori low-cost e del treno ad alta velocità.

LA PIÙ GRANDE RIFORMA DI CUI ABBIAMO BISOGNO: LIQUIDARE ALITALIA

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“When a management with a reputation for brilliance tackles a business with a reputation for bad economics, it is the reputation of the business that remains intact”. Warren Buffett.

C’è una cosa difficile da comprendere: da quando, negli ultimi giorni, puntuale e prevedibile la questione Alitalia è tornata alla ribalta, si è assistito a un profluvio di articoli, interviste, dichiarazioni… intente a scandagliare le ragioni che avrebbero condotto l’infausta compagnia “di bandiera” all’ennesimo tracollo. “Meglio Air France”, “la colpa è dei manager”, “Montezemolo è sempre in mezzo quando succedono pasticci”, “sono i lavoratori a essere dei privilegiati”, “i contratti per il rifornimento di carburante sono troppo onerosi”, “mancano aerei di lungo raggio”, “la struttura azionaria non ha permesso lo sviluppo”… una ridda di osservazioni che potrebbe pure avere un qualche interesse per gli abbonati ad Aviation Week, ma alle quali, da cittadini e contribuenti, dovremmo rispondere con un sonoro “chissenefrega”!

Pensioni da incubo – e il sonno dei giuristi

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Ai nostri primi cenni sull’enorme disparità di trattamento tra le generazioni che ci hanno preceduto e i millennials, qualcuno ha commentato frettolosamente per accusarci di essere intenzionati a smantellare il welfare nazionale. Purtroppo la sindrome di Stoccolma è molto diffusa nel Paese: soprattutto il sabato mattina, quando valenti studenti liceali protestano contro i tentativi di offrire loro qualche chance in più nel mondo del lavoro. Oppure quando i sedicenti “socialisti” affermano che i “diritti acquisiti” non si toccano, e quindi se lo Stato ha permesso a una donna di non lavorare per tutta la vita, in quanto figlia nubile di un parlamentare dell’assemblea regionale siciliana deceduto, dobbiamo assistere impotenti.

Gli argomenti fallati che usano li conosciamo:

benaltrismo: ma perché occuparsi di pensioni quando ci sono: evasione, criminalità, corruzione?
reductio ad hitlerum: se inizi a togliere il diritto al vitalizio arriverai a levare tutti i diritti;
conservazione: lo Stato si regge sulle sue leggi, ergo non puoi modificarle.

Qualche battuta post pasquale

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– non aveva nulla da dire… ma non mancò la benché’ minima occasione per dirlo
– in politica la cosa più importante è far credere di essere determinanti
– le festività sono necessarie per capire che cos’è la noia.
– mense siracusane – nell’antichità erano famose per il loro straordinario lusso e furono oggetto di satira nelle argute commedie del poeta siculo epicarpo. Ecco a chi si ispirano gli amministratori pubblici siciliani dei nostri giorni. le tradizioni debbono essere rispettate.
– pensando a Matteo Renzi viene facile l’accostamento al “miles cloriosus” (=soldato fanfarone) che era il titolo di una commedia di Plauto.
– uomo di tre lettere. Chiamava il poeta Plauto i ladri perché’ “fur” in latino significa “ladro”. Quanti avrebbero, oggigiorno, diritto a questo epiteto?

Chi più spende meno spende

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È questo un proverbio che esorta a non lesinare, in certi casi, le spese onde evitare, risparmiando, di non ottenere il risultato desiderato.
Dato che i proverbi, come è noto, sono il frutto dell’esperienza pluriennale dei popoli tale detto contiene un fondo di saggezza.
Il flusso ininterrotto dei profughi dal Medio Oriente e dai paesi africani comporta la morte di migliaia di innocenti ed il rischio di squilibri sociali in Europa.
Il problema è di difficilissima soluzione ma, come scrivemmo su questo foglio, non giova lasciarlo al suo destino.
Tergiversare non giova!
Sarebbe necessario, per contro, unire le forze del mondo libero per programmare un intervento multilaterale, sotto l’egida, se possibile, delle NAZIONI UNITE, volto a eliminare “alla fonte” le cause di tale fenomeno.
Certamente non si tratterebbe di una passeggiata perché molteplici e gravi sono le cause (carestie, instabilità politica, odi razziali, religiosi etc.)e non trascurabili i costi ma sicuramente inferiori a quelli già sopportati e prevedibili lasciando le cose continuare in tal modo.
Vale quindi -a ben riflettere, il proverbio sopra citato.
E l’altro: “Si vis pacem para bellum” (= se desideri la pace apprestati alla guerra).
Sarebbe, però, indispensabile avere governi all’altezza e, purtroppo, non ci sembra di vederne all’orizzonte anche perché sono imminenti elezioni nei principali paesi europei e gli Stati Uniti non paiono avere, “more solito, “una visione lucida della situazione e, per conseguenza, delle iniziative da adottare.
Continueremo, perciò, ahinoi, ad assistere al sacrificio di poveri agnelli (i profughi).

Il problema italiano sempre irrisolto: il divario tra il centro-nord ed il mezzogiorno

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Fiumi d’inchiostro sono stati versati per analizzare questo problema e per cercare di fornire soluzioni. Nel secondo dopoguerra vennero introdotte normative ad hoc, fu creata la c.d. Cassa per il Mezzoggiorno ed effettuati ingenti investimenti. Qualche progresso si è registrato ma il divario non è stato, in sostanza, colmato. Secondo i dati raccolti da EUROSTAT (dati pubblicati nel maggio 2015) riguardanti gli anni 2012-2013 risulta che il Prodotto Interno pro capite (il P.I.L.) medio dei cittadini dell’Unione Europea era di 26.000 euro.