Categoria: Economia

Alitalia, dal prestito ponte al vicolo cieco

Se le regole europee sugli aiuti di stato fossero state seguite alla lettera, oggi Alitalia avrebbe un piano di ristrutturazione effettivo. E non correrebbe il rischio di essere obbligata a rimborsare il prestito ponte di 900 milioni erogato un anno fa.

Regole per l’aiuto di stato

Il nuovo governo ha eredito dal precedente non solo la crisi di Alitalia, ma anche una posizione molto problematica verso la Commissione europea in relazione al prestito ponte erogato alla compagnia un anno fa.

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CONSIDERAZIONI LIBERALI SU SPREAD E CITTADINI

Per la politica liberale i cittadini contano più dello spread. Per il motivo che lo spread non è neppure un indicatore che condensa l’andamento di aspetti reali dell’economia di un paese. Il fatto è alcuni lo definiscono come indicatore solo perché ne cercano uno e  lo fanno con un intento teorico che però non corrisponde in pieno ai fatti concreti. La cosa non muta neppure quando si accompagna ad elencare una serie di fattispecie in cui vari singoli cittadini potrebbero trarre beneficio dall’avere indicazioni sulla complessiva situazione economica in cui si trovano. Infatti l’approccio liberale non consiste nello sciorinare parole adatte al far immaginare un’attenzione strutturale, giuridica e politica, alla centralità del cittadino. Consiste nel praticarla quell’attenzione. Perché l’impegno liberale non si esprime mai nelle intenzioni teoriche, bensì sempre nelle scelte fondate sui fatti e sui comportamenti effettivi. Quindi, svolgere considerazioni sugli aspetti dell’economia di mercato, non basta per  restare nel clima liberale se insieme non si mantiene stretto il legame con la realtà concreta per renderla di mercato.

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Perché Air France non è Alitalia

Le notizie arrivate dalla Francia sulla crisi di Air France hanno indotto a tracciare un parallelo con quella di Alitalia. Ma le analogie sono poche e superficiali, mentre le differenze sono profonde, soprattutto nei risultati della gestione industriale.

Un paragone azzardato

Air France come Alitalia? Nei giorni scorsi sui media italiani è girata con grande rilievo una notizia sensazionale: Air France in crisi profonda, come Alitalia; i lavoratori hanno respinto con referendum un accordo sindacale, esattamente come lo scorso anno i lavoratori di Alitalia; il ministro francese dell’economia Bruno Le Maire ha dichiarato che non avrebbe messo altri soldi dei contribuenti francesi nel capitale di Air France, esattamente come ha sostenuto in più occasioni il ministro italiano dello Sviluppo economico Carlo Calenda in relazione ad Alitalia.

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Alitalia vola con l’aiuto di stato?

Il prestito ponte ad Alitalia è palesemente un aiuto di stato. Meglio avrebbe fatto il governo a dichiararlo subito tale. Avrebbe anche potuto dimostrare che serve a finanziare esorbitanti extracosti aziendali, non politiche di prezzo anticoncorrenziali.

L’indagine della Commissione

Il prestito ponte da 600 milioni, concesso un anno fa dal governo ad Alitalia e poi accresciuto in autunno a 900 milioni, è un aiuto di stato? E in tal caso è conforme oppure viola le norme comunitarie? Sono i due interrogativi ai quali dovrà rispondere nei prossimi mesi la Commissione UE nell’ambito dell’indagine aperta pochi giorni fa.

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Stipendi, benefit e dignità delle istituzioni

Il giudice di Corte Costituzionale Nicolò Zanon rischia di perdere l’ambitissimo e remuneratissimo posto di membro della Corte Costituzionale per una banale ed insignificante trasgressione: è sotto accusa perché la moglie avrebbe usato l’auto di servizio per shopping o impegni familiari. Meglio sarebbe stato per la Corte sottacere tali abusi perché essi richiamano l’attenzione dell’opinione pubblica sul livello davvero anomalo dei compensi e benefits di questa istituzione, che sfuggono anche al controllo del Parlamento in quanto “organo costituzionale” e superano di gran lunga i costi di analoghi organismi europei.

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ALITALIA E FERROVIE: UNA PREOCCUPANTE INDISCREZIONE

Non sappiamo quanto ci sia di vero nell’idea che Ferrovie dello Stato entri in Alitalia, oggetto nei giorni scorsi di varie indiscrezioni di stampa. Quello che preoccupa è che essa sia del tutto verosimile.

Non sappiamo, dunque, se si tratti di un’ipotesi, un pour-parler o un progetto dettagliato; né se sul dossier stia lavorando la Cassa depositi e prestiti o se invece le Ferrovie stiano cercando di coagulare una cordata con società private. Ci auguriamo che si tratti di una fake news pre-elettorale, ma non possiamo né sminuirne l’importanza né ignorarla: e non solo perché davvero non se ne sente il bisogno, ma perché una simile manovra sarebbe in linea con diverse operazioni che hanno visto il progressivo ritorno dello Stato in aziende e settori che negli anni scorsi ne avevano invece registrato la fuoriuscita; e nel parallelo agglomerarsi di nuovi colossi pubblici (da ultimo, con l’acquisizione dell’Anas da parte di Fs). La gara per la cessione di Alitalia è in corso e, date le condizioni della compagnia, non è facile trovare acquirenti che si accontentino di poche garanzie e di facili ristrutturazioni.

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Air Italy e Alitalia: un modello per due

Sono storie parallele quelle di Meridiana e Alitalia. Ora con l’arrivo del nuovo azionista Qatar Airways, la prima cambia nome e modello di business, ricercando dimensioni più grandi. Perché l’ex compagnia di bandiera non segue il suo esempio?

Breve storia di due compagnie italiane

Per molti anni sui cieli italiani hanno volato due soli vettori battenti bandiera nazionale: la grande, e in passato anche gloriosa, Alitalia, fondata dall’Iri nel 1947 principalmente per garantire i collegamenti internazionali del nostro paese; e la piccola Alisarda, vettore regionale fondato dal principe Karim Aga Khan nei primi anni Sessanta come compagnia di aerotaxi per assicurare i collegamenti turistici tra l’Italia continentale e la Costa Smeralda.

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