Categoria: Economia

Nuovo crocevia per Alitalia

Se non vuole ritrovarsi nel classico vicolo cieco, il governo deve scegliere nuove strade per Alitalia. Puntando al riequilibrio economico attraverso un piano d’impresa che aggiusti un modello di business che non funziona, per farlo divenire sostenibile.

Evitare soluzioni inopportune

Sul caso Alitalia, uno dei dossier più urgenti sui tavoli ministeriali, il nuovo governo si è espresso con diverse dichiarazioni dei suoi esponenti. Vanno nella direzione di un più ampio e diretto impegno pubblico per la soluzione della crisi, pur non prevedendo necessariamente un futuro controllo pubblico. Date le condizioni delicate del vettore, sinora solo in parte documentate dai pochi dati gestionali pubblicati dai commissari e necessariamente destinate a peggiorare con la fine della stagione ad alta domanda, conviene analizzare sinteticamente le diverse strade che si aprono al crocevia dei decisori pubblici. L’obiettivo è di distinguere tra quelle senza uscita, quelle praticabili ma inopportune e quelle opportune ma difficili.

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Manca la mentalità’ liberale nel gestire la cosa pubblica

La polemica delle ultime settimane sul Presidente INPS Boeri è un esempio di come in Italia siano ignorate le esigenze liberali. Almeno tra gli alti burocrati, tra chi ha ruoli di governo e nei media.

Molti alti burocrati hanno una cultura  disattenta ai fatti ed esaminano i dati numerici rappresentativi dei fatti senza tener mai conto dei meccanismi che li hanno prodotti, della possibile evoluzione nonché della eventuale necessità di correggerli. In pratica, i numeri divengono solo una base deterministica per prefigurare il dopo preferito.  I temi trattati  ora da Boeri dati alla mano (lo dice lui) sono la tesi che accogliere i migranti è indispensabile per mantenere in pari i conti INPS e l’impatto negativo del Decreto Dignità. In entrambi, maneggia i dati separandoli dai fatti, atteggiamento assurdo quando si tratta di organizzare la convivenza.

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Un film già visto, l’italianità di Alitalia

Quattordici mesi di commissariamento hanno permesso ad Alitalia di migliorare i suoi conti. Ora si tratta di decidere quale offerta accettare tra quelle presentate. Perché la compagnia non può più tornare nell’alveo pubblico, né formalmente né di fatto.

Quattordici mesi di commissariamento

Ci risiamo: un altro governo che tiene alla italianità di Alitalia. Ne sentivamo proprio la mancanza.

Ma vediamo qual è la situazione attuale della società. Da maggio 2017 (da più di un anno, quindi) Alitalia è gestita da un trio di commissari a nome del governo italiano. E al commissariamento si è arrivati dopo una ulteriore lunga crisi. Uscita dal perimetro pubblico nel 2009, Alitalia è stata nelle mani di investitori italiani prima e di Etihad poi, ma nessuno ha saputo trovare una strategia che le permettesse di stare a galla.

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Alitalia, dal prestito ponte al vicolo cieco

Se le regole europee sugli aiuti di stato fossero state seguite alla lettera, oggi Alitalia avrebbe un piano di ristrutturazione effettivo. E non correrebbe il rischio di essere obbligata a rimborsare il prestito ponte di 900 milioni erogato un anno fa.

Regole per l’aiuto di stato

Il nuovo governo ha eredito dal precedente non solo la crisi di Alitalia, ma anche una posizione molto problematica verso la Commissione europea in relazione al prestito ponte erogato alla compagnia un anno fa.

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Considerazioni liberali su spread e cittadini

Per la politica liberale i cittadini contano più dello spread. Per il motivo che lo spread non è neppure un indicatore che condensa l’andamento di aspetti reali dell’economia di un paese. Il fatto è alcuni lo definiscono come indicatore solo perché ne cercano uno e  lo fanno con un intento teorico che però non corrisponde in pieno ai fatti concreti. La cosa non muta neppure quando si accompagna ad elencare una serie di fattispecie in cui vari singoli cittadini potrebbero trarre beneficio dall’avere indicazioni sulla complessiva situazione economica in cui si trovano. Infatti l’approccio liberale non consiste nello sciorinare parole adatte al far immaginare un’attenzione strutturale, giuridica e politica, alla centralità del cittadino. Consiste nel praticarla quell’attenzione. Perché l’impegno liberale non si esprime mai nelle intenzioni teoriche, bensì sempre nelle scelte fondate sui fatti e sui comportamenti effettivi. Quindi, svolgere considerazioni sugli aspetti dell’economia di mercato, non basta per  restare nel clima liberale se insieme non si mantiene stretto il legame con la realtà concreta per renderla di mercato.

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Perché Air France non è Alitalia

Le notizie arrivate dalla Francia sulla crisi di Air France hanno indotto a tracciare un parallelo con quella di Alitalia. Ma le analogie sono poche e superficiali, mentre le differenze sono profonde, soprattutto nei risultati della gestione industriale.

Un paragone azzardato

Air France come Alitalia? Nei giorni scorsi sui media italiani è girata con grande rilievo una notizia sensazionale: Air France in crisi profonda, come Alitalia; i lavoratori hanno respinto con referendum un accordo sindacale, esattamente come lo scorso anno i lavoratori di Alitalia; il ministro francese dell’economia Bruno Le Maire ha dichiarato che non avrebbe messo altri soldi dei contribuenti francesi nel capitale di Air France, esattamente come ha sostenuto in più occasioni il ministro italiano dello Sviluppo economico Carlo Calenda in relazione ad Alitalia.

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Alitalia vola con l’aiuto di stato?

Il prestito ponte ad Alitalia è palesemente un aiuto di stato. Meglio avrebbe fatto il governo a dichiararlo subito tale. Avrebbe anche potuto dimostrare che serve a finanziare esorbitanti extracosti aziendali, non politiche di prezzo anticoncorrenziali.

L’indagine della Commissione

Il prestito ponte da 600 milioni, concesso un anno fa dal governo ad Alitalia e poi accresciuto in autunno a 900 milioni, è un aiuto di stato? E in tal caso è conforme oppure viola le norme comunitarie? Sono i due interrogativi ai quali dovrà rispondere nei prossimi mesi la Commissione UE nell’ambito dell’indagine aperta pochi giorni fa.

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