Categoria: Cultura

La riforma del fisco di Draghi spiegata dall’esperto

Intervista a Nicola Rossi, professore all’Università di Roma Tor Vergata e membro dell’IBL
AGI – Una riforma del fisco a 360 gradi che non si fermerà all’Irpef ma riguarderà anche le tasse sulla casa e gli sconti fiscali e sarà orientata alla crescita. È questa la strada indicata da Mario Draghi secondo Nicola Rossi, economista e professore ordinario di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma, ex consigliere economico della Presidenza del Consiglio e del Tesoro ed ex parlamentare.

“La parte delle comunicazioni programmatiche del presidente del Consiglio sul fisco è totalmente condivisibile e ha il grande pregio di essere una dichiarazione di carattere metodologico: Draghi ci ha detto come si fa una riforma del fisco, ha segnalato con chiarezza che il fisco è un’architettura complessa perché non ha il minimo senso incidere su questo o quell’aspetto senza tenere conto di quelli che sono gli equilibri dell’intero sistema fiscale”, spiega Rossi in un colloquio con l’AGI.

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Sull’attenti, come vecchi soldati, a sostegno di Draghi

Il Presidente Mattarella ha conferito a Mario Draghi l’incarico di provare a formare un nuovo governo. Per quanto mi riguarda, ho sempre pensato a Draghi come a un possibile, futuro, Presidente della Repubblica. Mi auguravo, invece, che, nell’immediato, non venisse coinvolto nelle miserie e nelle piccinerie della politica italiana. Il Parlamento che è stato eletto nel marzo del 2018 ha una composizione tale che nemmeno un Cavour, un Bismarck, o un Gladstone, redivivi, potrebbero riuscire a far prevalere un chiaro indirizzo politico.

Consideravo un pericolo ed un errore un coinvolgimento intempestivo di una personalità come quella di Draghi, proprio perché penso il peggio possibile dei nostri sedicenti leader politici, dei nostri sedicenti attuali partiti politici, del nostro ceto parlamentare, considerato nella sua media.

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È uscito “L’abc della politica e del voto”

È uscito “L’abc della politica e del voto”, di Adriano Teso intervistato da Fabio Cesaro, non vuole essere un manuale di scienza politica né tantomeno intende proporre teorie o dogmi in questo ambito. È una semplice risposta a quei cittadini che chiedono come realizzare quanto descritto nel libro “L’abc dell’Economia e della Finanza”, scritto nel 2019 sempre da Teso intervistato da Cesaro. La domanda che Teso si sente rivolgere quasi ogni giorno suona ormai come un disco incantato: come mettere lo Stato e il governo nella condizione di poter funzionare in maniera semplice e corretta, con poche e chiare regole, lasciando ai privati la maggiore libertà possibile per avere finalmente una sana economia e una finanza non predatoria? Ecco allora che in questo nuovo libro si cerca di dare una risposta a questo interrogativo tanto semplice e importante quanto meritevole di risposte articolate e comprensibili.

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IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI È LA ‘LEGGE ACERBO’ DEL NUOVO FASCISMO ITALIANO

Il taglio dei parlamentari non è una riforma costituzionale come la legge Acerbo nel 1923 non fu una riforma elettorale. Sono entrambe – mutatis mutandis – le conseguenze di una presa del potere da parte di forze avverse alla democrazia parlamentare e alla libertà politica e le premesse del consolidamento di un “nuovo” regime.

L’assenza di manganelli materiali, nell’abbondanza di quelli immateriali, rende formalmente meno eversivo e non criminale il referendum su Roma, come l’ha definito pertinentemente Fabio Cammalleri, rispetto alla marcia su Roma del 1922, ma non ne rende meno sinistro il disegno e meno torbido il fondo ideologico, da cui i nuovi quadrumviri, Di Maio, Salvini, Meloni e Zingaretti provano a pescare le cosiddette “ragioni” dell’operazione.

In politica comandano le idee, non i dispositivi costituzionali e istituzionali, di cui le idee si rivestono e in cui si dissimulano. Una riforma costituzionale e una legge elettorale si legge a partire dagli attori che la interpretano e dalla cultura che l’agisce e che vi si esprime.

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 Decreto Biondi

“Piacere,  Decreto Biondi. Decreto di nome e Biondi di cognome”. Così amava presentarsi, giocando con le sue generalità, per ricollegarle a quel decreto del 1994 sulla carcerazione preventiva che rimase per sempre legato al suo nome.

Alfredo Biondi era così: capace di ironizzare su tutto, e prima di tutto su sé stesso. Era profondamente liberale perché non aveva dogmi, si metteva continuamente in discussione, e metteva in discussione tutto e tutti, con l’arma dell’ironia. Ironizzava su qualunque argomento, faceva battute corrosive su chiunque, su Borrelli – che da par suo si offese e rispose con livore – ma anche su sua moglie, che pure amava teneramente e che è sempre stata al centro della sua vita.

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Contratti Smart Working: la rinascita dei territori nell’Italia delle mille patrie

Mi unisco alle esortazioni che vengono da più parti a non perdere l’occasione di forte rottura della vecchia normalità per spostarsi verso modelli di sviluppo sostenibile che traguardano più da vicino gli obiettivi indicati dall’ONU[1]. Nel solco della sostenibilità ambientale, che comprende la transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili (SDG7) e al cambiamento climatico (SDG13), non si può perdere l’opportunità di consolidare le migliori pratiche che sono emerse in questo contesto inusuale legato al COVID19.

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L’altro virus, il conformismo di Stato

Quando uscì “Il Virus Totalitario” non immaginavo che il mio saggio sulla infezione mentale legata al conformismo di massa, tanto simile a quella organica, sarebbe stato sottoposto alla verifica così severa dell’attualità. E invece la pandemia del Corona Virus, subito accompagnata dalla infodemia, o diffusione incontrollata e spesso interessata delle false notizie, è qui a ricordarci la nostra vulnerabilità. Con i relativi rimedi peggiori del male, a cominciare dall’idea, grottesca e pericolosa, di istituire una task force ministeriale sulle fake news.

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