Categoria: Cultura

Se la libertà coincide col buon senso

La retorica del cuore è una cosa; la realtà è un’altra. E così la concreta possibilità che Foodora lasci l’Italia all’indomani del decreto annunciato dal ministro Luigi Di Maio ci fa capire quanto spesso sia difficile fare i conti con le regole dell’economia e del buonsenso.

Non si tratta, qui, di ragionare su quanto viene dato ai ragazzi che, in bicicletta, consegnano pizze o altro. Si tratta invece di comprendere come chi vuole irreggimentare la società attraverso l’ennesima legge di cui non c’è bisogno fatichi a capire il mondo in cui viviamo e le necessità di tanti tra noi.

Voler trasformare in lavoratori dipendenti, infatti, coloro che adesso lavorano qualche ora a settimana per le agenzie di consegna significa non avere inteso che, per lo più, chi opera in tal modo lo fa proprio perché non si tratta di un primo impiego. Foodora e le altre società analoghe si avvalgono essenzialmente di studenti o anche di lavoratori che già hanno un posto, ma sono felici di arrotondare in questa maniera.

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Machiavelli, l’emigrazione e gl’illuministi Scozzesi

Nel capitolo XV del “Principe” il nostro Machiavelli pronuncia la celeberrima sentenza che ritengo basilare per la politica e la scienza sociale: “Ma sendo l’intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi è parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa che alla immaginazione di essa.” Nella sua famosa ‘versione italiana’ del capolavoro, Piero Melograni la traduce così: “Ma essendo il mio scopo quello di scrivere qualcosa di utile per chi vuol capire, mi è parso più conveniente inseguire la verità concreta, piuttosto che le fantasie.” Senza sminuire in nulla la lodevole fatica di Melograni, azzardo a dire che qui la potenza di scrittura di Machiavelli viene alquanto snervata dalla traduzione, altrimenti spesso  indispensabile. Certo, la ‘verità effettuale’ è ‘concreta’, tuttavia anche più che concreta, cioè ‘necessaria’, ‘costante’, ‘ineluttabile’.

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La demagogia è la forma politica del post-pensiero

Nell’epoca, che ho definito del “post-pensiero”, plasmata dall’intreccio pragmatico di tecnologie comunicative, globalizzazione puramente finanziaria e algoritmi, la democrazia rappresentativa va alla deriva nella “demagogia”. E posso dire, a titolo di premessa di quanto dirò qui di seguito, che il potere finanziario ha uno specifico interesse a liquidare la rappresentanza politica nella demagogia, per consolidare quel potere tecnocratico, che è funzionale ai propri interessi e profitti.

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Addio a Piero Ostellino, penna libera contro i poteri forti

Storica firma del Corriere della sera, di cui è stato anche direttore, e del Giornale, amava la scuola illuminista scozzese, di cui apprezzava la fede nell’individuo e la consapevolezza dell’imperfezione umana. Nella sua vita, sia come scrittore che come giornalista, contrastò sempre lo statalismo. Ai tempi di Tangentopoli prese anche gli eccessi del giustizialismo, il protagonismo e le interferenze nella politica di certa magistratura

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La più grande catastrofe navale della storia: l’affondamento della Wilhelm Gustloff nel 1945

Il 4 febbraio del 1936, un venticinquenne studente di medicina, ebreo tedesco di origine croata, David Frankfurter, si recò a Davos nell’abitazione di Wilhelm Gustloff, il fondatore e leader del partito nazista in Svizzera, e lo uccise con quattro colpi di pistola. Gustloff, nato nel 1895 in Germania ma trasferitosi per problemi di tisi a Davos, dove lavorava per il governo elvetico come meteorologo, si era iscritto al NSDAP (Nationalsozialistiche Deutsche Arbeiterpartei) nel 1929 e godeva di un buon rapporto con Hitler grazie a sua moglie Hedwig che era stata segretaria del futuro Führer nel 1923 al tempo del fallito Putsch di Monaco. In Svizzera Gustloff si era prodigato per diffondere i “Protocolli dei Savi di Sion”, un testo apparso nel 1905 e già all’epoca considerato un falso documentale, che mirava a screditare gli ebrei attribuendo loro un fantomatico piano per arrivare al dominio e controllo del mondo. Questo strumento di propaganda antisemita, pubblicato come presunto resoconto di sedute segrete svoltesi a Basilea in occasione del congresso sionista del 1897, mentre si trattava in realtà di un riadattamento in chiave antiebraica di un libello di Maurice Joly del 1864 contro Napoleone III, fu usato a lungo dal nazismo per alimentare l’odio ed il disprezzo verso gli ebrei anche dopo il 1921, quando sul Times era apparso un esauriente articolo che ne dimostrava la totale falsità ed il plagio dal testo francese. I Protocolli furono editi in Germania dall’ideologo del nazismo Alfred Rosenberg nel 1923 col titolo “Die Protokolle der Weisen von Zion und die Judische Weltpolitik” (I protocolli dei Savi di Sion e la politica mondiale giudaica) e menzionati da Adolf Hitler nel suo “Mein Kampf”.

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Il processo di integrazione europea e il ruolo delle regioni. Sabato 24 alle Stelline Albertini e Scognamiglio a sostegno della candidatura di Croci in Regione Lombardia

Si terrà sabato 24 alle ore 10.30 presso il Palazzo delle Stelline in Corso Magenta 61 a Milano l’incontro “Il processo di integrazione europea e il ruolo delle regioni” (clicca qui per registrarti) al quale insieme al nostro direttore Edoardo Croci interverranno Gabriele Albertini, senatore e già sindaco di Milano e Carlo Scognamiglio, già presidente del Senato.

Si è, invece, svolto lunedì 19 all’Acquario Civico di Milano l’incontro  “La difesa delle libertà dal populismo e dal totalitarismo”, primo evento pubblico della campagna elettorale di Edoardo Croci, candidato nella lista “Energie per la Lombardia – Parisi con Fontana” al Consiglio Regionale della Lombardia.
Accanto a Edoardo Croci erano presenti Livio Caputo, Dario Fertilio e Mauro Della Porta Raffo che, oltre a fornire un quadro sull’attuale situazione internazionale caratterizzata da instabilità e sempre crescente tendenza al populismo, hanno rivolto un deciso appello a votare Croci.

“Il rischio del totalitarismo è sempre presente e la democrazia ha bisogno di essere alimentata giorno per giorno, tutelando i diritti delle minoranze, la tolleranza e il pluralismo. Una considerazione che è bene avere chiara anche in vista delle prossime elezioni del 4 marzo”. Ha dichiarato Edoardo Croci.

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Debito pubblico e soluzioni sovraniste: perchè sarebbe una tragedia

L’iniziativa dell’Istituto Bruno Leoni di pubblicare l’orologio del debito nelle stazioni di Milano e Roma ha suscitato svariate reazioni. Quelle che vogliamo prendere più sul serio sono le critiche. Le principali di esse dipendono dalla convinzione, sempre più diffusa tra i cosiddetti sovranisti, che il debito è un falso problema. Le argomentazioni sono di due tipi.

Secondo la prima, poiché al debito dello Stato corrisponde un credito da parte di coloro che ne hanno comprato i titoli, basterebbe compensare debito e credito per risolvere il problema.

Proviamo a ragionarci un po’. Questi creditori sono per quasi il 30 per cento risparmiatori italiani (direttamente o tramite fondi comuni e simili). Se lo Stato cancella il proprio debito verso di loro, essi vedranno vanificati i propri risparmi, per un ammontare pari a circa 600 miliardi di euro. Sarebbe come una gigantesca imposta patrimoniale, che colpirebbe proprio quei risparmiatori italiani che hanno avuto fiducia nello Stato. Non può sfuggire la profonda ingiustizia di una tale misura. E neanche ne possono sfuggire i catastrofici effetti economici: visti vanificati i propri risparmi, quei cittadini si vedrebbero costretti a restringere drasticamente i propri consumi; sarebbero cioè ridotti in miseria, e si registrerebbe una caduta della attività economica di effetto inimmaginabile sulla occupazione, e quindi sui redditi degli italiani non colpiti direttamente.

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Ferrovie: i frutti di una liberalizzazione per caso

La liberalizzazione nel trasporto ferroviario serviva per uscire dalle tariffe regolamentate. L’arrivo di un operatore privato in concorrenza sulle linee dell’alta velocità non deriva dunque da deliberate scelte pubbliche. Ma ha avuto effetti positivi.

Le vie della liberalizzazione

Un’impresa ferroviaria privata e profittevole, operante in un segmento liberalizzato e in forte crescita del trasporto passeggeri, è stata ceduta a un multiplo elevato dei suoi margini a un soggetto economico esterno all’Unione europea. Tutto questo si è verificato nel nostro paese ed è la prima volta che accade in Europa, ove è peraltro difficile che possa ripetersi in un futuro prossimo. Com’è possibile che l’Italia, paese poco propenso alle riforme nei servizi pubblici, si trovi ora all’avanguardia nel cambiamento? La risposta più verosimile è che tutto questo sia avvenuto per caso e non in conseguenza di scelte pubbliche organiche e deliberate.

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