Autore: Ugo Arrigo

Concorrenza ad alta velocità

In Europa ci sono oggi circa 9 mila chilometri di linee ad alta velocità, concentrate per lo più nei quattro stati più grandi. L’Italia è il paese dove il traffico cresce di più. Sarà merito del fatto che solo da noi ci sono due operatori in concorrenza?

Quattro paesi ad alta velocità

L’alta velocità nelle ferrovie italiane è un successo, documentato dell’elevata frequenza dei treni Frecciarossa e Italo – tanto che la rete è stata definita la “metropolitana d’Italia” – e dall’alto tasso di occupazione dei posti sui treni di entrambe le compagnie. E confermato dalla valutazione che il fondo americano Global Infrastructure Partners ha dato dell’azienda di Italo al momento dell’acquisizione.

Share

Air Italy e Alitalia: un modello per due

Sono storie parallele quelle di Meridiana e Alitalia. Ora con l’arrivo del nuovo azionista Qatar Airways, la prima cambia nome e modello di business, ricercando dimensioni più grandi. Perché l’ex compagnia di bandiera non segue il suo esempio?

Breve storia di due compagnie italiane

Per molti anni sui cieli italiani hanno volato due soli vettori battenti bandiera nazionale: la grande, e in passato anche gloriosa, Alitalia, fondata dall’Iri nel 1947 principalmente per garantire i collegamenti internazionali del nostro paese; e la piccola Alisarda, vettore regionale fondato dal principe Karim Aga Khan nei primi anni Sessanta come compagnia di aerotaxi per assicurare i collegamenti turistici tra l’Italia continentale e la Costa Smeralda.

Share

Ferrovie: i frutti di una liberalizzazione per caso

La liberalizzazione nel trasporto ferroviario serviva per uscire dalle tariffe regolamentate. L’arrivo di un operatore privato in concorrenza sulle linee dell’alta velocità non deriva dunque da deliberate scelte pubbliche. Ma ha avuto effetti positivi.

Le vie della liberalizzazione

Un’impresa ferroviaria privata e profittevole, operante in un segmento liberalizzato e in forte crescita del trasporto passeggeri, è stata ceduta a un multiplo elevato dei suoi margini a un soggetto economico esterno all’Unione europea. Tutto questo si è verificato nel nostro paese ed è la prima volta che accade in Europa, ove è peraltro difficile che possa ripetersi in un futuro prossimo. Com’è possibile che l’Italia, paese poco propenso alle riforme nei servizi pubblici, si trovi ora all’avanguardia nel cambiamento? La risposta più verosimile è che tutto questo sia avvenuto per caso e non in conseguenza di scelte pubbliche organiche e deliberate.

Share

Alitalia si vende subito? Forse che sì forse che no

Lufthansa, il principale candidato all’acquisto, chiede che Alitalia sia ristrutturata prima di essere venduta. L’esatto contrario di quanto si proponeva il nostro governo. La confusione nasce anche da norme spesso adattate alle esigenze della politica.

Prima la vendita o la ristrutturazione?

Grande è la confusione nei cieli della vendita di Alitalia ma, a differenza del comandante Mao, non possiamo dedurne che la situazione sia eccellente. Air France ha smentito di aver presentato un’offerta, tuttavia potrebbe essere interessata. Invece Lufthansa, che l’offerta l’ha presentata, non sembrerebbe così convinta di chiudere. L’amministratore delegato Carsten Spohr ha scritto giovedì 11 gennaio al ministro dello Sviluppo economico sostenendo che “Alitalia avrebbe bisogno di una significativa ristrutturazione prima dell’acquisizione da parte di Lufthansa”.

Share

Compratore cercasi per Alitalia

Il bando per la cessione della compagnia di bandiera è scaduto da tempo. Per ragioni diverse, nessuna delle tre offerte presentate sembra destinata al successo. Con il rischio che l’azionista di riferimento di Alitalia resti il contribuente italiano.

Prestito ponte rinnovato

Si avvicina il Natale e gli italiani, che hanno storicamente sostenuto le perdite di Alitalia ai tempi del controllo pubblico e aiutato con misure di welfare l’arrivo dei “capitani coraggiosi” nel 2008, si domandano se avranno la fortuna di trovare sotto l’albero un acquirente della disastrata compagnia di bandiera.

Share

Compagnie aeree: chi non innova resta a terra

Alitalia, Air Berlin, Ryanair e Monarch: cosa hanno in comune queste quattro compagnie aeree in crisi? I modelli di business sono diversi, così come le dimensioni. Ma condividono il fatto di non aver saputo adeguarsi alle nuove richieste del mercato.

Quattro compagnie, quattro crisi diverse

Grandi turbolenze hanno interessato i cieli delle compagnie aeree europee negli ultimi mesi.

Prima Alitalia, poi la cugina tedesca Air Berlin, quindi persino Ryanair e infine Monarch. Cosa hanno in comune le quattro crisi? In apparenza molto poco, a parte il fatto di manifestarsi nell’anno migliore per l’aviazione mondiale ed europea dalle Torri gemelle a oggi.

Share

LA REDDITIVITA’ DELLE POSTE SI BASA SU TRE PILASTRI FONDAMENTALI, NESSUNO DEI QUALI E’ DI MERCATO

Il governa Letta ha in progetto di collocare sul mercato una quota di Poste Italiane. Non si tratta di una privatizzazione vera e propria dato che lo Stato intende mantenerne saldamente il controllo, tuttavia soggetti privati, istituzionali ma anche risparmiatori e dipendenti dell’azienda, saranno invitati a sottoscrivere quote azionarie e non lo faranno per benevolenza verso il venditore o l’azienda bensì motivati dall’attesa che essa generi redditività e distribuisca dividendi.
Questa cessione parziale è resa possibile dalla grande trasformazione dell’ultimo quindicennio che ha visto il passaggio da inefficiente azienda pubblica del recapito, che chiudeva i bilanci in forte perdita, a primaria azienda di servizi bancari e assicurativi che realizza utili crescenti, sino a porsi ai vertici per redditività tra le omologhe europee.

Share

VALIDE RAGIONI DI MERCATO CONTRO L’ARREMBANTE STATALISMO “SALVA TUTTO”

I sostenitori delle ragioni del mercato e della libera concorrenza dovrebbero trovare facile terreno in Italia per coltivare e diffondere il loro pensiero. Hanno infatti come “delenda Carthago” un settore pubblico che spende con poca efficacia quasi due euro ogni tre di pil emerso e tassa i cittadini che non evadono per oltre la metà del loro reddito e le imprese per circa i due terzi.

Share