Autore: Stefano Magni

Al Cairo nazionalisti e islamisti si contendono il trono di Mubarak

Questa drammatica intervista, rilasciata all’Ansa da Abdel Ghani Hendi, quadro del partito “11 febbraio”, è un grido di dolore per una rivoluzione tradita e dirottata sin dai suoi primi mesi. Siamo infatti arrivati al dunque: da ieri sono iniziate le elezioni presidenziali. Il nuovo capo dello Stato, il primo democraticamente eletto, si insedierà solo nella seconda metà di giugno, dopo un ballottaggio.

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LA SFIDA DEI “FALCHI” REPUBBLICANI ALLA POLITICA ESTERA DI OBAMA

– «Obama punterà tutta la sua campagna elettorale sui successi che ha ottenuto in politica estera. Punterà tutto sull’uccisione di Osama bin Laden, su quella di Gheddafi e sulla Primavera Araba. E’ vero: il mondo è un posto più sicuro in cui vivere senza Osama e senza Gheddafi. Ma questi sono successi tattici e non riescono a colmare il disastro della politica estera di Barack Obama, né i numerosi errori strategici che ha commesso». A sfidare il presidente sulla politica estera, con queste parole, è Michele Bachmann, ex candidata repubblicana. Benché si sia ritirata il mese scorso, è pronta a dar manforte alla campagna. Ma soprattutto, le parole della Bachmann riflettono in pieno la filosofia dominante nel Partito Repubblicano in fatto di politica estera: la riconquista di un’egemonia americana che sta svanendo.

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SFIDARE PECHINO SENZA AVER SOLDI

Non è facile comprendere la nuova strategia americana. La notizia della settimana, sulla politica estera dell’amministrazione Obama, è certamente l’annuncio dell’apertura di una nuova base dei marine in Australia. Sarà completata nel 2016, a copertura del teatro Pacifico del Sud, volta a fronteggiare la Cina e le sue mire espansioniste.

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L’IRAN COSTRUISCE L’ATOMICA E IL MONDO HA UN GROSSO PROBLEMA IN PIU’

L’Iran sta costruendo la bomba atomica. Lo dice ufficialmente l’Aiea, portando le prove, argomentando, partendo dal punto di vista di un ente neutrale, della “comunità internazionale”, dell’Onu. Il fatto che Teheran stesse portando avanti un programma militare nucleare clandestino, parallelamente a quello civile legale, era una cosa sospetta da almeno 9 anni. Ma finché erano dissidenti iraniani ad affermarlo, o fonti di intelligence israeliane o statunitensi, c’era sempre, comunque, la possibilità di difendersi dietro alla tesi della “cospirazione” ai danni dell’Iran.

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Freedom Flotilla, cronaca di una rissa annunciata

Cronaca di una rissa annunciata. Sarà questo l’esito inevitabile della seconda spedizione della Freedom Flotilla.
Le navi dei militanti saranno fermate dalle unità della marina militare israeliana, dopodiché sarà solo una questione di nervi. Gli israeliani li avranno abbastanza saldi da non aprire il fuoco? Quanto spingeranno i pacifisti prima di rinunciare all’operazione? Saranno abbastanza tenaci da ignorare ogni avvertimento e ogni possibilità di scontro, fino ad approdare a Gaza?

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La risoluzione Onu sulla Libia

Il dado è tratto. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha votato giovedì sera una risoluzione che autorizza l’uso di “tutte le misure necessarie” per proteggere i civili libici dalla repressione del regime. La risoluzione aggiorna la 1970 del 26 febbraio 2011, rinnova l’embargo sulle armi e l’azione umanitaria per salvare i profughi di guerra.

Ma aggiunge anche la no-fly zone. L’aviazione fedele a Gheddafi, d’ora in poi, dovrà rimanere sulle piste, pena l’abbattimento. Ma il passaggio decisivo lo leggiamo nel paragrafo 4: gli Stati membri, singolarmente o tramite organizzazioni regionali, sono autorizzati a prendere “tutte le misure necessarie” a proteggere “i civili e le aree popolate da civili sotto minaccia di attacco”.

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Egitto in bilico, tra democrazia e integralismo

L’Egitto entra nella sua terza settimana di insurrezione contro il regime di Hosni Mubarak. Ma non abbiamo ancora capito se dobbiamo provare gioia o disperazione.
La prima emozione sorge spontanea nel vedere un rapido effetto domino travolgere o minacciare dittature arabe considerate eterne. La seconda quando pensiamo a cosa possa arrivare dopo.

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Il Medio Oriente come l’Urss dell’89?

E dove sarebbe questa “stabilità” delle dittature? A vent’anni circa dal collasso rapidissimo del blocco sovietico, che tutti davano per eterno e immutabile sino al 1989, oggi assistiamo a qualcosa di molto simile nel Medio Oriente. Sistemi dittatoriali al potere dagli anni ’50 del secolo scorso si stanno sgretolando con una rapidità impressionante.
Il primo punto in comune fra il 1989 e il 2011 è la velocità del contagio rivoluzionario. Nel giugno 1989, la prima sconfitta elettorale dei comunisti in Polonia portò due mesi dopo all’apertura della frontiera ungherese, quattro mesi dopo alla caduta del muro di Berlino e cinque mesi dopo alla fine di tutti i regimi comunisti dell’Est.

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