Autore: Stefano Magni

KHODORKOVSkIK LIBERO, MA LA RUSSIA NO

Mikhail Khodorkovskij è tornato in libertà. È l’uomo che ha cambiato la Russia, suo malgrado. Alcuni antagonisti dell’era Putin, come l’ex ministro Boris Nemtsov, fissano in quel momento, in quel 25 ottobre 2003 in cui Khodorkovskij venne arrestato, il giorno in cui la Russia cessò completamente di essere un Paese in transizione verso la democrazia e diventò definitivamente una dittatura. Se alcuni storici contestano, a ragion veduta, che prima del 2003 la Russia fosse una democrazia nascente, è assolutamente certo che, dopo quella data, non la sia. Cosa successe il 25 ottobre 2003? Mikhail Khodorkovskij era uno degli uomini più ricchi del mondo.

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ATTENTATO A PECHINO E DISINFORMAZIONE

Un “incidente” in Piazza Tienanmen. Un’auto che va a travolgere la folla di turisti e cinesi proprio sotto il ritratto di Mao, nella piazza resa celebre, tragicamente, dalla repressione dei moti democratici del 1989. La notizia riesce a trapelare e diffondersi, anche con foto e video. Gli sforzi della censura cinese sono vani, quando un fatto di sangue così grave (5 morti e una trentina di feriti) nel cuore di Pechino, sotto gli occhi di mezzo mondo.

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ESERCITO DEI SENZA LAVORO NEGLI STATI UNITI

Notizie tristi dal mercato del lavoro negli Stati Uniti. Sono stati creati 148mila posti di lavoro, 32mila in meno rispetto al previsto. La colpa viene attribuita allo “shutdown”. In realtà, questa debacle, vista in prospettiva, è molto peggiore di quel che sembri. Avremmo dovuto essere tristi anche quando i mercati erano allegri e il numero di posti di lavoro creato negli Usa era superiore, di poche decine di migliaia, rispetto al previsto.

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L’ELEZIONE DI ROUHANI NON E’ UNA RIVOLUZIONE. FORSE, PERO’, POCO CI MANCA

Non è proprio una rivoluzione, ma viene festeggiata come se la fosse: l’elezione in Iran del presidente Hassan Rouhani è stata salutata positivamente, con manifestazioni pubbliche, da tutti i riformisti.
Caduti nella disperazione dopo la fine della Rivoluzione Verde del 2009, colpiti con l’arresto di Moussavi e Karroubi, i due leader più vicini al movimento, frustrati dall’esclusione preventiva (da queste ultime elezioni) di Alì Akhbar Hashemi Rafsanjani, il più potente politico del fronte riformatore, i modernizzatori iraniani hanno avuto una rivincita inaspettata con la vittoria di Rouhani.

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LA COREA DEL NORD E’ UN CANE CHE ABBAIA, MA CHE NON MORDERA’

Una crisi in Corea non si era mai spinta fino a questo punto. Dopo la fine della guerra, nel 1953, nemmeno i numerosi incidenti navali (da ultimo, l’affondamento della corvetta sudcoreana Cheonan nel 2010) e gli sporadici scambi di colpi d’artiglieria (come il bombardamento dell’isola di Yeonpyeong, sempre nel 2010) avevano generato un simile livello di allerta.
Mai, come in questa crisi, sono stati compiuti così tanti passi in direzione di un conflitto: chiusura della frontiera, interruzione delle linee rosse per le comunicazioni d’emergenza fra Nord e Sud, chiusura dell’impianto industriale “trans-coreano” di Kaesong, annullamento dell’armistizio del 1953, mobilitazione, ordine di allerta numero 1 (“pronti al fuoco”) per tutte le unità di artiglieria nordcoreane, autorizzazione all’uso delle armi nucleari contro obiettivi statunitensi, schieramento di missili a medio raggio (i Musudan) lungo la costa orientale, dove possono colpire anche il Giappone.

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LIBERALISMO ANNO ZERO

Il 2013 è l’anno della recessione, l’anno del pericolo di default, l’anno dell’ingovernabilità. Le analisi si sprecano, soprattutto dopo un esito elettorale a dir poco incerto. Ma pochi, purtroppo, notano la vera novità, tutta negativa, di questa Italia post-elettorale: il liberalismo è stato spazzato via.

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DICEMBRE 2012, LA SECONDA RIVOLUZIONE EGIZIANA

– L’Egitto sta vivendo una sua seconda rivoluzione.
La prima era scoppiata per cacciare l’ormai anacronistico dittatore nazionalista Hosni Mubarak, retaggio dei regimi anti-colonialisti degli anni ’50, ormai completamente privo di slancio ideologico. La seconda, invece, sta iniziando per tentare disperatamente di prevenire la nascita di un nuovo regime islamico, potenzialmente molto più repressivo, proprio a causa del suo slancio ideologico.

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PALESTINA ALL’ONU: SE IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO…

La Palestina ha ottenuto dalla maggioranza schiacciante dei membri dell’Assemblea Generale dell’Onu la promozione allo status di “Stato osservatore”, al pari del Vaticano. Le parole contano. Non è ancora “Stato membro”, ma comunque la Palestina, per la prima volta è riconosciuta dalla comunità internazionale come uno “Stato” e non più come una “entità”. Un passo in più verso il pieno riconoscimento internazionale.

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