Autore: Stefano Magni

In Venezuela gli asini volano

Perché i CinqueStelle pensano che Maduro sia la vera democrazia?
“Ma lo sai che il compagno Togliatti dice che gli asini volano?” “No, tu menti! Sei tu il solito borghese e servo del capitale che getta fango su Togliatti! Ma verrà un giorno che baffone…” “Non sto mentendo, ecco qui il titolo dell’Unità: il compagno Togliatti dichiara che gli asini volano!” “Beh, in effetti… bassi, ma volano”.
Questa barzelletta, che risale ai tempi d’oro del Pci, quando i compagni leggevano solo l’Unità e prendevano tutto quel che c’era scritto come verità di fede, appare solo relativamente come riferita ad un passato remoto.

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Venezuela, ecco chi fa il tifo per Maduro e chi per Guaidó

Il Venezuela è ancora spaccato in due: Guaidó contro Maduro, parlamento contro presidenza. Usa, paesi sudamericani e Regno Unito sono con Guaidó. Russia, Turchia, Cina (e la Cgil in Italia) sono con Maduro. Il Papa prega per le vittime. L’Ue diplomaticamente si limita a invitare al rispetto dei diritti. E dalle favelas e dall’esercito potrebbero esserci sorprese.

Il Venezuela, da due giorni, continua ad avere due presidenti. Il presidente dell’Assemblea Nazionale (il parlamento) Juan Guaidó rivendica il diritto costituzionale di svolgere le funzioni di presidente ad interim, fino a convocazione delle prossime libere elezioni. Il presidente in carica, Nicolas Maduro, denuncia un tentativo di colpo di Stato nei suoi confronti. L’opposizione accusa Maduro di elezioni fraudolente per la sua conferma il 20 maggio 2018 e di aver illegalmente esautorato un parlamento regolarmente eletto. Non è guerra civile, ma quasi. E intanto gli attori politici, nazionali e internazionali, prendono posizione.

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La Libia, Gheddafi e l’Italia

Cosa abbiamo guadagnato e cosa abbiamo ottenuto con la mediazione, a Palermo, fra le due principali fazioni in lotta nella guerra civile di Libia? C’è chi dice che sia stato un flop, concentrando l’attenzione sulla plateale uscita di scena della Turchia, che ha abbandonato il tavolo negoziale. C’è chi, invece, sottolinea il successo del primo summit libico promosso dall’Italia, dopo anni in cui ci siamo limitati a seguire la politica di potenze più attive nell’area, quali Francia e Usa.
La vera domanda, è: perché prima non eravamo noi a gestire la crisi libica? Tutto sommato è l’Italia la potenza ex coloniale nel paese nordafricano. È l’Italia che ha la maggiore e più lunga esperienza negli affari libici. È sempre l’Italia la nazione europea geograficamente più vicina. Eppure siamo quasi del tutto esclusi dalla gestione della crisi libica post-Gheddafi.

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Agli italiani piace Putin

Finora era una constatazione non troppo diffusa, non troppo detta, molti lo negano ancora, ma il presidente-autocrate della Russia piace a quasi un italiano su due. Lo rivela il sondaggio Demos pubblicato alla fine di settembre. La percentuale di gradimento del presidente russo presso gli italiani è del 41%. Messo a confronto con altri leader internazionali, lo batte (di poco) solo Angela Merkel che gode della stima del 46% dei nostri connazionali. Ma è un successo effimero, perché visto in prospettiva, dall’anno scorso, il tasso di gradimento della Merkel resta uguale, mentre Putin è in crescita rapidissima, dal 35% dell’anno scorso al 41% di quest’anno.

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Le ultime dalla Siria

Dopo che la contraerea del regime di Damasco, con un missile russo, ha abbattuto un aereo russo per errore, i russi hanno regalato ad Assad i nuovi sistemi anti-aerei S-300. “E se gli abbattiamo un altro aereo cosa ci regaleranno?”, si chiede Bashar al Assad in una vignetta israeliana. Nello Stato ebraico, la cosa preoccupa, ma per lo meno ci si scherza anche sopra.
Il più recente maggior sviluppo bellico in Siria è la tregua, già fragile in partenza, nella sacca di Idlib. Anche in quel caso, il cessate il fuoco con i ribelli di Idlib è stata preceduta da una serie di notizie surreali, secondo cui i russi accusavano gli americani di prepararsi ad accusare Assad sull’uso di armi chimiche.

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La storia di Caporetto vista con gli occhi di oggi

Caporetto, di cui ricorre in questi giorni l’anniversario, non fu solo una sconfitta. Diede inizio a tutta una serie di interpretazioni socologiche
L’Italia, purtroppo per noi, è nota agli storici militari soprattutto per le sue grandi sconfitte. E così, fra Canne, Adua ed El Alamein, troviamo anche Caporetto, di cui oggi si celebra il centenario. “Una Caporetto” è entrato nel lessico popolare come sinonimo di “disastro”. Il 24 ottobre 1917 la XIV Armata austro-tedesca di Otto von Below, sfondò le linee italiane in un ampio tratto di fronte compreso fra Plezzo e Tolmino, un territorio alpino attualmente in Slovenia. Epicentro dell’azione fu il villaggio di Caporetto (oggi Kobarid), dove avvenne lo sfondamento principale nel centro dello schieramento italiano.

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NON CI SONO NUOVE MARGARET THATCHER

A un anno dalla morte di Margaret Thatcher, è lecito chiederci: se la Lady di Ferro fosse ancora viva e in piena salute, chi voterebbe? Cosa farebbe? Probabilmente, da brava conservatrice tutt’altro che incline ai compromessi, bastonerebbe tutti. Mai come in questo periodo storico, dopo sei anni di crisi economica, siamo stati più lontani dal suo ideale politico.

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CRIMEA, LA CRISI CHE MINACCIA IL MONDO

“Una minaccia, non solo per l’Ucraina, ma per l’intera comunità internazionale”. Così, Joe Biden, ha definito ieri la crisi in Crimea, che procede a passo spedito verso l’escalation militare incontrollata.
A livello locale, la minaccia militare russa di invasione si fa sempre più concreta. Un militare ucraino è stato colpito a morte, una base navale è stata assaltata da soldati irregolari russi e l’ammiraglio (ormai ex) della flotta ucraina in Crimea è stato arrestato dall’Fsb, discendente del Kgb. Abbiamo dunque un morto e un prigioniero fatti dai russi in territorio ucraino.

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