Autore: Pietro Mambriani

IL GUAZZABUGLIO ITALIANO E L’EUROPA

Bruxelles – L’attuale situazione tutta italiana di immobilismo, si realizza in un momento particolarmente delicato per Bruxelles e per l’Europa. Dopo anni di politiche economiche a guida tedesca e dunque austere (nel senso di austerity), ora il vento sembra soffiare in una diversa direzione. Alcune aperture verso una gestione più morbida dei conti pubblici sono arrivate, qualche settimana fa, dalla Commissione; la svolta è stata la lettera resa nota il 13 febbraio, scritta dal Commissario europeo per gli Affari economici Olli Rehn, nella quale si preannunciava che ai paesi con deficit eccessivo, se la crescita si deteriorasse in modo inaspettato, la Commissione potrebbe concedere più tempo per correggerlo, purché si compiano «gli sforzi di risanamento richiesti».

MONTI E’ UN CLASSICO, IL CAV ROMANTICO

Mario Monti è il classico, il tecnico fattosi politico, il liberale conservatore. Il Cav è il romantico, il sedicente liberale e sempre protagonista della (sua) scena politica. Il primo reinterpreta in chiave europea i canoni del politico del passato, questa volta non navigato, in un certo senso centrista e, appunto, un po’ conservatore. L’altro istrionico, irrazionale e ostinato, attento a rinfilarsi i panni di se stesso, cercando di rivivere i momenti che furono, tra esagerazioni e irriverenza.

ALBIONE NON FA PIU’ PAURA

“Ogni scenario per la Gran Bretagna è immaginabile, siamo artefici del nostro destino, possiamo fare le nostre scelte”. Ai suoi deputati il primo ministro inglese David Cameron, avrebbe “confessato” che l’uscita del Regno Unito dall’Ue è uno scenario “immaginabile”. Si, immaginabile, ma tremendo nella sua imprevedibilità. Creato con l’Unione economica europea e il trattato di Roma nel 1957, la principale vittima a risentire da un’uscita degli inglesi dall’Unione, sarebbe molto probabilmente il mercato unico. Francia, Germania, Italia e Benelux allora si misero insieme con lo scopo di sviluppare attività economiche, creare ricchezza economica e mantenere la pace e la libertà all’interno di un continente lacerato dalle guerre.

CON FORZA ITALIA 2.0 L’ITALIA E’ MENO EUROPEA

“Generalmente, una generazione di politici succede ad un’altra quasi silenziosamente; in ogni momento uomini di tutte le età tra i trenta e i settant’anni hanno una considerevole influenza; ogni anno rimuove tanti uomini anziani, ne fa diventare altri più vecchi, ne porta molti nuovi. La transizione è così graduale che noi a mala pena la percepiamo. Il board dei direttori dell’”impresa Politica” subisce piccoli cambiamenti ogni anno, e di conseguenza gli interessati (cittadini n.d.r.) sono consci che nessun cambiamento improvviso è avvenuto”.

LA FRANCIA E LE RIFORME SECONDO L’ECONOMIST

Economist, Berlino e Moody’s stanno cambiando ancora gli equilibri all’interno dell’Europa. Critiche fortissime della “bibbia” dei liberisti, attacchi da parte della stampa tedesca e downgrading di una delle tre sorelle del rating, la tripla A non plus. Se Hollande non aveva ancora ben presente la strada per le riforme, o forse ce l’aveva e aspettava soltanto una spintarella o un pretesto per attuare quanto di più lontano dal Socialismo europeo ci sia, ora non può più prendere tempo.

ARRIVA L’UNIONE BANCARIA: PIU’ POTERI ALLA BCE

Lo scorso 12 settembre la Commissione europea ha pubblicato “A roadmap towards banking union” (un percorso verso l’Unione bancaria), un documento molto chiaro circa scadenze e tappe della “famigerata” Unione bancaria 2014.
“Completare la riforme del quadro normativo europeo in materia economico finanziaria è fondamentale”, spiega la Commissione, anche se non sarà sufficiente per risolvere la crisi e l’instabilità finanziaria della zona euro.

Che fine ha fatto il fiscal compact?

Lo scorso 30 gennaio i Capi di Stato o di Governo dei Paesi dell’Unione europea hanno approvato, riuniti in concilio a Bruxelles, un nuovo Trattato sui bilanci dei Paesi membri: il fiscal compact. Un nuovo marchingegno giuridico-economico che prevede, tra le altre cose, il pareggio di bilancio (la cosiddetta golden rule) in Costituzione, per quei paesi con debito pubblico superiore al 60%, e un piano di rientro di 1/20 della parte di debito eccedente il 60%.