Autore: Pietro Di Muccio de Quattro

Machiavelli, l’emigrazione e gl’illuministi Scozzesi

Nel capitolo XV del “Principe” il nostro Machiavelli pronuncia la celeberrima sentenza che ritengo basilare per la politica e la scienza sociale: “Ma sendo l’intento mio scrivere cosa utile a chi la intende, mi è parso più conveniente andare drieto alla verità effettuale della cosa che alla immaginazione di essa.” Nella sua famosa ‘versione italiana’ del capolavoro, Piero Melograni la traduce così: “Ma essendo il mio scopo quello di scrivere qualcosa di utile per chi vuol capire, mi è parso più conveniente inseguire la verità concreta, piuttosto che le fantasie.” Senza sminuire in nulla la lodevole fatica di Melograni, azzardo a dire che qui la potenza di scrittura di Machiavelli viene alquanto snervata dalla traduzione, altrimenti spesso  indispensabile. Certo, la ‘verità effettuale’ è ‘concreta’, tuttavia anche più che concreta, cioè ‘necessaria’, ‘costante’, ‘ineluttabile’.

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LEGGE ELETTORALE E REFERENDUM COSTITUZIONALE

Il “disegno deformatore” (legge elettorale+riforma costituzionale) del governo non è accettabile perchè sovverte il principio democratico, posto dalla Costituzione a base della Repubblica. Infatti la legge elettorale conferisce necessariamente, nel più che probabile ballottaggio, il governo nazionale ad una minoranza indeterminata dei voti validi, assegnando ad essa un premio pur’esso indeterminato in seggi sebbene determinato nel totale di 340 deputati (55% di 630-12).

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