Autore: Piercamillo Falasca

La concorrenza alle calende greche, nonostante gli sforzi di Calenda

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Avete presente quando si dice che servono misure per la crescita economica, per l’innovazione e per gli investimenti? Ecco, il DDL Concorrenza è (ed era ancora di più nella sua versione originaria del 2015) uno di quei provvedimenti che concretamente sono capaci di espandere il potenziale dell’economia italiana. Se fosse stato approvato in tempi fisiologici, in 6 mesi o un anno, avrebbe già esplicato i suoi effetti positivi nei vari comparti in cui interviene.

Nel settore delle farmacie avremmo finalmente aperto il mercato delle società di capitali, una opportunità di attrazione di investimenti importante. Nel mercato energetico, avremmo già liberalizzato l’offerta a vantaggio dei consumatori. Avremmo già permesso a chi contrae un mutuo in banca di poter stipulare la polizza assicurativa con un’altra compagnia, dunque favorendo la competizione al ribasso. Poste Italiane non avrebbe già più il monopolio della spedizione degli atti giudiziari, con la conseguente apertura di un importante business per i servizi postali privati e un risparmio di danaro del contribuente.

La sentenza sulla Brexit è una lezione per l’Europa

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Come racconteranno un giorno gli storici la sentenza della Corte Suprema britannica sulla Brexit? Come il canto del cigno della democrazia rappresentativa occidentale, prima del suo definitivo abbattimento in nome del ‘popolo’, o come l’evento che segnò il suo rilancio? Forse non accadrà nessuna delle due cose, perché la realtà sa essere meno netta e più ambigua, ma questa decisione rappresenta senza dubbio il discrimine tra una visione e un’altra.

Pannella e il debito pubblico, la politica come senso della storia

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‘Il mio riferimento economico? Milton Friedman, che ritengo un economista libertario’. Lo disse Marco Pannella in un’intervista rilasciata nel marzo 1992, alla vigilia di quelle che sarebbero state le ultime elezioni politiche della Prima Repubblica. All’epoca i radicali sedevano all’estrema sinistra dell’emiciclo di Montecitorio e lo facevano – secondo un classico paradosso pannelliano – in nome dei valori della Destra Storica, quella di Cavour, Sella, Minghetti e Spaventa.

Tutti i lavoratori sono uguali, ma quelli pubblici sono più uguali degli altri?

Elsa Fornero, ministro della Repubblica dice una cosa banale, a proposito di riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: “Non è possibile che noi diciamo certe cose sul settore privato e poi non le applichiamo nel pubblico”. Replicano indignati alcuni rappresentanti sindacali, definendo le parole del ministro “davvero inopportune e fuorvianti“, accusando l’esponente di governo di anelare “con fervore degno di miglior causa si augura di veder crescere la possibilità di licenziare i lavoratori pubblici”.

Il masochismo di FLI: la rotta è giusta, ma i marinai litigano. Gli errori dell’Assemblea

Masochismo allo stato puro, quello di Futuro e Libertà. Fare un’assemblea costituente, sapere che i media avrebbero coperto poco e male l’evento (anche per la coincidenza della manifestazione per le donne), ma concedersi una contesa fratricida e semipubblica sulle poltrone. Con il risultato che i tre quarti buoni dell’informazione relativa all’assemblea è stata dedicata a questo, non ai contenuti degli interventi e alle conclusioni di Gianfranco Fini. Il presidente del nuovo partito ha indicato la rotta che in molti auspicavamo: FLI è e sarà un movimento di centrodestra, liberale, moderato e repubblicano. Un progetto politico coerente con le ragioni fondative di quel “Popolo della Libertà” che doveva essere e non è stato, quel partito che Fini contribuì a fondare e far vincere, ma che – ai primi esercizi di pluralismo – ha mostrato l’insofferenza di Silvio Berlusconi per qualsivoglia forma di “eterodossia” culturale. Per tacere d’altro.