Autore: Mauro Della Porta Raffo

Cossiga mi (ci) manca molto!

Ho conosciuto Francesco Cossiga in un momento per lui particolare.
Operato a Varese, la mia città, di quando in quando, nel periodo di convalescenza, si faceva accompagnare alla libreria Pontiggia (all’epoca la migliore in terra bosina) laddove ebbi modo di parlargli e di consegnargli il mio primo libro dedicato a Piero Chiara.
Da lì, una breve conversazione su temi esclusivamente letterari.
Devo averlo colto in uno di quei momenti nei quali i farmaci antidepressivi lo annichilivano. Si vedeva dagli occhi.

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Quei figli di cani che parlano di ‘accoglienza’!

Lo so, ne ho già ed appena trattato.

Ma è un tema imprescindibile.

Sono le 10.04 di lunedì 31 agosto e arrivo in studio dopo avere percorso le vie del centro di Varese.

Ho incontrato almeno quattro mendicanti neri evidentemente in cattive condizioni e so che verso mezzogiorno, dovessi ripassare, ne incontrerei molti di più.

Come sempre, dono loro qualcosa.

A volte, a quelli davvero male in arnese pago un kebab e una coca cola.

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Risposta a Galli della Loggia: la Lega non è “di destra” !!!

Ernesto Galli della Loggia, nell’articolo sul Corriere del 12 agosto intitolato ‘Le urla dei migranti’, come tutti, sostiene che la Lega Nord sia di destra.
Nulla di più sbagliato. Dove si collochi il partito fondato da Umberto Bossi (in giovinezza, un estremista di sinistra) e Roberto Maroni (da giovane, un marxista leninista) e il cui segretario è Matteo Salvini (capolista dei Comunisti padani in occasione delle elezioni al sedicente Parlamento padano) è difficile dire, ma non a destra.

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Dell’applicazione della pena di morte

In premessa, la posizione della Chiesa Cattolica Romana
“La pena inflitta deve essere proporzionata alla gravità del delitto. Oggi, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere il crimine rendendo inoffensivo il colpevole, i casi di assoluta necessità di pena di morte ‘sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti’ (Evangelium vitae).

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Lyndon Johnson nel 1964

Lyndon Johnson, capacissimo nei rapporti con il Congresso ed estremamente motivato, in breve tempo e vincendo ogni opposizione conservatrice – opposizione particolarmente dura proprio tra i suoi colleghi democratici se provenienti dal meridione del Paese – , ottiene l’approvazione di tutte le misure legislative allora in discussione facenti riferimento ai diritti civili e in specie del ‘Civil Rights Act’, legge tesa a combattere le varie forme di discriminazione razziale in uso in tutti gli Stati del Sud.
Si era in luglio e poco dopo, in agosto, il successore di Kennedy consegue, nella prospettiva della sognata ‘Great Society’, un altro importante successo: ha fatto pervenire al Congresso un invito a “una guerra totale contro la povertà” e l’alto consesso risponde approvando l’‘Economic Opportunity Act’ che stanzia fondi di molto conto in tale direzione.

E’ in specie sull’onda di questa sequela di successi che il partito democratico, riunito in convention ad Atlantic City dal 24 al 27 agosto, lo designa all’unanimità quale suo candidato a White House.

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SOUTHERN STRATEGY

Terminata che fu, nel 1865, la Guerra di Secessione, all’incirca per una ventina d’anni gli Stati ex confederati del Sud furono governati dai cosiddetti ‘borboni’, definizione loro attribuita con riferimento ai reali di Francia che, di nuovo al potere dopo Napoleone, tentarono di ritornare tout court al precedente regime quasi che gli avvenimenti dei decenni precedenti non avessero avuto luogo.

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BREVE STORIA DELLE ELEZIONI AMERICANE

Cinquanta semidei – Dal 1789 – anno nel quale fu per la prima volta eletto George Washington – al 1820 incluso, la contesa per la conquista della Casa Bianca ebbe luogo nell’ambito di un ristretto gruppo di gentiluomini tutti bene o male appartenenti alla vecchia aristocrazia americana.
Persone che avevano compiuto pressappoco il medesimo percorso, prima di tutto culturale, le quali si contrapponevano su basi ideali nell’intento di costituire e in seguito consolidare le fondamenta del nuovo Stato.

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IL NESPOTISMO IN AMERICA

Adam Bellow – figlio del grande scrittore statunitense di origini canadesi Saul Bellow, fra l’altro premio Nobel per la letteratura – qualche tempo fa, ha pubblicato un interessante e, per molti, sorprendente volume intitolato ‘Elogio del nepotismo: una storia naturale’. Nel libro, il giovane Bellow sostiene – andando contro corrente, visto che gli Stati Uniti sono da sempre considerati il Paese della meritocrazia nel quale i pa

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